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OPEC: cos’è e cosa decide

OPEC: cos'è e cosa decide

Quando si parla dei prezzi del petrolio e delle dinamiche che vi stanno dietro, non si può assolutamente trascurare il ruolo che esercita l’OPEC. Questa organizzazione ha avuto un ruolo chiave in tutte le vicende che nella storia hanno riguardato il greggio, dagli shock petroliferi degli anni ’70 alla crisi pandemica, fino ad arrivare alla guerra Russia-Ucraina. Entriamo quindi più nel dettaglio per scoprire cosa fa l’OPEC, da quali Paesi è rappresentata e perché sono importanti le sue decisioni inerenti al petrolio.

 

OPEC: cos’è e come funziona

L’OPEC è l’acronimo di Organization of the Petroleum Exporting Countries, e riguarda l’organizzazione dei Paesi che producono ed esportano petrolio a livello mondiale. L’obiettivo è quello di fare gli interessi economici degli Stati membri, attraverso il coordinamento e l’armonizzazione delle politiche sul petrolio. Tale obiettivo generico può essere scisso in una serie di target specifici come: assicurare l’approvvigionamento ai Paesi membri, mantenere la stabilità dei prezzi, garantire la concorrenza tra i vari produttori e assicurare un ritorno di capitale agli investitori. Nella sostanza, l’OPEC è un cartello che mira a ridurre la competizione nel settore, ponendosi all’opposto di una forma più ampia di libertà nel mercato.

Il funzionamento dell’OPEC è espresso attraverso tre organi:

  • la Conferenza;
  • il Consiglio dei governatori;
  • il Segretario Generale.

La Conferenza è composta dalle delegazioni che rappresentano tutti gli Stati membri. L’istituto delibera con la presenza in ogni seduta di minimo tre quarti dei Paesi che costituiscono il cartello e ogni decisione passa con il voto unanime. Una volta approvata, la delibera entra in vigore dopo 30 giorni. Le riunioni della Conferenza avvengono almeno due volte l’anno, ma possono essere effettuati incontri straordinari su richiesta da parte di uno Stato membro o del Segretario Generale.

Il Consiglio dei Governatori è il braccio operativo dell’OPEC. L’organo è rappresentato da ogni Paese e si occupa del calendario dell’organizzazione, della redazione dei report e dell’implementazione delle decisioni da parte della Conferenza.

Il Segretario Generale è nominato dagli Stati membri e dura in carica per 3 anni, con possibilità di rinnovo per un ulteriore anno. Anch’egli svolge funzioni esecutive in armonia con il Consiglio dei Governatori.

 

OPEC: da chi è composto

L’OPEC è nato a Baghdad nel 1960 su iniziativa del Venezuela, con lo scopo di concordare da parte dei partecipanti il prezzo del petrolio. I Paesi fondatori furono cinque: Arabia Saudita, Iran, Iraq, Kuwait e appunto Venezuela. Da notare che, sebbene il cartello è a maggioranza araba, fu uno Stato sudamericano che ne propose la costituzione. Oggi, i Paesi che fanno parte dell’OPEC sono tredici e riguardano:

  • Algeria;
  • Angola;
  • Congo;
  • Guinea Equatoriale;
  • Gabon;
  • Iran;
  • Iraq;
  • Kuwait;
  • Libia;
  • Nigeria;
  • Arabia Saudita;
  • Emirati Arabi Uniti;
  • Venezuela.

Insieme costituiscono quasi la metà della produzione mondiale di greggio e oltre l’80% delle riserve a livello globale.

Diversi tra i più grandi produttori ed esportatori di petrolio in tutto il mondo non fanno parte dell’OPEC. Per questo, l’organizzazione si è alleata con alcuni di questi player, formando l’OPEC+. Si tratta di un’organizzazione allargata che, oltre ai membri dell’OPEC comprende altri dieci Stati, quali:

  • Russia;
  • Messico;
  • Kazakistan;
  • Azerbaijan;
  • Bahrein;
  • Brunei;
  • Malesia;
  • Oman;
  • Sudan;
  • Sudan del Sud.

Questi Paesi possono partecipare alle discussioni dell’OPEC e avere scambi con i membri del cartello. Tuttavia, non sono tenuti a rispettare le decisioni prese dalla Conferenza.

 

Quanto sono importanti le decisioni dell’organizzazione

L’OPEC ha avuto un’importanza enorme in tutti i fatti storici che hanno riguardato il petrolio e hanno quindi investito l’economia mondiale. L’esempio più emblematico riguarda il primo shock petrolifero degli anni ’70. Nell’ottobre 1973, allorché l’Occidente si schierò a favore di Israele nella guerra contro l’Egitto e la Siria, si scatenò la reazione dell’OPEC, che decise di non inviare più greggio alle nazioni occidentali facendo impennare le quotazioni del 70% e determinando una crisi energetica drammatica.

La guerra del Golfo dei primi anni ’90 fu un altro momento drammatico, con il presidente iracheno Saddam Hussein che spinse l’organizzazione a limitare l’offerta di greggio per far salire i prezzi in modo da aiutare l’Iraq a sostenere le spese di guerra.

Nei giorni nostri, fu famoso lo scontro fratricida tra i pesi massimi dell’OPEC+ Russia e Arabia Saudita durante la primavera del 2020. Allora l’avvento della pandemia stava affossando i prezzi del petrolio, ma i due giganti del cartello non si misero d’accordo sull’offerta e decisero di aumentare inopinatamente l’output spingendo i future del greggio in territorio negativo per la prima volta nella storia.

Dulcis in fundo, il conflitto in Ucraina ha fatto salire le quotazioni del petrolio fino a 140 dollari al barile nel 2022 – livello massimo raggiunto dal 2008 – perché le forniture della Russia sono state limitate. Tuttavia, l’OPEC non ha aumentato l’offerta per contenere i prezzi. Anzi, nell’estate del 2023 ha stabilito un taglio dell’output fino alla fine dell’anno.

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Redazione

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