OPEC: UN TAGLIO DA 1,5 MLN DI BARILI POTREBBE NON BASTARE

A Vienna è scontro Russia-Arabia Saudita. L’Opec chiede un taglio da 1,5 milioni, Mosca si oppone. Ma forse, per rivedere il petrolio a quota 50 $, è troppo tardi. Con l’analisi di Domenicantonio De Giorgio

 

Un taglio da un milione e mezzo di barili di petrolio al giorno. Questo è l’obiettivo dell’Arabia Saudita e dei 13 ministri dell’Opec. Questo è l’accordo che hanno trovato oggi a Vienna per intervenire sul forte calo della domanda del greggio a causa del coronavirus. Un taglio che andrebbe ad aggiungersi ai già effettivi 2,1 milioni di barili al giorno, taglio che proseguirà fino a fine 2020. Ma forse non potrebbe bastare. Forse, è troppo tardi. Innanzitutto perché la Russia non ci sta. L’Opec Plus non ci sta e dovrà decidere se accettare o meno tale decisione nella giornata di domani. Gli interessi, al momento, sono divergenti, per non dire opposti. Le posizioni saudite e quelle di Mosca appaiono inconciliabili, anche se dall’Austria c’è chi sostiene che le due parti, nel corso delle riunioni, potrebbero trovare un punto di incontro, per una mediazione che inevitabilmente non sarebbe di un milione e mezzo di barili al giorno, bensì, con una stima ottimistica, di un milione di barili. Un taglio, come detto, che non servirebbe a niente. O meglio servirebbe, ma solo a evitare che il prezzo del petrolio scivoli ancora più al di sotto dei 43 dollari al barile, minimi raggiunti venerdì 28 febbraio, mai così in basso da dicembre 2018. Per far risalire il prezzo servirebbe un intervento molto più efficace. Inoltre, c’è un’altra posizione difficile da smuovere ed è quello della Libia, la cui produzione di greggio ha raggiunto i minimi storici dai tempi di Gheddafi. 

 

Opec, un intervento tardivo

“A dicembre 2008, in risposta al fallimento di Lehman Brothers, l’Opec tagliò 4,2 milioni di barili al giorno -osserva Domenicantonio De Giorgio, docente di Economia dei Mercati Finanziari all’Università Cattolica di Milano, intervistato dalla giornalista Annabella d’Argento su Le Fonti Tv-. In quel periodo la domanda di petrolio si era contratta a livello globale alla stessa velocità con cui si sta contraendo oggi quella dell’Asia, che rispetto ad allora ha guadagnato posizioni, risultando la prima compratrice di greggio in assoluto”. Ecco perché un intervento, oggi, potrebbe essere inutile, salvo evitare che il prezzo scenda ancora. Le richieste di greggio sono sempre più basse e “un dollaro perso per un barile che vale tra i 42 e i 43 $ ha un peso ben differente rispetto al valore che ha per un barile che vale tra i 54 e i 55 $. Per questo motivo il taglio da un milione di barili al giorno andava fatto 4 settimane fa, quando il prezzo era a 54 dollari al barile. In quel momento poteva aver senso evitare che scendesse a quota 40. Oggi il taglio, se avrà il via libera, può permettere al Wti di restare al di sopra dei 40, ma siamo già a 46 $. cambia poco” continua De Giorgio.


Grafico Petrolio Wti by TradingView

 

Gli interessi della Russia

Come anticipato, on è escluso che Arabia Saudita e Russia siano distanti solo per strategia di negoziazione. In fondo, se la situazione coronavirus non dovesse rientrare, si stima una produzione negativa del petrolio per il 2020, fatto accaduto solo 4 volte negli ultimi 40 anni, un’eventualità che non è nell’interesse di nessuno. Ieri sera, si è tenuto un meeting di tre ore tra i ministri Opec della Russia e l’entourage del principe saudita. “Ma i russi hanno le loro pipelines. Non vendono petrolio via mare come l’Arabia, utilizzano le loro condutture -prosegue De Giorgio-. E la Cina, al momento, ha i porti chiusi, il che rende molto difficile, se non impossibile, qualunque tipo di rapporto commerciale. Mosca inoltre vende il petrolio all’Europa in netta concorrenza con gli americani. E sono note le prime avvisaglie di crisi e do fallimenti negli Usa a livello di shale oil, l’ideale per i russi, per niente toccati, o comunque in modo molto blando, dall’emergenza globale del coronavirus”.

 

La fine dell’Opec +?

“Lo dico in modo provocatorio -conclude De Giorgio- se l’accordo non verrà trovato, o se comunque il taglio concordato non permetterà di ottenere i risultati che l’Arabia e l’Opec in generale si aspetta, potrebbe dimostrare che l’Opec + è completamente inutile. Per far sì che il prezzo del petrolio torni a salire, serve un taglio molto più forte: almeno di 2,5 milioni di barili al giorno“.