Obbligazioni ESG: tra Greenium e Greenwashing, cosa c’è dietro?

Obbligazioni ESG: tra Greenium e Greenwashing, cosa c’è dietro?

Obbligazioni ESG, i pericoli del greenwashing

Negli ultimi anni hanno avuto grande successo le emissioni obbligazionarie, public e corporate, legate al conseguimento di obiettivi ambientali, sociali e di governance (ESG). Il mercato è destinato a crescere anche nei prossimi anni ma ci sono alcuni rischi per gli investitori e, per tale motivo, bisogna adottare qualche cautela.

 

Obiettivo 1.400 miliardi nel 2026

Alcune cifre aiutano a capire le dimensioni attuali e prospettiche del mercato delle obbligazioni sostenibili, il cui primo lancio risale al 2007. Nel 2021 sono stati venduti oltre 1.000 miliardi di dollari di obbligazioni legate al finanziamento di specifici progetti ambientali e sociali o per scopi più generali ma sempre legati alla sostenibilità. Le proiezioni, secondo le analisi contenute nel rapporto ESG – Transformation of the Fixed Income Market di PwC Luxembourg, porterebbe il mercato a raggiungere i 1.400 miliardi di dollari di emissioni nel 2026 in uno scenario base, con possibili estensioni fino a 1.600 miliardi nello scenario positivo, pari quasi alla metà d tutto il mercato obbligazionario europeo. Di queste 712 miliardi arriveranno dal settore pubblico.

 

Greenium vs Greenwashing

Il legislatore sta provando a mettere ordine in un mercato cresciuto enormemente negli ultimi anni e dove il rischio di incappare nel cosiddetto “greenwashing”, ossia in operazioni che di verde hanno solo il nome e l’apparenza, è diventato più alto. Considerando che l’enorme interesse dimostrato per questo genere di obbligazioni ha portato alla richiesta di un sovrapprezzo per investirvi, “greenium”, diventa ancora più importante saper separare il grano dal loglio.

 

“Secondo la nostra analisi, le obbligazioni ESG investment-grade denominate in euro sono tipicamente scambiate con un premio di circa tre punti base rispetto alle obbligazioni vanilla (quelle non ESG ndr), mentre il debito ESG denominato in dollari USA è mediamente più costoso di circa sei punti base rispetto agli equivalenti non ESG”

 

spiega Matt Lawton, portfolio manager Fixed Income di T.Rowe Price. Se, così come sottolineano gli asset manager, gli investitori sarebbero disposti a pagare di più per avere un’obbligazione green, almeno che non si tratti solo di un’etichetta.

 

Obbligazioni ESG, quando il verde è solo in superficie

Le obbligazioni ESG offrono nuove interessanti opportunità di diversificazione per gli investitori, ma anche spazi di raccolta di finanziamenti differenti per gli emittenti. Ci sono tuttavia alcune aree grigie in questo mercato che Lawton ha riassunto in tre punti.

In primo luogo ci sono indicazioni di società che vendono obbligazioni con etichetta ESG per progetti ambientali/sociali poco credibili o, nel caso di obbligazioni legate alla sostenibilità, vengono fissati degli obiettivi facili da raggiungere o già raggiunti.

In secondo luogo vi è una mancanza di dettagli nei principi che le aziende utilizzano come linee guida per l’emissione di debito etichettato. Ma non è solo colpa loro. Le linee guida dell’International Capital Market Association (ICMA) per l’emissione di ciascuna categoria di debito ESG sono vaghe e mancano di dettagli specifici. Ciò lascia molto spazio a interpretazioni diverse da parte delle aziende, aumentando il rischio di un potenziale greenwashing.

Infine, Lawton sottolinea che l’obbligazione sostenibile potrebbe avere in realtà un impatto positivo nullo:

 

“Ad esempio, l’emissione di un green bond per spese operative di approvvigionamento di energia rinnovabile che erano già in corso non costituisce un nuovo investimento verde né raggiunge l’addizionalità. Oppure l’emissione di obbligazioni legate alla sostenibilità che consentono all’emittente di richiamare l’obbligazione prima della data di misurazione dell’obiettivo di sostenibilità o in cui la maggiorazione della cedola in caso di mancato raggiungimento dell’obiettivo è irrilevante”.

 

Ovviamente non è facile per il singolo investitore riuscire a distinguere il greenwashing dal green e, a monte, non c’è un reale controllo che impedisca a prodotti equivoci di arrivare sul mercato. Per aiutare nella scelta T.Rowe Price ha creato un framework proprietario che aiuta a valutare la qualità e l’autenticità delle obbligazioni con marchio ESG e a decidere se pagare il greenium richiesto.

 

“I nostri analisti – conclude Lawton – conducono ricerche approfondite, tra cui l’esame di risorse esterne come relazioni societarie, dati e documentazione obbligazionaria per raccogliere informazioni che potrebbero potenzialmente influenzare la nostra decisione di investimento (in senso positivo o negativo)”.

 

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia, dal giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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