Dopo averlo trasformato in una sorta di social network in stile TikTok, OpenAI ha deciso di chiudere Sora, la sua applicazione per generare video con l’intelligenza artificiale. Lo shut down è stato annunciato a sorpresa con un post su X, nel quale l’azienda che ha sviluppato ChatGpt ringrazia “tutti coloro che hanno creato con Sora, l’hanno condivisa e hanno contribuito a costruire una comunità attorno ad essa”.
“Ciò che avete fatto con Sora è stato importante e sappiamo che questa notizia è piuttosto spiacevole”, conclude il post. Lanciata nel dicembre 2024, l’app text-to-video di OpenAI non è più scaricabile su Google Play e sull’App Store di Apple. Anche l’accordo con Disney per permettere agli utenti di usare i personaggi Disney, Marvel, Pixar e Star Wars nella creazione dei video è saltato, come ha confermato un portavoce del colosso di Burbank.
In questo articolo:
- OpenAI chiude Sora: le ragioni dello shut down dell’app
- Le polemiche per i deepfake e la violazione del copyright
- Una struttura operativa snella in vista della quotazione
OpenAI chiude Sora: le ragioni dello shut down dell’app
L’ormai ex startup guidata da Sam Altman non ha commentato per vie ufficiali le ragioni della chiusura di Sora, limitandosi a ribadire che “sta riducendo i progetti sperimentali per focalizzarsi su priorità più sostenibili”. La Bbc ha confermato che l’interruzione è avvenuta per concentrarsi su altri settori, su tutti il coding, la robotica e nuove forme di intelligenza artificiale avanzata come gli agenti AI autonomi. In quest’ultimo caso un’evoluzione di Operator, lanciato all’inizio del 2025 e poi dismesso ad agosto.
Secondo il Wall Street Journal, i costi operativi per mantenere Sora sarebbero risultati eccessivi e OpenAI avrebbe deciso di dirottare i propri capitali su comparti più remunerativi e con una maggiore richiesta commerciale, specie in vista dell’imminente quotazione in Borsa che potrebbe avvenire già nel quarto trimestre del 2026. La quantità di risorse – potenza di calcolo, energia, infrastrutture – che richiede un’app di questo genere comporta un costo piuttosto elevato per l’utente finale, ma gli abbonamenti non sarebbero sufficienti per coprire i costi. Un mercato meno remunerativo del previsto, perché ancora inesistente.
Sora ha raggiunto il picco massimo di successo lo scorso novembre con oltre 3,3 milioni di download complessivi. La crescita è crollata subito e a febbraio i download sono diventati 1,1 milioni. Alcuni media statunitensi rivelano che Fidji Simo, la dirigente a capo della divisione applicazioni di OpenAI, avrebbe tenuto una riunione interna per ribadire che ora l’obiettivo principale dell’organizzazione è il settore aziendale. La compagnia californiana vuole orientarsi verso soluzioni per imprese e professionisti, sviluppando app software, suite per migliorare l’efficienza lavorativa e strumenti di produttività richiesti e utilizzabili sia dalle aziende che dai singoli utenti.
Le polemiche per i deepfake e la violazione del copyright
Un’altra ragione dietro la chiusura di Sora è il fronte gestione del rischio. Quando l’app è stata lanciata negli Stati Uniti e in Canada, ha suscitato controversie immediate per la proliferazione di realistici video deepfake e di contenuti creati a scopo disinformativo e per l’utilizzo di immagini senza consenso. OpenAI è stata spesso costretta a intervenire per bloccare le creazioni di numerosi personaggi pubblici fatte con l’intelligenza artificiale a scopi discutibili e in situazioni inappropriate.
La produzione di video generati con l’AI con protagonisti personalità protette da diritto d’autore e l’utilizzo fraudolento dell’applicazione espongono l’azienda a proteste, denunce e azioni legali, come quella dei sindacati degli attori, in particolare il Sag-Aftra, per la tutela delle loro voci e immagini. La reputazione è un pericolo enorme per una società che vuole quotarsi in Borsa e incidenti di questo tipo, con una Ipo all’orizzonte, rischiano di incidere in maniera significativa sulla percezione degli azionisti e sul rendimento delle quote.
Non è da sottovalutare, infine, la forte concorrenza nel settore dei video realizzati con l’AI. La pressione competitiva è tanta. Il comparto è gigantesco e in grande crescita, affollato da concorrenti di primo piano quali Google, Meta, Anthropic, Amazon, Runway, Grok e Pika, senza dimenticare i generatori di players cinesi come Seedance, Hailuo e Kling. Naturalmente Sora non sparisce del tutto: tutto lascia pensare che, dopo averla sperimentata, OpenAI la integrerà all’interno di ChatGpt.
Una struttura operativa snella in vista della quotazione
Oltre a voler dimostrare una redditività concreta e razionalizzare le spese, OpenAI punta ad attirare gli investitori eliminando i progetti secondari e procedendo ad una profonda riorganizzazione aziendale. A partire da Altman, che ha annunciato ai dipendenti la scelta di rinunciare alla supervisione diretta dei team interni dedicati alla protezione dei sistemi e alla sicurezza. L’amministratore delegato dell’azienda si è staccato ufficialmente dalle attività del comitato che fornisce le raccomandazioni cruciali sulle decisioni critiche da prendere in materia.
La guida del Safety and Security Committee è stata affidata a Zico Kolter, esperto di machine learning e professore presso la Carnegie Mellon University, affiancato da personalità come l’imprenditore e informatico Adam D’Angelo (il direttore tecnico di Quora), il generale Paul Nakasone (ex direttore dell’Nsa) e l’avvocata Nicole Seligman, ex vice presidente di Sony Corporation. L’intenzione è quella di separare la gestione operativa dal controllo etico sugli strumenti prodotti, rafforzare la collaborazione tra le squadre di ricerca, sicurezza e policy e affidarsi a figure indipendenti e tecniche, costruendo collaborazioni con organizzazioni di terze parti per valutazioni conformi e trasparenti.









