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Mercati finanziari: 4 grandi domande per gli investitori nel 2024

Mercati finanziari: 4 grandi domande per gli investitori nel 2024

La riunione della Banche centrali di questa settimana è stata uno degli ultimi grandi appuntamenti dell’anno per i mercati finanziari. Con il meeting della Bank of Japan del 19 dicembre si chiuderà il cerchio e si avrà un quadro più nitido della situazione generale. La Federal Reserve ha dato entusiasmo agli investitori prevedendo tre tagli dei tassi di interesse nel 2024, ma l’euforia è stata smorzata subito dopo dalla Banca centrale europea e dalla Bank of England che hanno ripetuto il mantra dei tassi alti fino a quando l’inflazione non sarà giunta stabilmente all’obiettivo dichiarato di lungo periodo del 2%.

 

Mercati finanziari: cosa aspettarsi nel 2024

Gli investitori hanno ancora molti dubbi sul corso che prenderanno l’economia globale e di conseguenza i mercati finanziari nel 2024. Sono soprattutto quattro le domande in attesa di risposta.

La prima riguarda l’inflazione. Le Banche centrali sono riuscite a sconfiggerla? Gli ultimi dati che si riferiscono al mese di novembre mostrano che la BCE è la più vicina all’obiettivo del 2%, con l’indice dei prezzi al consumo che in Europa si attesta al 2,4%. Negli Stati Uniti il carovita è al 3,1%. Mentre la BoE sembra per il momento quella più distante dal target, dal momento che l’inflazione viaggia al 4,6%. Tuttavia, il mercato pensa che il peggio sia passato e i livelli dello scorso anno siano solo un lontano ricordo.

Secondo l’economista Chris Giles, però, potrebbero esserci ancora delle sorprese. “Ci sono molte incertezze sulla velocità con cui le Banche centrali taglieranno, in parte perché saranno molto caute nel commettere un secondo errore e lasciare che l’inflazione persista ancora a lungo. Quindi ritengo che i mercati possano rimanere delusi nel 2024 per la velocità con cui i tassi di interesse scenderanno” ha affermato.

La seconda questione si riferisce al settore tecnologico statunitense. Quest’anno gran parte del rally a Wall Street è stato guidato dai “magnifici sette”, ovvero Apple, Amazon, Alphabet, Meta Platforms, Nvidia, Microsoft e Tesla. Sono stati due i fattori che hanno innescato gli acquisti nelle azioni tech: le aspettative di un calo dei rendimenti sul mercato (come poi si è visto con i Treasury Bond decennali che sono passati da un picco di resa del 5,02% a sotto il 4%) e il boom dell’intelligenza artificiale. Il punto è se per il 2024 la tecnologia sarà ancora in grado di guidare la crescita.

Sue Noffke, responsabile delle azioni britanniche di Schroders, è ottimista. “Il mercato statunitense è concentrato come non lo è mai stato. Dopo un periodo di concentrazione di solito si verifica un ampliamento. Tuttavia si tratta di grandi aziende ed è difficile batterle” ha detto. Più cauto risulta essere l’ex gestore di fondi Simon Edelsten che reputa che il rischio di concentrazione dovrebbe essere una preoccupazione per gli investitori indicizzati. “I magnifici sette rappresentano ora il 26% di tutte le azioni globali. E sono correlati. I consulenti finanziari spesso affermano che l’indice è a basso rischio e vale la pena investirvi. Non quando l’indice stesso è traballante” ha dichiarato.

La terza domanda si concentra sul ritorno delle obbligazioni. Il calo dei rendimenti ha fatto salire i prezzi dopo un periodo disastroso. Ciò pone la questione se sia il caso di rilanciare la strategia 60/40 – modello che implica un portafoglio composto dal 60% di azioni e 40% di obbligazioni – per il 2024. Tale strategia negli ultimi anni non ha funzionato come in passato, vista l’elevata correlazione positiva tra azioni e obbligazioni. Caroline Shaw, gestore di portafoglio multi-asset di Fidelity International, nutre dei dubbi. “La correlazione (positiva) tra le azioni e le obbligazioni è stata dappertutto. Penso che abbiamo bisogno di vedere questa relazione stabilizzarsi di nuovo affinché le persone credano davvero di poter fare 60/40 o una divisione simile tra azioni e obbligazioni”, ha affermato.

L’ultima domanda concerne le azioni britanniche. Torneranno gli investitori a comprarle dopo un periodo di appannamento? La questione nasce dal fatto che i prezzi sono a sconto e molte società producono utili, fanno riacquisti di azioni proprie e staccano buoni dividendi. A giudizio di Nofke, le valutazioni sono interessanti per coloro che hanno pazienza di aspettare. “Il prezzo da pagare è un fattore determinante per i rendimenti futuri. E in particolare quando si guarda ai riacquisti di azioni: se nessun altro sta comprando, almeno le società lo fanno”, ha detto.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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