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Obbligazioni turche: per Morgan Stanley vanno evitate

Obbligazioni turche: per Morgan Stanley vanno evitate

Le obbligazioni turche potrebbe essere un’attrazione per gli investitori, visti i rialzi di questi giorni. Le quotazioni dei bond a 10 anni denominati in dollari sono aumentate per quattro giorni consecutivi, portando i rendimenti in calo al di sotto del 10%, il livello più basso dalla metà del mese di settembre. La Turchia è riuscita a collocare 1,5 miliari di dollari in obbligazioni a scadenza 2028 con cedola 9,875% questa settimana, mostrando come le tensioni sui mercati emergenti si siano attenuate in questo frangente storico. Tuttavia, il Paese dovrà ancora piazzare 2 miliardi di dollari di bond per raggiungere il suo target di prestito nel 2022 a 11 miliardi di dollari.

Una cosa questa che si presta a molta incertezza, sia con riferimento al clima generale che si mantiene teso sia riguardo le condizioni specifiche del Paese che sta combattendo, a detta di molti nel modo sbagliato, con un’inflazione dell’85%. La Banca Centrale turca continua a tagliare i tassi d’interesse, allineandosi alle direttive del Presidente della Turchia Recep Tayyp Erdogan. Questo la mette in perfetta antitesi con tutte le opinioni dei banchieri centrali, che invece effettuano una stretta monetaria e sul costo del denaro per cercare di abbassare il livello dei prezzi.

 

Obbligazioni turche: vanno comprate?

Morgan Stanley non ha un giudizio positivo sulle obbligazioni turche. Secondo Neville Mandimika, stratega del debito sovrano dei mercati emergenti a Londra per Morgan Stanley, “la Turchia sembra costosa sia in termini assoluti che relativi”. L’esperto ribadisce la sua posizione contrarian in quanto “il rapporto rischio/rendimento non è chiaramente favorevole”. La banca d’affari americana ritiene che vi siano troppi rischi che possono fortemente condizionare le performance delle obbligazioni turche, tra cui la politica monetaria, le elezioni del prossimo anno e il potenziale di ulteriori vendite di obbligazioni nel mercato.

Mandimika comunque ha aggiunto che la Turchia storicamente ha emesso bond quando il mercato scambiava relativamente bene, ossia quando vi era bassa volatilità e spread compressi. “Se le condizioni di mercato reggono potrebbero ancora arrivare altri 2 miliardi di dollari di emissione”, raggiungendo così l’obiettivo che si è prefissato il Governo.

Di opinione diversa è invece Sergey Dergachev, senior portfolio manager e responsabile del debito societario dei mercati emergenti presso Union Investment Privatfonds GmbH a Francoforte. “La sovraperformance del credito turco è stata stellare. Il debito sovrano turco è uno dei debiti sovrani ad alto rendimento più liquidi in circolazione ed è relativamente facile da negoziare. Mi sembra che gli effetti della trasmissione di un’inflazione elevata e della politica della Banca Centrale sugli spread creditizi stiano diminuendo”, ha affermato l’esperto.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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