OPEC, TENSIONE MASSIMA: CON LA RUSSIA E’ BRACCIO DI FERRO

Angelo Ciavarella di Infinox: “Mosca fa sul serio. La proposta dell’Opec? Può dare stabilità al petrolio, non ad aumentarne il prezzo”. In caso di mancato accordo, greggio sotto i 40. Intanto, anche il dollaro perde terreno

 

L’Opec lo aveva messo nero su bianco. Anche un po’ a sorpresa, se vogliamo: una dichiarazione ufficiale in cui i 13 paesi membri “raccomandano” un taglio da 1,5 milioni di barili alla produzione di petrolio. E fino alla fine dell’anno, per giunta, non più fino al 30 giugno come inizialmente era previsto, per una riduzione totale di 3,6 milioni di barili al giorno. In realtà la sorpresa non c’è. Perché dall’altra parte c’è la Russia. Che sin da subito ha messo in chiaro qual è la sua posizione al vertice di Vienna in corso in questi giorni e a cui partecipano Opec e Opec Plus: nessun interesse a effettuare un nuovo taglio. Con un tentativo, almeno così trapela dalle “room” del meeting, di diluire la propria posizione, anche attraverso i colloqui con altri paesi non Opec, in primis l’Azerbaijan. 

 

“L’Opec ha sparato alto, ma la Russia fa sul serio”

“La posizione e l’uscita ufficiale dell’Opec è quantomeno singolare -spiega Angelo Ciavarella, di Infinox-. Innanzitutto hanno sparato altissimo, nella parte alta del range. Le scorse settimane si era parlato di un taglio di 600 mila barili al giorno. Poi si è arrivati a 1 milione a pochi giorni dal vertice. Quindi, alla vigilia, 1,2. Ieri, ufficialmente, hanno alzato ulteriormente l’asticella: 1,5 milioni di barili. E’ evidente che l’Opec stia spingendo tantissimo per ottenere il prima possibile il proprio obbiettivo”. L’altro aspetto interessante riguarda le tempistiche. Perché, come anticipato, la proposta dell’Opec era un taglio fino al 30 giugno, quando si terrà il nuovo meeting: “Eppure, ieri sera si sono tenuti lunghi colloqui fra i 13 paesi membri. Che alla fine hanno rilanciato: 1,5 milioni di barili ma fino alla fine del 2020. Francamente, ci sembra molto difficile da ottenere come risultato, perché la Russia fa sul serio” è il commento di Ciavarella. Che aggiunge: “Abbiamo incrociato ieri il ministro dell’Energia della Russia, Alexandr Novak: non aveva un volto disteso, posso confidarlo. La posizione di partenza di Mosca è: non tagliare. Potrebbe ammorbidirsi nel corso delle riunioni, ma è ovvio che le compagnie petrolifere russe non abbiano nessuna voglia di perdere quote di mercato”.

 

Petrolio, come la crisi del 2016?

La Russia è il secondo produttore mondiale di greggio con 10,6 milioni di barili. A quanto pare, ha anche respinto la proposta dell’Arabia Saudita di farsi carico dei due terzi del taglio, lasciando a tutti gli altri produttori l’onere di tagliare il resto della quota. “A questo punto è imperativo un compromesso, che potrebbe essere 1,5 milioni di barili fino al 30 giugno per poi fare altre riflessioni” aggiunge l’analista di Infinox, che di fronte alla forte retromarcia del prezzo del petrolio sul mercato (viaggia a 44 dollari al barile) parallelamente a quello dell’equity, commenta: “Se dovesse scendere sotto i 40 potremmo assistere a un crollo simile a quello del mese di febbraio del 2016, quando da 65 $ si arrivò a 25-27 $. Non dimentichiamo che quest’anno l’Opec ha tagliato la crescita della domanda: da 1,1 milioni a 0,48 milioni di barili al giorno. Ma secondo Goldman Sachs si potrebbe arrivare a una crescita negativa, sotto il milione di barili al giorno. Contro i +101mila pronosticato a inizio anno”.

 
Grafico Petrolio Wti by TradingView

 

Giù il dollaro. Giù gli azionari. Giù il petrolio

Intanto, anche il Dollaro sta perdendo valore (Dollar Index sotto i 96, ai minimi da un anno). Un movimento che dovrebbe agevolare il prezzo del petrolio. Che invece scende. Così come gli indici azionari, che stanno abbandonando i propri supporti, proprio come il greggio. “Se non ci fosse un accordo è probabile che il petrolio scenda sotto i 40 -osserva Ciavarella-. Ma non bisogna pensare che un calo così forte possa dare benefici ai consumi. Perché le aziende petrolifere sono gigantesche, in termini di occupati e di progetti. Insomma: occorre una certa stabilità”. L’economia fa fatica a sostenere un sistema in cui si indebolisce la principale valuta mondiale, il dollaro, e contemporaneamente si indebolisce la materia prima. “Il taglio dell’Opec -conclude l’analista Infinox- non serve per far crescere il prezzo ma per evitare che scenda ancora ed evitare che molte società, in particolare quelle americane, rischino di fallire”.


Grafico Dollar Index by TradingView