Mercati azionari 2025: Stati Uniti leader ma attenzione all’inflazione

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5L’hard landing non è più un rischio nel radar degli asset manager. Al contrario, il rischio opposto è quello del no landing, ovvero di un’economia USA che continua ad andare forte. Un rischio che l’avvento dell’amministrazione Trump nel 2025 ha reso più concreto. Attualmente, come ha chiarito Gianluca Ungari, head of portfolio management di Vontobel durante la presentazione dell’outlook 2025 della casa di investimento svizzera, ci troviamo in uno scenario che può condurre verso il “golden path”. Lo scenario migliore per i mercati azionari. In questo articolo:

 

  • L’eccezionalismo degli Stati Uniti
  • Il rischio per i mercati azionari arriva dall’inflazione
Il grafico a linea mostra le differenti evoluzioni economiche che ci si possono aspettare nel 2025
Il “golden path” e le sue alternative – Fonte: Vontobel AM

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L’eccezionalismo degli Stati Uniti

L’azionario si è confermata regina delle asset class nel 2024 e dovrebbe mantenere il titolo anche nel 2025, trainata principalmente dai mercati azionari statunitensi. I quali, tuttavia, non rimarranno uguali a sé stessi. “Nella prima metà dell’anno – ha spiegato Ungari – il settore tecnologico e l’intelligenza artificiale hanno dominato, riflettendo una crescita esponenziale legata all’innovazione. Già nella seconda parte dell’anno, la leadership si è ampliata ad altri settori”.

Nel 2025 questo “campo largo” sarà il tema da sfruttare, non rimanendo troppo imbrigliati nelle Mag 7.
A testimonianza del cambio della guardia già in corso, ci sono le performance raccolte dai diversi settori nel corso del 2024. I finanziari si posizionano davanti al comparto IT per un’incollatura, 33% contro 32%. Seguono le utility con il 23%, il settore industrial con il 21% e i consumi discrezionali con il 19%.

Per ciò che concerne le valutazioni sui mercati azionari, Ungari non nasconde che i prezzi siano elevati, soprattutto negli Stati Uniti, ma precisa che a guidare l’asset class è l’andamento degli utili. Su questi utili è attesa ancora una crescita, sebbene in rallentamento.

Il presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump, giocherà un ruolo fondamentale nel mantenere gli USA leader. Tutte le sue promesse da campagna elettorale sono pro-crescita, a cominciare dalla deregulation che giustifica la spinta positiva registrata nel settore finanziario. “Le azioni statunitensi continuano a beneficiare di fondamentali solidi e di una visione di crescita di lungo termine” ha aggiunto Ungari.

 

Il rischio per i mercati azionari arriva dall’inflazione

Dallo stesso Trump arriva però il rischio che si vada troppo oltre con gli stimoli, risvegliando l’inflazione. Seppur in calo rispetto ai picchi, l’inflazione rimane un tema centrale. Da monitorare in modo particolare sarà l’andamento dei prezzi al consumo nel settore dei servizi, dove la discesa è stata finora limitata, sia in Europa che negli Stati Uniti. Su questo fronte qualche preoccupazione emerge e potrebbe determinare la traiettoria futura delle politiche monetarie.
“L’impatto delle politiche fiscali promosse da Trump potrebbe ricalibrare significativamente la posizione della Fed. Un eventuale aumento degli stimoli fiscali, infatti, potrebbe frenare il calo dell’inflazione e spingere verso una nuova stretta monetaria”. In questo caso tornerebbe in campo la parola recessione ma è un tema che non riguarderà il 2025. In ogni caso, secondo Ungari sarà da monitorare la velocità con cui verranno adottate le proposte di Trump.

 

Le politihe economiche di Trump riassunte in un diagramma
Le politiche di Donald Trump – Fonte: Vontobel AM

L’Europa rimarrà, ancora una volta, indietro. Dal punto di vista macroeconomico il differenziale tra Europa e Stati Uniti è evidente, così come evidenti sono le incertezze che l’eurozona si trova ad affrontare. Oltre al conflitto tra Ucraina e Russia, le due principali economie dell’area (Francia e Germania) sono afflitte da crisi politiche in corso. “Tuttavia le opportunità si trovano anche da questa parte dell’Atlantico” ha sottolineato Ungari, precisando però che “non è ancora il momento di entrarvi” a causa dell’elevata negatività che al momento aleggia sul Vecchio continente. È bene tuttavia non dimenticarselo completamente, a fronte del pericolo che gli Stati Uniti accelerino troppo a causa delle politiche di Donald Trump.

A livello di singole economie dell’eurozona, Spagna e Italia si stanno dimostrando in questo momento più forti di Germania e Francia, ma la situazione rimane incerta viste le difficoltà delle due nazioni leader dell’area. Sul fronte valutario l’euro mostra in pieno questa difficoltà. Il cambio EUR/USD evidenzia pressioni al ribasso che si estenderanno alla prima parte del 2025 e che, secondo Ungari “potrebbero portare verso la parità”.

Immagine di Alessandro Piu

Alessandro Piu

Direttore responsabile di Borsa&Finanza da gennaio 2025, è entrato a far parte della redazione nel giugno 2022. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004.

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