MPS: ecco come il governo ha evitato che finisse in mani straniere

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In questi giorni l’Italia ha dato, con la cessione di una quota di MPS, una dimostrazione alla Germania su come proteggere la nazionalità di una banca. La terza e la prima potenza economica europea stanno cercando di uscire dal capitale di un importante istituto di credito nazionale. Ma mentre Berlino con Commerzbank ha fatto un pasticcio, collocando a settembre una parte della partecipazione del governo che è finita tutta nelle mani di una rivale straniera (Unicredit per la cronaca), il governo italiano ha preparato con cura l’offerta di azioni MPS utilizzando lo stesso meccanismo dell’accelerated bookbuilding.

Secondo persone vicine alla vicenda, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, una decina di giorni fa avrebbe contattato alcuni grandi imprenditori italiani che hanno confidenza con questioni bancarie: Francesco Gaetano Caltagirone e la famiglia Del Vecchio, entrambi azionisti di Mediobanca e delle Assicurazioni Generali. Soprattutto, Giorgetti avrebbe conferito con i vertici di Banco BPM, che per effettuare l’operazione di acquisto delle azioni MPS hanno ottenuto il via libera dalla Banca d’Italia e dalla Banca centrale europea. Così nella giornata di mercoledì il Tesoro italiano ha collocato il 15% del capitale MPS, scendendo da una partecipazione del 26,7% a una quota dell’11,7%. Banco BPM ha comprato il 5% della quota, ma potenzialmente potrebbe arrivare al 9% se l’OPA totalitaria lanciata su Anima Holding andasse a buon fine. L’asset manager ha infatti acquisito il 3% dell’istituto senese durante il collocamento del Ministero dell’economia e delle finanze, che si aggiunge all’1% di cui era già proprietario. Il gruppo Caltagirone e Delfin Sarl, la holding della famiglia Del Vecchio, hanno comprato il resto con il 3,5% ciascuno.

 

MPS: è in arrivo il terzo polo?

L’operazione di Giorgetti risponde all’obiettivo del governo di privatizzare l’istituto di credito più volte salvato dalla catastrofe nell’ultimo decennio, evitando di consegnarlo a mani straniere. Ad attirare gli investitori è stato il fatto che ora MPS è una banca di nuovo sana e redditizia e che i tassi di interesse alti degli ultimi anni sono serviti a migliorarne ulteriormente la redditività. La capacità di radunare il meglio del capitalismo italiano intorno a un obiettivo ben delineato non è da trascurare.

Ora però il governo Meloni vuole provare a raggiungere un traguardo ancora più ambizioso, ovvero creare un terzo polo bancario che si collochi alle spalle dei due colossi Intesa Sanpaolo e Unicredit. Per fare questo, però, sarebbe necessario che Banco BPM accettasse di fondersi con Rocca Salimbeni. L’istituto di credito guidato da Giuseppe Castagna ha dichiarato di non aver chiesto l’autorizzazione alla BCE di salire oltre il 10% del capitale di MPS e ora è impegnato a passare dal 22% al 100% di Anima Holding.

Gli analisti tuttavia sono convinti che alla fine le nozze si faranno. “Non escluderemmo completamente un’acquisizione di Banca Monte dei Paschi di Siena da parte di Banco BPM nel giro di un anno”, ha scritto in una nota ai clienti Delphine Lee, analista di JPMorgan Chase. Secondo gli analisti di Morningstar DBRS, per ora una fusione non è contemplata. “Ciò nonostante, riteniamo che vi sia spazio per un ulteriore consolidamento del sistema bancario italiano in generale. Allo stesso tempo, i progressi compiuti nella privatizzazione di MPS dimostrano un’ulteriore fiducia del mercato nella banca”, hanno scritto.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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