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Materie prime: rame e ferro si riprenderanno, ecco perché

Materie prime: ecco perché per BHP rame e minerale di ferro si riprenderanno

La domanda di rame e minerale di ferro si riprenderà con forza secondo BHP Group. La più grande società mineraria del mondo è convinta che la ripresa del mercato immobiliare cinese nei prossimi mesi sarà la chiave di volta per i due metalli che stanno vivendo un momento delicato. Proprio la crisi edilizia in Cina, dovuta soprattutto alle restrizioni pandemiche attuate lo scorso anno, è stata la principale causa del calo delle quotazioni. Il rame è sceso sotto gli 8.000 dollari a tonnellata questa settimana, livello che non vedeva da sei mesi, mentre il minerale di ferro si è attestato al di sotto dei 100 dollari a tonnellata.

Questi due materiali rappresentano materie prime chiave per BHP che si aspetta che la domanda cinese “sia una fonte di stabilità nella seconda metà del 2023”. Vandita Pant, chief commercial officer di BHP, ha aggiunto che il primo trimestre dell’anno in corso è stato migliore delle aspettative ma “il mercato si è lasciato trasportare  spingendo i prezzi delle materie prime a livelli irrealistici”. Il manager del colosso australiano ha affermato anche che le misure di stimolo del governo cinese sull’economia introdotte quest’anno non produrranno i loro effetti fino al 2024.

 

Materie prime: rame e minerale di ferro contano sulla Cina

Il rame e il minerale di ferro sono due metalli che si esaltano quando l’economia gira, visto il loro grande utilizzo a livello industriale. I dati economici deludenti che sono arrivati dalla Cina hanno giocato contro queste materie prime, in quanto il Dragone è il più grande importatore mondiale dei due materiali. Un certo peso lo sta avendo poi l’impasse sul tetto al debito statunitense, che ha contribuito a creare tensione nei mercati facendo temere un default degli Stati Uniti.

Contestualmente, altre materie prime stanno pagando lo scotto delle preoccupazioni sull’economia globale. Il petrolio Brent quota intorno a 77 dollari al barile e il WTI si trova nei paraggi di 73 dollari. Tuttavia, a fine aprile il greggio del Mare del Nord ha toccato un minimo di 71 dollari e l’oro nero del Texas è scivolato fino a circa 63 dollari. Questo nonostante l’OPEC+ abbia deciso di tagliare l’offerta, proprio nel timore del rallentamento della domanda cinese. Tutto ciò rovescia la situazione rispetto al 2022, anno in cui i vincoli alla catena di approvvigionamento post-Covid e la guerra Russia-Ucraina avevano spinto le quotazioni delle materie prime a livelli esorbitanti.

BHP ritiene che ci sarà un ritorno al passato, sebbene sia difficile immaginare un rally portentoso come quello dello scorso anno. Tuttavia, vi è da fare un distinguo importante, sulla base delle considerazioni del gruppo australiano: l’aumento dei prezzi del 2022 scaturiva più che altro da strozzature dal lato dell’offerta; quello eventuale dei prossimi mesi sarebbe frutto di una ripresa della domanda che scongiurerebbe una crisi economica globale.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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