Il mercato auto europeo si sposta verso l’elettrico, dove domina la Cina

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Le vendite di auto elettriche in Europa si sono risvegliate in un contesto in cui il mercato automobilistico ha registrato una flessione quasi inaspettata, considerando che la battuta d’arresto arriva dopo sei mesi di crescita. Secondo i dati dell’European Automobile Manufacturers’ Association (Acea), mentre le immatricolazioni di nuovi veicoli sono calate del 3,5% su base annua a 931.382 unità nel mese di gennaio, la domanda di auto a nuova energia è cresciuta in maniera significativa. Nello specifico, si è registrato un incremento del 14% per i veicoli completamente elettrici e di quasi un terzo per le ibride plug-in. Questo conferma come il mercato si stia spostando verso le auto a batteria, mentre un numero sempre minore di persone è disposto a spendere per auto endotermiche nuove.

 

In questo articolo:

 

  • Il risveglio delle auto elettriche in un contesto di incertezza
  • Stellantis meglio di altre, ma…

 

Il risveglio delle auto elettriche in un contesto di incertezza

Le vendite di auto elettriche sono aumentate a gennaio nei principali mercati automobilistici europei, come Germania, Italia, Spagna e Francia, con tassi di crescita compresi tra il 24% e il 52%, riporta l’Acea. Buone performance sono state registrate anche dalle ibride plug-in, le cui consegne nel Regno Unito sono cresciute di quasi il 50%. Tutto ciò crea i presupposti per una possibile inversione di tendenza dopo una fase depressiva.

In Germania, ad esempio, si guarda con fiducia agli effetti dei sussidi annunciati dal governo a metà gennaio, pari a 3 miliardi di euro e destinati alle fasce di reddito medio-basse. La misura è rilevante perché, come osserva Constantin Gall, managing director e responsabile della mobility practice per l’area Emeia di EY, in Germania molte persone stanno rimandando l’acquisto di un’auto a causa dei prezzi elevati e dell’aumento della disoccupazione.

Il problema è che le misure del governo tedesco includono anche l’acquisto di auto di fabbricazione cinese vendute in Europa. Proprio la Cina è stata uno dei principali fattori di pressione per il settore delle auto elettriche nel Vecchio Continente, arrivando a rappresentare oltre un decimo delle vetture vendute lo scorso anno. Secondo Bloomberg, nel 2025 Pechino ha prodotto circa 7 milioni di veicoli elettrici, di cui il 60% destinato al mercato interno e circa il 20% esportato nei Paesi europei. I dazi imposti dalla Commissione europea nel 2024 non hanno avuto un impatto significativo. I marchi cinesi sono riusciti a creare un modello di integrazione verticale che include materie prime, batterie, assemblaggio e componentistica digitale. Questo ha favorito produzioni di massa a basso costo, sostenendo l’ascesa di player come Byd, che nel 2025 ha venduto complessivamente 1,8 milioni di veicoli. “La quota di mercato della Cina accelererà, mentre il Paese cerca di esportare la propria capacità produttiva automobilistica in eccesso”, ha scritto in una nota l’analista Harald Hendrikse di Citigroup.

Il riscatto dell’Europa incontra quindi ostacoli difficili da superare, anche perché dovrebbe avvenire in “un contesto economico cupo e una geopolitica volatile che alimenta l’incertezza”, sottolinea Gall di EY.

 

Stellantis meglio di altre, ma…

Tra i costruttori europei, una delle poche aziende a distinguersi in termini di vendite a gennaio è stata Stellantis. Il gruppo italo-francese ha consegnato 164.436 unità, registrando un incremento del 6,7% rispetto allo stesso periodo del 2024. Grazie a questo risultato, la quota di mercato è salita dal 15,5% al 17,1%. Il dato è confortante, alla luce delle difficoltà affrontate dall’azienda negli ultimi anni, segnati da un preoccupante calo della produzione. Problemi che hanno portato all’estromissione dell’amministratore delegato Carlos Tavares, sostituito da Antonio Filosa.

Il gruppo, tuttavia, continua a confrontarsi con un settore dell’elettrico che fatica a decollare. A inizio anno Stellantis ha annunciato svalutazioni per 22,2 miliardi di dollari, legate in gran parte a progetti EV non redditizi. Tali svalutazioni potrebbero determinare la prima perdita operativa della storia dell’azienda. Dopo un utile nel primo semestre di quasi 500 milioni di euro, la società stima ora una perdita compresa tra 1,2 e 1,5 miliardi di euro nella seconda parte del 2025. Filosa, che presenterà a breve il nuovo piano strategico, ha assicurato che Stellantis tornerà alla redditività nel 2026, considerando il 2025 solo un anno di transizione.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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