Mercato azionario: cosa ci dice il termometro dei flussi di capitale

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Quando non si riesce a capire se qualcuno sta male, spesso non si parte dalla diagnosi, ma dalla medicina che prende. Se una persona dice di stare benissimo, ma sul comodino tiene antipiretici, antibiotici e termometro, qualche dubbio viene. Magari non sappiamo ancora quale sia il problema, magari non abbiamo tutti gli esami, magari la febbre non è stata misurata, però un segnale indiretto lo abbiamo: qualcosa, evidentemente, non torna. Con il mercato azionario accade più o meno lo stesso.

Tutti guardano l’azionario per capire se stia bene o male. Si osservano gli indici, i massimi, i supporti, le candele giornaliere, la forza relativa, i titoli guida, il Nasdaq, l’S&P 500, il Ftse Mib. Tutto giusto, per carità. Però a volte il mercato azionario non racconta subito tutta la verità, perché continua a mostrarsi forte anche quando sotto la superficie qualcosa inizia a cambiare.

In questi casi può essere utile guardare la medicina che il sistema sta prendendo. E oggi quella medicina potrebbe chiamarsi reddito fisso. Reuters ha segnalato che nella settimana appena chiusa gli afflussi nei fondi azionari globali sono scesi notevolmente (7,51 mld/$ contro 55,53 della settimana precedente), mentre i fondi obbligazionari hanno continuato a raccogliere per la dodicesima settimana consecutiva. Ecco, questo è il termometro: non il dato in sé, che preso da solo rischia sempre di essere sovra-interpretato, ma il messaggio che si porta appresso, cioè che il denaro sta iniziando (forse) a guardare altrove. Non necessariamente sta fuggendo dall’azionario, cambiando regime in modo definitivo. Però sta misurando una temperatura diversa.

Per mesi, se non per anni, il grande motore dell’azionario è stato la mancanza di alternative davvero competitive, quella che sui mercati viene spesso riassunta con l’acronimo TINA (there is no alternative). Non sempre le Borse sono salite perché tutti erano innamorati delle azioni con valutazioni elevate o delle grandi narrazioni tecnologiche. Spesso sono anzi salite perché il denaro doveva pur andare da qualche parte. In un mondo in cui la liquidità rende poco, le obbligazioni non seducono e il mercato azionario resta il contenitore più liquido e narrativamente potente, molti flussi finiscono lì quasi per necessità. Comprano ciò che è obbligatorio avere, anche se non è conveniente, purché sia grande abbastanza da non poter essere ignorato.

In pratica si compra ciò che permette di stare vicini al benchmark con cui ci si deve misurare. È una dinamica sottile, ma decisiva. L’azionario, in certi momenti, non deve nemmeno convincere fino in fondo. Gli basta essere il posto meno scomodo in cui mettere il denaro.

Il problema nasce quando il concorrente dimenticato torna improvvisamente credibile. Perché il reddito fisso non è più quello dei tassi a zero, delle cedole simboliche e dei rendimenti invisibili. Oggi il bond torna a offrire qualcosa; forse non è ancora abbastanza da cancellare l’azionario, ma è sufficiente per rientrare in certe “conversazioni” serie dei portafogli. Quando un asset paga cedole, riduce volatilità e permette di respirare, torna competitivo e di conseguenza il mercato azionario dovrà faticare per tornare a meritarsi i flussi. Questa è la differenza.

Finché non esiste alternativa, anche un azionario caro può continuare a interessare se il fixed income non attrae. Anche i più prudenti sono costretti a considerare Wall Street, il Nasdaq, le grandi capitalizzazioni, i titoli dell’intelligenza artificiale, le banche e gli indici, ancorché sui massimi. Ma qualora i bond tornassero a essere acquistabili senza doversi turare il naso, qualcosa cambierebbe e il denaro, che non può scomparire, magari cambierà casa.

Diventa allora interessante osservare i rendimenti, che raccontano di aspettative su inflazione, crescita e banche centrali, ma possono anche rivelare il comportamento reale degli investitori. Se i bond li compreranno in tanti, siccome sono come un buco nero per la liquidità circolante, significa che quel denaro, almeno per un po’ non inseguirà più le azioni. Non è una legge matematica, né una scorciatoia da bar, però il segnale merita attenzione perché parla la lingua più importante: quella dei flussi che muovono i volumi.

Guardando i grafici dei rendimenti e degli indici, la sensazione è che i governativi americani ed europei abbiano smesso di essere un rumore di fondo e siano tornati a muoversi come una variabile centrale. Il Treasury decennale, il trentennale americano, il Bund tedesco: tutti raccontano, ciascuno a suo modo, che il reddito fisso non è più un reparto dimenticato nel supermercato finanziario.

Contemporaneamente, gli indici azionari mostrano qualche crepa, anche se non necessariamente una rottura. Quella delle Borse sembra più una pausa nervosa fatta di qualche candela di esitazione dopo una salita importante. L’S&P 500 e il Nasdaq restano dentro un trend potente, ma sembrano meno arroganti di poche settimane fa e il FTse Mib, dopo una lunga corsa, inizia a dare l’impressione di dover fare i conti con un mercato che non compra più tutto con la stessa urgenza. Il mercato, alla fine, è sempre una questione di flussi e in questo senso, nei prossimi giorni, il grafico più importante potrebbe proprio essere quello dei rendimenti.
In altre parole, oggi quella medicina assomiglia sempre di più a una cedola

Immagine di Davide Biocchi

Davide Biocchi

Trader professionista, formatore e divulgatore con oltre 25 anni di esperienza sui mercati, Davide Biocchi è socio Professional SIAT ed educatore certificato AIEF. Due volte miglior fininfluencer italiano e dodici volte campione nazionale e internazionale di trading, ha ideato e brevettato TWbook, fondato TradingWeek.net, la Trading League e la Membership Biocchi. Conduce ogni mattina su YouTube Market Briefing e la videoanalisi settimanale e il podcast “I mercati dietro le quinte”. Hha pubblicato L’ABC di Borsa e Le Aste (con Giovanni Borsi). Oltre che con Borsa&Finanza, da anni collabora con Directa SIM, QN, Il Secolo XIX e RaiRadio1, con contributi anche per SkyTG24 e Giornale Radio.

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