Il patto di consultazione tra i soci di Mediobanca si rafforza, con l’apporto di Finprog Italia della famiglia Doris che ha aggiunto ulteriori 1,88 milioni di azioni. Ora la sua partecipazione nell’accordo è salita a 8 milioni di azioni, pari allo 0,96% del capitale sociale, mentre la quota degli aderenti è aumentata dall’11,40% all’11,62%. Il patto è guidato del gruppo Mediolanum con una partecipazione del 3,49%.
La notizia arriva in un momento tumultuoso per la banca d’affari italiana, il cui Consiglio di amministrazione ieri ha respinto l’offerta pubblica di scambio da 13,3 miliardi di euro avanzata la scorsa settimana da Banca MPS, che valuta ciascuna azione Mediobanca 15,992 euro, con un premio del 5,03% rispetto al prezzo pre-offerta. Il Cda considera l’OPS ostile e “fortemente distruttiva di valore” per la banca fondata da Enrico Cuccia e Raffaele Mattioli. “L’offerta non è stata concordata ed è da ritenersi ostile e contraria agli interessi di Mediobanca”, si legge nel comunicato dell’organo esecutivo. “Fermo restando che Mediobanca si esprimerà sull’offerta con le tempistiche, gli strumenti e secondo le modalità previste dalla legge, sulla base dell’analisi del comunicato il Consiglio di amministrazione di Mediobanca ritiene l’offerta priva di razionale industriale e finanziario, e dunque distruttiva di valore per Mediobanca”, prosegue il comunicato.
La mancanza di un razionale industriale sta nel fatto che una combinazione con MPS comporterebbe “un forte indebolimento del modello di business di Mediobanca focalizzato sui segmenti di attività specializzate e redditizie quali il wealth management e l’investment banking”. Ne conseguirebbe una “perdita delle migliori risorse umane del gruppo” e “l’assenza di apprezzabili sinergie di costo non avendo i due gruppi sovrapposizioni di reti distributive”. La mancanza di un razionale finanziario deriva dal “forte pregiudizio al profilo reddituale di Mediobanca per via della diluizione dei multipli valutativi”, mentre “il calo del titolo MPS dopo l’annuncio testimonia la fragilità del corso di Borsa, che rende improbabile il buon esito dell’operazione”.
Tuttavia, non tutti i componenti del Cda hanno votato contro la proposta. I consiglieri Sandro Panizza e Sabrina Pucci – rappresentativi di Delfin della famiglia Delvecchio – si sono astenuti.
Mediobanca: l’offerta di MPS comporta disomogeneità negli interessi
Mediobanca denuncia una configurazione di “disomogeneità negli interessi” in relazione alla compagine azionaria, per via di “rilevanti intrecci azionari di Delfin e Caltagirone”. Attualmente Delfin detiene il 19,39% delle azioni, mentre l’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone è in possesso di un pacchetto azionario del 5,5% attraverso diverse finanziarie, quali Istituto Finanziario 2012 S.p.A. (3,20%), Fincal S.p.A. (1,88%) e Gamma S.r.l. (0,42%). Riguardo Banca MPS, Delfin è il primo azionista privato con una partecipazione del 9,78%, mentre Caltagirone detiene una quota del 5,03%. Tra l’altro, quest’ultimo è proprietario del 5% di Anima Holding, che a sua volta detiene il 3,99% di MPS. In tutto questo entra anche Generali, in cui Mediobanca ha una maggioranza relativa del 12,78%, ma con Delfin che possiede il 9,82% e Caltagirone il 6,46%. Insomma, “la presenza degli stessi azionisti in MPS, Mediobanca e Generali nell’ambito di un’offerta esclusivamente in azioni configura una potenziale disomogeneità negli interessi rispetto al resto della compagine azionaria”, sostiene il Cda di Piazzetta Cuccia.
Lo scetticismo degli analisti
Gli analisti non sono molto convinti sulla possibile fusione tra Mediobanca e MPS, citando i diversi modelli di business, una differente cultura aziendale e le difficoltà di raggiungere sinergie a causa di mancanza di sovrapposizioni. Anche i benefici fiscali derivanti dalle imposte differite potrebbero essere messi in discussione dai “rischi di esecuzione”, hanno affermato gli analisti di Morgan Stanley. A giudizio di Marco Nicolai e Joseph Dickerson, analisti di Jefferies, per quanto una base di ricavi più diversificata e una cristallizzazione materiale di attività fiscali differite per MPS siano attrattive, “l’operazione comporta anche dei rischi per gli azionisti di Mediobanca”.
Per superare le resistenze di Mediobanca, secondo gli analisti di Intesa Sanpaolo, MPS potrebbe rilanciare aggiungendo un’offerta cash di 1,2 euro per azione, equivalente a circa un miliardo di euro, raggiungendo quindi una valutazione complessiva di poco meno di 16,2 euro per azione. Tuttavia, questa settimana, le azioni Mediobanca hanno toccato un picco di 16,63 euro. Di conseguenza, la proposta potrebbe risultare ancora insufficiente.









