MES: cos'è e come funziona il fondo salva-Stati - Borsa&Finanza

MES: cos’è e come funziona il fondo salva-Stati

MES: cos'è e come funziona il fondo salva-Stati

A lungo in Italia si è parlato del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), in merito all’utilizzo durante il periodo pandemico, e se ne discute adesso con la riforma effettuata dall’Unione Europea. La chiusura delle attività a causa del Covid-19 aveva imposto allo Stato di trovare le risorse affinché si potessero supportare economicamente imprenditori e famiglie che si vedevano mancare delle fonti di reddito. Le discussioni vertevano sull’opportunità o meno di ricorrere a questo strumento di emergenza.

Secondo alcune forze politiche, tra cui Forza Italia e Italia Viva, il Paese doveva attingere alle risorse che venivano offerte in quanto il MES è uno strumento che non impone grossi vincoli. Di tutt’altra opinione erano coloro, come Lega e 5 Stelle, che invece sostenevano che tale meccanismo mettesse l’Italia in una posizione vincolante nei confronti dell’Europa e quindi optavano per farne a meno. Oggi il dibattito è ancora vivo, con l’Italia che è l’unico Paese dell’Eurozona a non aver ancora ratificato il MES. Entriamo quindi nei dettagli e scopriamo in realtà in cosa consiste questa forma di sostegno europeo, perché è stato istituito e quali vincoli effettivamente comporta.

 

MES: definizione e funzionamento

Il MES è denominato anche fondo salva-Stati e consiste in un una serie di prestiti da parte di un fondo creato ad hoc, sulla base di condizioni di finanziamento abbastanza severe, il cui mancato rispetto può dare adito a provvedimenti sanzionatori. Il meccanismo è stato istituito durante la crisi del debito sovrano dell’eurozona del 2011, a seguito delle modifiche apportate al Trattato di Lisbona. La sua entrata in vigore avrebbe dovuto essere nel 2013, ma il terremoto finanziario che si scatenò quell’anno indusse l’Unione Europea ad anticiparne l’attuazione a luglio del 2012.

Lo scopo del fondo salva-Stati è quello di mantenere la stabilità finanziaria, attenendosi alle regole stabilite dalla legislazione europea. Il fondo raccoglie denaro da parte degli Stati membri che hanno adottato l’euro come moneta. A farvi ricorso sono gli Stati che in un certo periodo si trovano in difficoltà finanziarie. Il funzionamento è il seguente: il Paese che necessita di aiuto lancia una richiesta di assistenza al Presidente del Consiglio dei governatori del MES. Questi interpella la Commissione UE, che si mette in azione per effettuare una valutazione obiettiva delle condizioni finanziarie dello Stato richiedente, definendo qual è effettivamente l’entità del sostegno di cui ha bisogno. Nel contempo, altri organi entrano in gioco, come la Banca Centrale Europea e in alcuni casi il Fondo Monetario Internazionale, che dovranno valutare se c’è il pericolo di contagio per gli altri Paesi dell’Eurozona.

Una volta effettuata la valutazione, l’organo plenario del MES decide se ricorrano o meno le condizioni per sostenere finanziariamente il richiedente attraverso dei prestiti. Il voto è espresso a maggioranza in proporzione alla quota versata da ogni Stato. L’aiuto degli Stati in difficoltà può avvenire nei seguenti modi: prestiti economici; acquisti di titoli di Stato sul mercato primario e secondario; linee di credito precauzionali; prestiti per la ricapitalizzazione indiretta delle banche; ricapitalizzazioni dirette delle banche.

 

MES: le condizioni per accedervi

Come stabilito inizialmente, le condizioni per accedere al fondo salva-Stati sono tutt’altro che banali e ciò ha dato adito a molte critiche da parte degli osservatori. In sostanza, i criteri da parte dei Paesi per chiedere assistenza sono stati i seguenti:

 

  • non aver ricevuto mai una procedura d’infrazione;
  • avere un rapporto tra deficit e PIL inferiore al 3% da almeno due anni;
  • avere un rapporto tra debito e PIL sotto il 60% o, quantomeno, averlo ridotto di almeno 1/20 negli ultimi due anni.

MES: la riforma e la mancata ratifica dell’Italia

Da diverso tempo si parla della riforma del MES per renderlo meno stringente sotto il profilo delle condizionalità. Il fondo ha una potenza di fuoco fino a 700 miliardi di euro, che può prestare con una linea di credito condizionale precauzionale e un’altra a condizioni più dure. La riforma dell’UE modifica le clausole più restrittive, sostituendole con un nuovo Patto di Stabilità. Il punto controverso è quello che stabilisce che, se il Consiglio Direttivo del MES non ritiene sostenibili i debiti degli Stati richiedenti, potrebbe richiedere una procedura di ristrutturazione come condizione per l’accesso ai finanziamenti.

L’Italia è rimasto l’unico Paese in Europa a non voler ratificare la riforma del fondo salva-Stati, anche perché, secondo alcuni critici, le forze di centro-destra che sono la maggioranza di Governo hanno da sempre osteggiato questo meccanismo e temono una perdita dell’elettorato. Il punto è stabilire se possono configurarsi o meno le condizioni “ricattatorie” con la nuova riforma che molti paventavano fino a qualche tempo fa. A giudizio degli esperti questo pericolo non sussiste per un Paese. Ma cosa succede se l’Italia non ratifica il nuovo trattato? In questo caso il Paese rischierebbe qualche forma di isolamento economico, aumentando le tensioni con il resto del blocco. Una situazione difficile da prevedere, soprattutto visto il corso che questo Governo intende proseguire nell’ambito del dialogo e della cordialità con Bruxelles.

Sull’argomento si è espressa anche Christine Lagarde in occasione dell’ultima riunione della BCE, che ha sollecitato i Paesi dell’UE a ratificare al più presto la modifica del MES, trattandosi di una parte integrante dell’unione bancaria. Quanto alla relazione tra il MES e l’OMT, il programma di acquisto di bond dell’Eurotower, che chiede la sottoscrizione di un protocollo d’intesa con il fondo salva-Stati, Lagarde ha precisato che una mancata ratifica non avrebbe impatto sulla possibilità di attivare l’OMT qualora si dovessero determinare le condizioni necessarie per farlo.

 

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