Nature Restoration Law, cosa prevede il regolamento europeo per la tutela dell'ambiente - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Nature Restoration Law, cosa prevede il regolamento europeo per la tutela dell’ambiente

Alcuni fiori rosa crescono sul fianco di una collina

La Nature Restoration Law, la legge europea per il ripristino della natura, è stata approvata in via definitiva dal Consiglio dell’Unione. L’iter di questo complesso regolamento comunitario per la tutela dell’ambiente, strettamente connesso al Green Deal europeo, è durato oltre due anni. “È il risultato di un duro lavoro, che ha dato i suoi frutti”, ha dichiarato Alain Maron, il ministro belga dell’ambiente e del clima. “Questa legge è fondamentale affinché l’Unione europea possa raggiungere l’obiettivo climatico dell’Accordo di Parigi, ed è ora importante che i 27 Paesi la attuino pienamente”, ha aggiunto l’europarlamentare verde Terry Reintke.

 

Nature Restoration Law: cos’è e cosa prevede

Proposta dalla Commissione nel giugno del 2022, approvata dal Parlamento e dal Consiglio due anni dopo, la Nature Restoration Law è la legge europea per il ripristino della natura. È una norma unica nel suo genere e la più importante in Europa per il ripristino degli ecosistemi degradati e degli habitat naturali. La Commissione europea ha elaborato il disegno di legge partendo da numeri significativi: oltre la metà del PIL mondiale in settori chiave come l’agricoltura, l’alimentazione, l’edilizia e la sanità dipende dalla natura, il 40% dei terreni è deteriorato e i costi associati al degrado del suolo in Europa superano già i 50 miliardi di euro all’anno.

Per contrastare la perdita di biodiversità, limitare il riscaldamento globale, migliorare la sicurezza alimentare, mitigare i cambiamenti climatici e gli effetti dei disastri naturali, il regolamento europeo si pone l’obiettivo di ripristinare almeno il 20% delle aree marine e terrestri dell’UE entro il 2030 e tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050. Per aree marine e terrestri ed ecosistemi si intende foreste, pascoli, aree urbane, fiumi, laghi, paludi, torbiere, coste e le specie che li ospitano, comprese le fanerogame e i letti di spugne e coralli. A questo scopo la norma stabilisce obiettivi specifici e obblighi vincolanti. Fino al 2030, gli Stati membri devono dare priorità ai siti della rete Natura 2000.

Le torbiere in particolare sono al centro della legge: considerate una delle soluzioni più economiche per ridurre le emissioni nel settore agricolo, quelle drenate dovranno essere ripristinate almeno per il 30% entro il 2030 (con almeno un quarto riumidificato), il 40% entro il 2040 e il 50% entro il 2050 con almeno un terzo riumidificato. La legge include misure ulteriori per promuovere pratiche agricole sostenibili, migliorare la qualità dell’aria e coinvolgere attivamente le comunità locali nello sforzo comune per raggiungere i risultati fissati entro i tempi stabiliti. Per gli habitat naturali degradati, la tabella di marcia prevede l’adozione di provvedimenti da parte degli Stati membri per ripristinare:

 

  • almeno il 30% entro il 2030;
  • almeno il 60% entro il 2040;
  • almeno il 90% entro il 2050.

 

In aggiunta, i 27 devono proteggere gli insetti impollinatori selvatici e mettere in campo quelli che vengono definiti sforzi di non deterioramento, ovvero delle politiche che prevengano il danneggiamento di aree che hanno raggiunto buone condizioni grazie al recupero e che ospitano gli habitat terrestri e marini segnalati. Il regolamento stabilisce requisiti specifici per ogni ecosistema. Agli Stati membri è chiesto di attuare disposizioni per migliorare due di tre indicatori considerati fondamentali: la popolazione di farfalle nelle praterie erbose, lo stock di carbonio organico nei terreni minerali coltivabili e la quota di superficie agricola con caratteristiche paesaggistiche ad elevata diversità.

Il regolamento prevede ancora che le aree verdi urbane e la copertura arborea urbana non dovranno diminuire fino alla fine del 2030, dovranno essere piantumati 3 miliardi di nuovi alberi, le foreste dovranno avere indicatori sempre positivi e almeno 25.000 chilometri di fiumi dovranno tornare a scorrere liberamente e con continuità naturale, rimuovendo le barriere artificiali. È contemplato pure l’aumento delle varietà di specie di uccelli presenti nelle foreste e nei boschi. Ogni piano nazionale di ripristino deve essere pianificato in anticipo e presentato alla Commissione europea, mostrando come si intende raggiungere gli obiettivi e poi riferendo sui progressi fatti tramite un lavoro costante di monitoraggio.

