Sull’ultima vendita di azioni Banca dei Monte dei Paschi di Siena (Mps) da parte del Ministero dell’economia e delle finanze dello scorso novembre c’è l’ombra del mancato rispetto delle regole della trasparenza e di turbative dell’equilibrio di mercato, a cui si aggiungerebbero anche reati finanziari più gravi come l’aggiotaggio. È quanto emerge all’avvio dell’indagine da parte della Procura di Milano in merito al collocamento, da parte del Tesoro, del 15% della sua partecipazione nella banca toscana effettuato a novembre e che ha coinvolto Banco Bpm, la Delfin della famiglia del Vecchio, il gruppo Caltagirone e Anima Holding. Nell’occasione, l’istituto finanziario guidato da Giuseppe Castagna ha acquisito il 5% del capitale, i due gruppi imprenditoriali simbolo del capitalismo italiano hanno rilevato entrambi il 3,5% delle azioni Mps, mentre l’asset manager milanese si è impadronito del 3% della banca.
In questo articolo:
- L’indagine della procura
- La reazione del Mef
- Gli interessi di Unicredit
Mps: la procura accende i riflettori
La Procura di Milano sta agendo insieme al nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza per far luce su alcune situazioni che hanno destato sospetti. I soggetti partecipanti hanno interessi convergenti in altri gruppi finanziari italiani come Mediobanca e Generali, il che potrebbe far pensare a un’azione di concerto. Ciò configurerebbe l’aggiramento delle regole procedurali e quindi illeciti di carattere finanziario. Infatti, nel corso dell’accelerated bookbuilding, tutti e quattro i partecipanti hanno offerto allo Stato lo stesso premio rispetto al prezzo di mercato delle azioni Mps, ossia il 5% in più, che ha portato un valore ufficiale comunicato dal Mef di 5,7 euro. Il premio è stato sufficiente a scongiurare eventuali polemiche su possibili svendite statali.
Nei mesi scorsi erano state avanzate alcune indiscrezioni secondo cui sarebbero stati esclusi Unicredit, nonché i bookrunners internazionali Ubs e Jefferies. Tra l’altro, rispetto ai precedenti collocamenti, si nota una certa differenza riguardo i soggetti che si sono accaparrati le quote. Come riporta La Repubblica, nel novembre 2023 la cessione del 25% del capitale che ha permesso allo Stato di incassare oltre 900 milioni di euro, è stata distribuita tra decine di fondi soprattutto stranieri. Poco è cambiato con la vendita di marzo 2024, allorché le istituzioni italiane hanno acquistato appena il 10% delle azioni collocate dal Tesoro, mentre il resto è stato sparpagliato tra centinaia di acquirenti. La concentrazione che si è verificata lo scorso novembre ha lasciato perplessità.
Le Fiamme Gialle nei giorni scorsi hanno raccolto un’ampia documentazione utile all’inchiesta presso gli uffici di Banca Akros, che ha gestito l’operazione e fa capo a Banco Bpm. L’istituto milanese non ha avuto analoghi incarichi in passato di queste dimensioni patrimoniali, accollandosi potenziali rischi dell’eventuale invenduto.
Il Mef comunque smentisce qualsiasi ricostruzione che possa destare sospetti, puntualizzando che l’ente ha gestito tutta la procedura in maniera trasparente in tutte le circostanze coinvolgendo gli advisor Ubs e Jefferies. Ne consegue che ogni illazione “è da ritenersi infondata”, ha sottolineato il Tesoro. Sulla stessa linea è la puntualizzazione di Banca Akros, che in una nota ha rivendicato la correttezza e trasparenza nell’ambito del suo ruolo di global coordinator e bookrunner. “Tutti gli ordini pervenuti sono stati raccolti, registrati e processati allo stesso modo, il tutto nei tempi consueti previsti per questo tipo di operazioni”, ha detto il broker.
Unicredit tagliata fuori?
Unicredit è rimasta fuori dal capitale di Mps durante l’ultimo collocamento. Secondo indiscrezioni, l’istituto guidato da Andrea Orcel avrebbe voluto accaparrarsi fino al 10% della banca senese, ma non gli è stato possibile portare a compimento l’operazione. La seconda banca italiana è stata molto attiva negli ultimi nove mesi, cercando di sfruttare l’ampia liquidità a disposizione attraverso l’assalto a banche rivali nazionali come Banco Bpm e internazionali quali Commerzbank. Una quota di rilievo in Mps le avrebbe dato un ulteriore peso nel risiko bancario in corso che sta riassestando il sistema finanziario e capitalistico italiano. Tuttavia, Unicredit ha negato qualsivoglia esposto alla Procura milanese in merito alla vicenda di Rocca Salimbeni, nonché alcuna azione relativa a Delfin e Caltagirone.









