Dieci acquisizioni in quattro anni, ricavi SaaS raddoppiati nel 2025, un fatturato in crescita del 12% al netto del segmento grandine e un piano, Shine2030, che mette sul tavolo 30 milioni di euro di investimenti in intelligenza artificiale e tecnologia nei prossimi cinque anni. È il biglietto da visita con cui MSA Mizar, gruppo attivo nella gestione dei sinistri, si presenta alla sua nuova fase: quella inaugurata dall’ingresso nel capitale di TowerBrook, fondo da 26 miliardi di dollari, al fianco degli azionisti storici, Columna e la famiglia Campus. Una svolta che per Antonio Marchitelli, Group ceo del gruppo, non è una semplice operazione finanziaria: “TowerBrook segna un cambio di scala, non solo di azionista”.
Columna, sottolinea Marchitelli, “è stato il partner giusto per la fase di costruzione del gruppo”, tra consolidamento del perimetro, prime acquisizioni e messa a terra del modello; ora, con il nuovo socio a bordo, si apre una fase diversa. In concreto, la dimensione del fondo si traduce in una capacità di finanziare il piano di crescita e gli investimenti tecnologici “con una profondità che prima non avevamo”, nell’accesso a un network transatlantico di relazioni nei servizi finanziari e assicurativi e in team dedicati alla creazione di valore – digitale, dati, talento, M&A – che lavorano al fianco del gruppo sull’esecuzione. “La sostanza è questa: più risorse, una rete più ampia e una macchina di execution più strutturata”.
In questo articolo:
- Shine2030: il piano di MSA Mizar
- Tra estero e acquisizioni
- I numeri di Msa Mizar
Shine2030: il piano di MSA Mizar
Al centro della nuova fase c’è il piano Shine2030, che prevede 30 milioni di euro di investimenti in AI e tecnologia nei prossimi cinque anni. “I 30 milioni vanno letti come un investimento sul cuore del modello, non come una voce di spesa accessoria”, precisa Marchitelli. La quota maggiore è destinata allo sviluppo della piattaforma SaaS, “perché è lì che si concentra la trasformazione del prodotto”; una parte rilevante alimenta il Data-AI Lab, dove il gruppo sviluppa e addestra i modelli che governano lo smistamento dei sinistri secondo la logica Touchless, Low-Touch e Soft-Touch; la quota restante va all’infrastruttura – cloud, dati, sicurezza – ossia “le fondamenta che rendono tutto il resto scalabile”. Quanto al grado di maturità dell’intelligenza artificiale nel modello operativo, il ceo distingue due piani: “L’AI per noi è già oggi un generatore di valore misurabile sul lato dell’efficienza operativa”, tra riduzione dei tempi di gestione e del cost to serve, mentre “la monetizzazione diretta attraverso il SaaS è la fase che stiamo costruendo e che cresce rapidamente. Le due cose non sono in contraddizione”.
Proprio il SaaS, con ricavi raddoppiati nel 2025, è la cartina di tornasole della trasformazione in atto. Più che un passaggio secco da outsourcer di processi a technology provider, Marchitelli descrive però un’integrazione: “Stiamo integrando i due business: il modello di operatore di gestione sinistri e la tecnologia”. È il modello di Connected Claims Operator su cui poggia Shine2030, nel quale “i servizi alimentano la piattaforma con dati ed esperienza, la piattaforma rende i servizi più efficienti e apre un canale di ricavo ricorrente ad alto potenziale”.
Tra estero e acquisizioni
La crescita passerà anche dall’estero, con Regno Unito e Germania indicati come mercati prioritari. “Sono due mercati che richiedono approcci specifici”, osserva il manager. Nel Regno Unito, mercato grande, maturo e competitivo, con operatori TPA, il gruppo pensa “a un ingresso attraverso l’acquisizione di un operatore locale”, a cui portare in dote tecnologia e competenze come elementi di differenziazione. La Germania, più frammentata, con incumbent forti e barriere legate a regolamentazione, lingua e relazioni, richiede invece “una combinazione di acquisizioni selettive e partnership”, con spazio per la crescita organica sul lato SaaS. Il principio, in ogni caso, non cambia: “piattaforma al centro, presenza locale dove serve licenza, talento e prossimità al cliente», con l’ingresso solo nei mercati dove tecnologia e competenze “creano un vantaggio difendibile”.
Sul fronte M&A, dopo le dieci acquisizioni degli ultimi quattro anni, la pipeline resta “attiva e disciplinata”, con diversi dossier in lavorazione sui mercati prioritari, alcuni in fase avanzata e altri esplorativi, sui quali il ceo non entra nel dettaglio. Con TowerBrook a bordo, “la capacità di accelerare c’è e il capitale non è un vincolo”, ma Marchitelli tiene a fissare un punto:”Il punto vero non è quante operazioni firmiamo ma quante ne sappiamo integrare bene. Le dieci acquisizioni degli ultimi quattro anni hanno funzionato perché abbiamo integrato, non solo comprato”. La regola, dunque, non cambierà: “la velocità segue la qualità dell’integrazione”.
I numeri di Msa Mizar
Una disciplina che si riflette anche nella comunicazione dei numeri. La crescita del 12% di fatturato del 2025 è indicato al netto del segmento grandine, un business £per sua natura volatile e concentrato in picchi£, storicamente significativo nei ricavi ma irregolare da un anno all’altro, perché dipende dalla stagione e dalla severità degli eventi. La scelta di scorporarlo serve£per dare una misura pulita della crescita organica sottostante, che è quella che conta per valutare la solidità del modello£, mentre la gestione dei picchi è affidata a una struttura di costo variabile e a una piattaforma «progettata per essere scalabile e assorbire i volumi straordinari senza appesantire la struttura fissa».
Tra le nuove linee di business, il piano cita poi il travel, segmento con dinamiche molto diverse dai sinistri auto e property, “ed è esattamente per questo che ci interessa adesso», rivendica Marchitelli. Volumi altissimi, valore medio del sinistro contenuto e una clientela nativamente digitale, quindi predisposta all’autonomia, ne fanno «il terreno ideale per la logica Touchless”: pratiche standardizzabili, processabili in automatico, con il cliente che gestisce sostanzialmente in self-service. E il momento non è casuale, perché piattaforma e modelli AI “hanno raggiunto la maturità per gestire grandi volumi in modo scalabile”, con un modello operativo coerente: gestione low touch, integrazione via API nei canali dei distributori – assicuratori, società di assistenza, piattaforme di viaggio – e la scala paneuropea come moltiplicatore.
Resta, sullo sfondo, l’ipotesi di una quotazione in Borsa. Marchitelli non la esclude, ma raffredda i tempi: “Molti scenari sono plausibili, ma sarebbe prematuro (e forse fuorviante) presentare oggi una quotazione come un obiettivo”. La priorità del management, ribadisce, è l’esecuzione del piano: crescere, integrare, far maturare il modello di piattaforma. “Se la scala, la qualità dei ricavi e il profilo del Gruppo lo giustificheranno, la Borsa potrà diventare un’opzione. In ogni caso, questa resta una decisione degli azionisti. Noi manager ci concentriamo nel realizzare il potenziale enorme di questa azienda”.