 

Perché l’Italia è contraria al testo

Per due anni al centro di un articolato processo legislativo, la Nature Restoration Law si è rivelata una legge particolarmente divisiva. Dopo mesi di stallo sul dossier, è stato il voto positivo dell’Austria a cambiare gli equilibri all’interno del Consiglio. Insieme all’Italia le nazioni che si sono dichiarate contrarie all’adozione del regolamento sono Finlandia, Paesi Bassi, Polonia, Svezia e Ungheria. Il Belgio si è astenuto, ma ai fini del raggiungimento della maggioranza qualificata (il superamento della soglia dei 15 Paesi membri con una popolazione pari ad almeno il 65% del totale UE) la neutralità equivale ad un no.

Il regolamento entrerà in vigore quando sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE e diventerà direttamente applicabile in tutti gli Stati membri. Ad essere contrari all’adozione sono soprattutto gli europarlamentari dell’ECR (il gruppo dei conservatori e riformisti europei) e di ID (Identity and Democracy, Identità e Democrazia), mentre il PPE (il Partito Popolare Europeo, il gruppo più numeroso nell’Europarlamento) ha votato diviso. Gli oppositori sostengono che la Nature Restoration Law bloccherà le zone rurali, impedirà alle comunità locali di avere margine di manovra nelle loro scelte e farà diventare la tutela della natura più importante di sicurezza alimentare, esigenze abitative e sicurezza stradale.

A farsi portavoce del malcontento in Italia è Nicola Procaccini, europarlamentare di Fratelli d’Italia, responsabile ambiente ed energia del partito e copresidente dell’ECR. “L’Unione europea mostra di non aver capito il messaggio chiaro arrivato dai cittadini, che chiedono un approccio meno ideologico e più realistico su tutte le tematiche a partire da quelle ambientali”, ha spiegato Procaccini a ridosso dell’approvazione, arrivata pochi giorni dopo le elezioni europee che si sono tenute dal 6 al 9 giugno.

L’Italia ha ribadito la propria contrarietà, così come Fratelli d’Italia si era espressa a febbraio nella votazione al Parlamento europeo contro uno dei provvedimenti più ideologici dell’ex commissario Timmermans, che parte dal presupposto che gli esseri umani sono dannosi per la natura. Una misura deleteria che, pur presentando obiettivi condivisibili, è sbagliata nei tempi e soprattutto nelle modalità di attuazione. Rappresenta un attacco feroce a chi vive e lavora nella natura, come gli agricoltori, e comporterà costi economici e sociali elevati, riducendo inoltre il prezioso contributo dell’uomo al mantenimento del territorio. Una legge talmente divisiva che per evitare le ire dei cittadini e dei produttori UE in vista delle elezioni, a marzo la votazione sul provvedimento, che si è svolta oggi, era stata rinviata.

Marco Zanni

, eurodeputato della Lega, è stato ancora più drastico sull’approvazione di una norma “con cui la Commissione europea ha deciso di mettere il suo sigillo sulla legislatura che sta per concludersi”. “Anche se in linea di principio alcuni obiettivi per la protezione del clima e della biodiversità potrebbero essere sostenuti, la realizzazione pratica di questo progetto si è rivelata disastrosa”, ha commentato il presidente di ID.

L’ambizione si è trasformata in un pio desiderio e il pragmatismo è stato sostituito da un’ideologia che ha prodotto regole e obiettivi irraggiungibili. Questi obiettivi comportano costi molto elevati in termini economici, sostenuti interamente dai cittadini europei. L’elenco delle scelte sbagliate è molto lungo: si va dall’onerosa transizione dai motori a combustione interna alle auto elettriche che sta già avvantaggiando il mercato cinese e provocando disastrose perdite di posti di lavoro in tutta Europa, all’efficienza energetica obbligatoria per il settore immobiliare, passando per le insensate norme sull’agricoltura che hanno suscitato le proteste dei migliaia di lavoratori nel settore e maggiori costi per i consumatori europei. Proseguendo su questa strada, Ursula von der Leyen, che ha recentemente annunciato l’intenzione di ricandidarsi alla presidenza della Commissione nel 2024, dimostra ancora una volta di avere a cuore più il proprio futuro che quello di quasi 500 milioni di cittadini.

AUTORE

Picture of Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *