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Mercati finanziari: Amundi lancia allarme leva, ecco dove c’è più rischio

Una torre Jenga fatta di mattoncini di legno

I mercati finanziari potrebbero essere vulnerabili all’effetto leva. L’avvertimento è stato lanciato da Amundi, il più grande gestore patrimoniale europeo con 1.900 miliardi di euro di asset. Il direttore finanziario Vincent Mortier reputa quanto accaduto in Gran Bretagna un pericoloso campanello d’allarme che investitori e regolatori dovrebbero ascoltare in merito ai pericoli della leva finanziaria. Cosa è successo: nel Regno Unito i fondi pensione hanno preso in prestito a leva per investire sui Gilt britannici, in modo da equilibrare le uscite pensionistiche con le entrate degli investimenti. Quando l’ormai ex cancelliere Kwasi Kwarteng ha proposto un gigantesco piano di tagli fiscali è accaduto il finimondo.

La perdita di valore dei titoli di Stato britannici ha azionato il richiamo al margine per i fondi pensione, che a quel punto per rientrare fornendo liquidità sono stati costretti a vendere i Gilt acquistati a leva. Questo ha fatto innescato una spirale al ribasso per le quotazioni dei bond fino al punto da far intervenire la Banca d’Inghilterra. Per dare un’idea delle cifre di cui stiamo parlando, è stato stimato che la leva abbia trasformato 500 miliardi di sterline di attività sottostanti in 1.500 miliardi di sterline di denaro investito. Un fiume di denaro a leva in grado di travolgere l’intero sistema come effettivamente stava per accadere. “Gli importi in gioco erano enormi ed è un ulteriore promemoria della profondità della leva finanziaria nel sistema, che si trova in più punti difficili da tracciare”, ha affermato Mortier.

 

Mercati finanziari: ecco dove si nasconde la leva

Amundi rileva che oggi vi è un problema che sfugge alle autorità di regolamentazione e riguarda lo spostamento del rischio verso le parti meno regolamentate del sistema finanziario, ossia gestori patrimoniali, compagnie di assicurazione e fondi pensione. All’inizio del millennio le società non bancarie detenevano circa 51.000 miliardi di dollari di attività finanziarie, a fronte di 58.000 miliardi delle banche, secondo i dati del Financial Stability Board. Dopo vent’anni le prime sono arrivate a 227.000 miliardi di dollari di attività finanziarie, mentre gli istituti di credito hanno raggiunto i 180.000 miliardi di dollari.

Questo pone una questione molto seria, perché lo spostamento di leva finanziaria alle non-banche “ha reso più difficile per le autorità di regolamentazione avere un quadro reale dei rischi”, afferma Mortier. Secondo l’esperto alcune aree dove si potrebbe annidare la leva finanziaria sono i derivati over-the-counter, gli immobili e parti del mercato del credito privato, in grado di destabilizzare i mercati finanziari, se non si arriva a qualche forma di mitigazione del rischio.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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