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Nel 2024 i mercati finanziari decolleranno con la FED

Morgan Stanley, la view del CEO Gorman su mercati finanziari e banche

I mercati finanziari decolleranno quando gli investitori avranno la certezza assoluta che la Federal Reserve abbia finito di alzare i tassi di interesse. È quanto ha dichiarato l’amministratore delegato di Morgan Stanley, James Gorman, che alla fine di quest’anno terminerà il suo mandato nella big bank americana lasciando il timone all’attuale co-presidente Ted Pick.

Gorman ha sottolineato come la campagna aggressiva della Fed per abbattere l’inflazione abbia trovato i mercati finanziari in difficoltà di adattamento, ma ora gli investitori stanno digerendo i messaggi  dei funzionari della Banca centrale sull’avvio del taglio dei tassi di interesse. “Nel momento in cui la Federal Reserve avrà segnalato concretamente di aver smesso di alzare i tassi, per non parlare del momento in cui per la prima volta taglierà i tassi, i mercati decolleranno. E noi saremo proprio al centro dell’azione”.

Un messaggio chiaro di riduzione dei tassi di interesse è stato fornito dal governatore della Banca centrale statunitense Jerome Powell nella riunione del 12-13 dicembre in cui ha annunciato che il prossimo anno i tagli ai tassi saranno tre e non due come sembrava in precedenza. Questo è bastato per accendere l’entusiasmo degli investitori, che hanno intensificato gli acquisti in Borsa.

 

Banche: la visione dell’a.d. di Morgan Stanley

L’amministratore delegato di Morgan Stanley ha fatto anche una panoramica della situazione bancaria alla luce della politica monetaria della Fed e delle regole sulla patrimonialità imposte agli istituti di credito. A suo avviso, “lo shock del recente aumento dei tassi ha messo un freno alle operazioni bancarie e sui mercati dei capitali” per via del fatto che “tutti non sanno davvero quale sia il loro costo di finanziamento”. Gorman però sottolinea come il sistema oggi sia molto più sicuro dopo la grande crisi del 2008, grazie alle nuove regole che richiedono alle banche di detenere più capitale e di allontanarsi dalle attività più a rischio.

Oggi le minacce arrivano da alcune situazioni come “la sicurezza informatica, l’intelligenza artificiale e la ‘stupidità’ della gestione bancaria” ha detto. Infatti, ha sottolineato, “il fallimento quest’anno delle tre banche regionali americane – Silicon Valley Bank, Signature Bank e First Republic – è derivato essenzialmente da questi fattori. Mentre, il crollo di Credit Suisse è proprio l’esempio di una gestione andata male del rischio operativo e manageriale”.

Gorman infine ha espresso ottimismo per le grandi banche europee, le quali nei prossimi anni potranno colmare il divario rispetto alle rivali statunitensi. “Credit Suisse, UBS, Barclays e Deutsche Bank erano più grandi di noi. Ora abbiamo più o meno le stesse dimensioni di tutti loro messi insieme e per un po’ siamo stati più grandi. Non credo che nel prossimo decennio il divario rimarrà così ampio” ha detto.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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