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Obbligazioni societarie: per i gestori patrimoniali sono da comprare nel 2023

Obbligazioni societarie: per i gestori patrimoniali sono da comprare nel 2023

Le obbligazioni societarie sono reduci da un 2022 disastroso. Il valore del debito privato complessivo è diminuito di 2.600 miliardi di dollari, ovvero di quasi il 17% su base annua, secondo i dati forniti da Bloomberg. Ciò è avvenuto in un anno molto particolare, dove in tandem sono crollate azioni e obbligazioni, rendendo poco funzionale la classica strategia 60/40. Quest’ultima si basa notoriamente su un pilastro fondamentale, ossia che quando vi è tempesta nei mercati azionari, le obbligazioni fanno da tampone attutendo le perdite. Così non è stato e il motivo è tutto da ricercare nella serie di aumenti dei tassi d’interesse della Federal Reserve. Il rincaro del denaro da un lato ha creato le condizioni per l’arrivo di una recessione mandando giù le quotazioni azionarie, dall’altro ha reso meno appetibili i rendimenti dei titoli a reddito fisso quotati facendo in questo modo scendere i prezzi.

 

Obbligazioni societarie: perché investire nel 2023

Se per le azioni i gestori patrimoniali non sono molto convinti, per le obbligazioni societarie ritengono che ci sarà un rimbalzo quest’anno. Una delle ragioni sta nel fatto che il debito privato è più attraente rispetto a qualche tempo fa. In media oggi un bond societario a basso rischio quota circa 90 centesimi sul dollaro, mentre meno di due anni fa si aggirava intorno a 110 centesimi. Un’altra motivazione, secondo gli strateghi di Bank of America, è che le società ad alto rating utilizzeranno la liquidità mantenuta nelle riserve per abbassare il debito piuttosto che per riacquistare azioni, privilegiando in questo modo il comparto obbligazionario. In terzo luogo, se si dovesse materializzare una recessione tale da spazzare via una parte delle società, gli obbligazionisti sarebbero più tutelati rispetto agli azionisti, recuperando almeno una parte del loro investimento.

Alla luce di queste considerazioni, per UBS quest’anno vi sarà la più grande opportunità nelle obbligazioni societarie dell’ultimo decennio. Mentre, BofA prevede un rendimento totale, determinato dall’apprezzamento del capitale più gli interessi, del 9% annuo per i titoli di società ad alta qualità. Che il vento sta cambiando riguardo le obbligazioni societarie lo si vede dai dati rilasciati da Bloomberg sulle vendite di bond da parte delle aziende nella prima settimana di gennaio, arrivate a 58 miliardi di dollari sulla base di una crescita della domanda. Tutto ciò “porterà ad afflussi significativi, con gli investitori che hanno atteso a lungo questi livelli più elevati di rendimento”, ha affermato Matt Brill, responsabile del credito investment grade per il Nord America presso Invesco S.r.l.

 

Rischi da non sottovalutare

Chiaramente ci sono anche dei rischi, caratterizzati soprattutto dalla politica monetaria della Federal Reserve. La Banca Centrale americana potrebbe rallentare presto la stretta sul costo del denaro, ma per ora non c’è alcuna garanzia che l’inflazione si dirigerà rapidamente lungo l’obiettivo del 2% fissato dalla Fed. Se l’istituto monetario dovesse effettuare ulteriori aumenti in grado di innescare o rendere più intensa una recessione, molte società altamente indebitate potrebbero essere trascinate nel default, rendendo più problematico l’investimento sul debito. Mike Scott, gestore di portafoglio presso la società di investimento Man GLG a Londra, ritiene che “con la spesa dei consumatori destinata a rallentare, sarà difficile per alcune società i cui rating creditizi sono inferiori all’investment grade generare liquidità nel primo semestre”.

 

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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