Mps, due liste e nessun vincitore annunciato: l’assemblea si gioca tutta su Delfin

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Mancano meno di ventiquattro ore all’assemblea che dovrà rinnovare il consiglio di amministrazione e a Rocca Salimbeni il quadro resta incerto fino all’ultimo. Due liste principali si contendono il controllo della governance dell’istituto: quella del cda uscente, che indica Nicola Maione alla presidenza e Fabrizio Palermo come amministratore delegato, e quella di Plt Holding, che punta alla riconferma di Luigi Lovaglio. Un testa a testa che si è definito progressivamente, con gli schieramenti dei principali azionisti istituzionali che si sono composti e contrapposti nel corso degli ultimi giorni.

 

In questo articolo:

 

  • Mps, BlackRock si schiera con Lovaglio
  • Gli schieramenti al Monte: tutto dipende da Delfin
  • Luigi Lovaglio, l’oggetto della contesa

 

Mps, BlackRock si schiera con Lovaglio

L’ultima mossa nel risiko assembleare arriva da BlackRock. Secondo fonti qualificate citate dall’Ansa, il colosso americano della gestione patrimoniale voterà a favore della lista presentata da Plt Holding, quella che sostiene la riconferma di Lovaglio. BlackRock detiene il 4,9% di Mps secondo le comunicazioni aggiornate al 20 marzo riportate sul sito della banca, ed è il terzo azionista dell’istituto, alle spalle di Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone. La sua adesione al fronte Plt rafforza in misura significativa la lista alternativa a quella del consiglio e segue di pochi giorni l’analoga presa di posizione del fondo sovrano norvegese Norges Bank, che venerdì 11 aprile aveva annunciato il proprio sostegno alla stessa lista. Due investitori istituzionali di primo piano, dunque, hanno scelto di discostarsi dalle raccomandazioni dei principali proxy advisor internazionali, optando per la continuità gestionale contro la candidatura indicata dal board uscente.

 

Gli schieramenti al Monte: tutto dipende da Delfin

Con l’apporto di BlackRock e Norges Bank, la lista Plt può contare su una base aggregata di circa il 13% del capitale. A queste partecipazioni si sommano quella di Tortora, pari all’1,2%, e quella dell’imprenditore Giorgio Girondi, patron di Ufi Filters, che detiene circa il 3,3% della banca. Sul fronte opposto, la lista del cda uscente può fare affidamento sul 13,5% circa di Francesco Gaetano Caltagirone, secondo azionista dell’istituto, e sul sostegno di alcune casse di previdenza. Vanguard, con una quota del 3%, e altri fondi istituzionali sarebbero orientati a esprimere voto favorevole per la lista del consiglio, una scelta in linea con le raccomandazioni dei proxy advisor Iss e Glass Lewis.

Questi ultimi, pur appoggiando complessivamente la lista del board, non hanno mancato di sollevare riserve. Iss ha definito opaco il processo seguito dal cda nella formazione della propria lista e raccomanda esplicitamente voto contrario sul nome di Nicola Maione nella seconda tornata, quella che si aprirebbe qualora la lista del consiglio risultasse vincente al primo scrutinio. Il nodo è quello dell’indipendenza: Maione siede nel cda di Mps dal 2017 e ne presiede il board dal 20 aprile 2023; dal maggio 2025 ricopre anche la presidenza delle due joint venture assicurative della banca, Axa Mps Vita e Axa Mps Danni. Secondo Iss, quest’ultimo incarico è destinato a fargli perdere i requisiti di indipendenza richiesti per la carica di presidente.

Con i due schieramenti sostanzialmente in equilibrio, entrambi attestati intorno al 13%, il voto di Delfin si configura come l’elemento decisivo dell’intera partita. La holding della famiglia Del Vecchio, guidata da Francesco Milleri, è il primo azionista privato dell’istituto con il 17,5% del capitale, una quota che da sola supera quella di ciascuno dei due fronti. A poche ore dall’assemblea, Delfin non ha ancora reso pubblico il proprio orientamento di voto. La holding avrebbe confermato la propria presenza depositando le azioni, dissipando così l’ipotesi, circolata nelle settimane precedenti, di disertare la riunione dei soci. Una possibilità che Delfin aveva concretamente valutato, ritenendosi critica su alcune scelte del board: tra queste, in particolare, la decisione di escludere Lovaglio dalla propria lista, un manager che gode della stima personale di Francesco Milleri. Ad ogni modo, la sua posizione sarà sufficiente, da sola, a determinare quale lista otterrà la maggioranza e, con essa, il controllo della governance di Monte dei Paschi. 

 

Luigi Lovaglio, l’oggetto della contesa

Al centro dello scontro assembleare c’è la figura di Luigi Lovaglio, la cui posizione nei confronti del board si è deteriorata in modo brusco nelle settimane precedenti all’assemblea. Solo qualche giorno fa, il cda ha deliberato la risoluzione unilaterale per giusta causa del rapporto di lavoro con Lovaglio nella sua qualità di direttore generale, dopo che quest’ultimo aveva presentato una propria lista per il rinnovo del consiglio — con sé stesso al vertice operativo — senza alcuna comunicazione preventiva al board, alla banca o al mercato, annunciandola il giorno stesso della scadenza per il deposito delle liste.

La sua riconferma alla guida di Mps è l’obiettivo dichiarato di Plt Holding e la causa per cui si sono schierati investitori del calibro di BlackRock e Norges Bank. Sul fronte opposto, il cda uscente ha candidato Fabrizio Palermo, manager con un profilo industriale maturato alla guida di Acea. La contrapposizione non è quindi soltanto tra liste o tra azionisti, quanto più una divergenza sulla leadership che dovrà accompagnare il Monte nella prossima fase della sua storia.

Intanto, in un’intervista rilasciata a Bloomberg, Lovaglio ha rotto il silenzio dichiarandosi “completamente a suo agio nel candidarsi per un nuovo mandato” e fiducioso che “il mercato riconoscerà il lavoro svolto e i risultati raggiunti”. Sul piano strategico, ha ribadito la propria posizione con nettezza: “L’esecuzione è ciò che conta davvero in questa fase” e il piano industriale “non deve essere cambiato, perché posiziona la banca a livelli molto elevati, raggiungendo il terzo posto nel settore bancario italiano”, assicurando inoltre “alti livelli di remunerazione agli azionisti”. Un messaggio costruito interamente attorno al tema della continuità, che rappresenta il fulcro della sua candidatura e l’argomento con cui Plt Holding e i fondi che la sostengono hanno scelto di presentarsi all’assemblea.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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