L’assemblea del 15 aprile del Monte si avvicina sempre più carica di tensioni. Il proxy advisor Iss, pur suggerendo di votare la lista del cda, ha sollevato obiezioni su figure chiave della lista del consiglio, dalla presidenza alla composizione del board, mentre la Banca centrale europea avrebbe messo in discussione l’idoneità di Palermo quale candidato designato alla guida operativa. Rocca Salimbeni si trova così alle prese con interrogativi profondi sulla qualità della propria governance, proprio nel momento in cui si appresta ad affrontare una delle operazioni più complesse della sua storia recente.
In questo articolo:
- Mps, i profili che Iss non promuove
- Fabrizio Palermo, il profilo che divide Iss e Bce
- La successione che non c’era: il vero nodo irrisolto di Mps
Mps, i profili che Iss non promuove
Secondo quanto riporta il Sole24Ore, al centro delle perplessità di Iss c’è innanzitutto il nome di Nicola Maione, presidente uscente del consiglio di amministrazione, per il quale il proxy raccomanda esplicitamente il voto contrario nella seconda tornata, quella che scatterebbe qualora la lista del board risultasse vincente. Nicola Maione siede nel consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena dal 2017 e ne presiede il board dal 20 aprile 2023. Dal maggio 2025 ricopre anche la presidenza di Axa Mps Vita e Axa Mps Danni, le due joint venture assicurative della banca. Maione, nella ricostruzione del proxy advisor, presiede un board che avrebbe gestito in modo opaco il processo di formazione della lista stessa, e il suo profilo è destinato a perdere i requisiti di indipendenza.
A rafforzare questo quadro critico è la figura di Domenico Lombardi, presidente del comitato nomine, ritenuto da Iss il principale responsabile di un iter procedurale che “solleva criticità rilevanti, in particolare in termini di trasparenza, pianificazione della successione e responsabilità complessiva”. Per il proxy, il processo attraverso cui il consiglio ha costruito la propria lista non rispetta gli standard attesi di accountability e corretta pianificazione. Sul fronte degli azionisti, Iss indica di bocciare anche il consigliere Alessandro Caltagirone, figura che si inserisce in un contesto già segnato da tensioni. Il report del proxy ricorda infatti che l’operazione di integrazione con Mediobanca è accompagnata da indagini che coinvolgono, tra gli altri, l’azionista Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri, presidente del principale azionista Delfin. Un intreccio che contribuisce ad appesantire il giudizio complessivo sulla governance dell’istituto. Al contrario, voto positivo per Corrado Passera e Carlo Vivaldi, indicati come figure con esperienza manageriale utile alla banca.
Fabrizio Palermo, il profilo che divide Iss e Bce
Se le criticità sul board riguardano trasparenza e indipendenza, quelle relative alla guida operativa toccano un nervo ancora più esposto. Fabrizio Palermo, designato come unico candidato alla poltrona di amministratore delegato, non proviene dal mondo bancario in senso stretto. Il suo profilo più rilevante è la guida della Cassa Depositi e Prestiti dal 2018 al 2021: un ente che gestisce i risparmi postali e può accedere alla liquidità della Bce, ma che non è titolare di una licenza bancaria e non soggiace alla medesima vigilanza cui sono sottoposti gli istituti di credito ordinari. La Banca centrale, secondo fonti citate da Reuters, non considererebbe la Cdp equivalente a una banca e avrebbe scritto al board di Mps in due occasioni, prima e dopo l’approvazione della lista, chiedendo di verificare che il candidato alla guida dell’istituto possedesse una solida esperienza nel settore bancario. Qualora i dubbi sul profilo di Palermo non venissero dissipati, la Bcepotrebbe allegare alla propria valutazione di routine cosiddette disposizioni accessorie: condizioni “concrete e giuridicamente vincolanti, secondo scadenze precise”, che possono includere, ad esempio, percorsi di formazione obbligatoria. La vigilanza Bce tiene conto delle debolezze di governance anche nella propria revisione annuale del profilo di rischio di ciascuna banca, con possibili ricadute sui requisiti patrimoniali specifici. Lo stesso Iss, pur esprimendosi a favore dell’elezione di Palermo, riconosce apertamente che l’assenza di un’esperienza manageriale diretta alla guida di un istituto bancario paragonabile a MPS “può sollevare interrogativi circa il pieno allineamento del suo profilo con le specifiche esigenze della banca in questa fase” o quantomeno introdurre un elemento di incertezza sull’efficacia della sua azione, in particolare nella fase iniziale del mandato. Nei giorni giorni scorsi, anche Pierluigi Tortora, patron di Plt Holding e promotore della lista alternativa a quella del cda, ha scelto di rivolgersi direttamente agli azionisti di Mps, sostenendo che la sostituzione di Luigi Lovaglio con Fabrizio Palermo nel momento in cui la banca è impegnata su più fronti strategici esporrebbe Mps a un passaggio di governance “rischioso”.
La successione che non c’era: il vero nodo irrisolto di Mps
Tuttavia, la riflessione proposta da Iss si estende all’intero processo che ha condotto alla scelta dei candidati. Il proxy rileva che il consiglio era da tempo consapevole sia del profilo di Lovaglio sia del fatto che la banca post-fusione con Mediobanca avrebbe rappresentato un’entità profondamente diversa dall’attuale, con esigenze manageriali del tutto nuove. Eppure, secondo Iss, riporta Milano Finanza, “l’apparente assenza di candidati interni e la fretta nella ricerca di profili esterni danno l‘impressione di una pianificazione della successione inadeguata“. A questo si aggiunge un’ulteriore criticità segnalata dal proxy: almeno in una fase iniziale, la lista del consiglio non avrebbe previsto una chiara gerarchia tra i candidati diversi dal presidente, generando incertezza sulle linee di comando interne. La successiva scelta di convergere su un unico nome per la carica di ceo, peraltro privo di esperienza bancaria diretta, avrebbe, secondo Iss, “rafforzato ulteriormente i dubbi sulla solidità del processo”.









