Materie prime: prezzi scendono, cosa significa davvero? - Borsa e Finanza

Materie prime: prezzi scendono, cosa significa davvero?

Materie prime: i prezzi scendono, cosa significa davvero?

I venti di recessione che soffiano sui mercati in questo periodo hanno abbassato il prezzo delle materie prime; quantomeno ne hanno rallentato il rally. La crisi degli approvvigionamenti e la guerra Russia-Ucraina hanno innescato un trend rialzista da diversi mesi come non si vedeva da molti anni. È aumentato di tutto: in primis i prodotti energetici di cui i due Paesi coinvolti nel conflitto sono tra i principali produttori ed esportatori a livello mondiale; in secondo luogo sono cresciuti i prezzi dei beni agricoli come grano e mais, facendo scattare l’allarme per una crisi alimentare dei Paesi più poveri; infine si è visto un aumento sostenuto dei metalli e dei minerali come litio, palladio, platino, cobalto, ecc. che trovano molte applicazioni soprattutto in uno dei settori più in voga in questo momento, che è quello delle auto elettriche.

Recentemente l’impulso rialzista ha avuto un freno. I prezzi del petrolio sono scesi a si aggirano intorno ai 110 dollari al barile, abbastanza lontani dai massimi del 2022 quando sono arrivati a quasi 140 dollari. Salvo una nuova ondata rialzista, è possibile che le quotazioni si stabilizzino a livelli elevati, ma è difficile pensare che ci possa essere nel breve un ritorno a 60 dollari con la situazione che rimane molto tesa sul fronte geopolitico.

Il prezzo del grano nelle prime tre settimane di questo mese era sceso del 10% e ciò ha fatto pensare che l’offerta probabilmente stia venendo fuori da altre rotte che non siano quelle del Mar Nero. Questo sarebbe estremamente importante per tutto il discorso legato al regime alimentare dei Paesi più in difficoltà o che dipendono molto da alcuni prodotti come il pane tipo l’Egitto. Sul versante dei metalli, le quotazioni del rame sono scese del 12% questo mese fino alla scorsa settimana e l’oro invece è salito di prezzo.

 

Materie prime: da cosa deriva la riduzione dei prezzi

Questa panoramica lancia alcuni cattivi segnali che prefigurano una recessione in arrivo. Uno è quello relativo al rame. Il metallo rosso viene impiegato in molte attività: dalla costruzione delle case alle apparecchiature elettriche, al cablaggio, ecc. Quindi una discesa dei prezzi implica che la domanda è in rallentamento e quindi che l’economia flette. Solitamente questa materia prima è molto sensibile ai cicli economici e quindi segnaletica di eventuali espansioni o contrazioni di un’economia. Allo stesso modo, il rialzo del prezzo dell’oro segnala che gli investitori stanno andando a rifugiarsi perché temono l’arrivo di uno scenario poco gradito, che esprime incertezza e volatilità.

Anche il calo del prezzo del petrolio potrebbe accendere una spia di pericolo, perché magari significherebbe che i consumatori rinunciano a fare il pieno alla pompa di benzina e risparmiano in genere su tutte le attività derivanti dal combustibile. La funzione del greggio è simile a quella del rame e ciò non esclude che l’inflazione stia portando a un’auto distruzione della domanda. Desta anche molta preoccupazione il calo dei beni alimentari, che fanno girare l’economia. È chiaro che la notizia potrebbe essere vista in chiave positiva in un ambiente altamente inflazionistico, ma quando questo non rappresenta l’anticamera per l’arrivo di una recessione.

 

Materie prime: durerà il calo delle quotazioni?

Il punto che interessa gli osservatori di mercato in questo momento però è se questi cali riusciranno davvero a raffreddare l’inflazione. Eduard Yardeni, Presidente e Chief Investment Stategist di Yardeni Research non ne è molto convinto, sostenendo che la domanda più debole potrebbe essere solo conseguenza del fatto che la crescita economica globale stia rallentando.

Dello stesso avviso risulta essere Helima Croft, responsabile della strategia globale delle materie prime presso RBC Capital Markets, che afferma come le preoccupazioni inflazionistiche siano state eclissate dai timori recessivi derivanti da un possibile “atterraggio duro” dell’economia.

A giudizio di Ryan Grabinki, stategist presso la società di ricerca Strategas, la domanda di alcuni metalli potrebbe in effetti essere un po’ più morbida, ma alla fine quella delle materie prime agricole ed energetiche si mantiene molto alta e potrebbe portare a una nuova impennata dei prezzi con l’evoluzione della situazione geopolitica.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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