Orcel di Unicredit lancia l’allarme: urge integrazione bancaria in Europa

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Unicredit ha investito in Commerzbank e ha presentato un’offerta pubblica di scambio per acquisire Banco BPM con lo scopo di creare banche più forti per l’Europa, ha ha scritto Andrea Orcel in una lettera al Financial Times. L’amministratore delegato di Unicredit ha denunciato come il Vecchio Continente sia in una posizione “letargica” rispetto agli Stati Uniti e quindi sia giunto il momento di svegliarsi e reagire. Orcel è l’uomo del momento nel panorama bancario europeo, mentre si accinge a compiere operazioni che potrebbero segnare il futuro del sistema finanziario a livello internazionale. Le decisioni di scalare le banche citate sono state prese “nell’interesse degli stakeholder, ma mettono comunque sul tavolo una più ampia convergenza dell’Unione europea e il futuro del mercato unico”, ha sottolineato il CEO.

Attualmente, prosegue, “il mercato unico è incompleto e necessita di interventi”. Ed è per questo che bisogna “concentrarsi su una strategia per la crescita a livello UE”. Tutto ciò è frustrante, in quanto Orcel osserva le difficoltà per “mettersi d’accordo su cose semplici come una vera unione dei mercati dei capitali e un’unione bancaria per sostenere investimenti e crescita”. In questo punta il dito sulla classe politica europea, che dovrebbe “spingere queste riforme”. Al riguardo, Orcel ha citato i report pubblicati recentemente da Enrico Letta e Mario Draghi. “Ci hanno ricordato cosa è in gioco. Senza mettere insieme risorse critiche e aumentare la nostra crescita strutturale, l’UE rischia di rimanere indietro rispetto ad altri blocchi nell’ambito dei centri di innovazione e creatività”, ha scritto.

 

Orcel, ecco cosa significa una maggiore integrazione

L’integrazione del sistema bancario europeo è fondamentale, insomma. Orcel sottolinea che “abbiamo già i pilastri di un’unione bancaria che potrebbe essere completata rapidamente”. Ora si tratta solo di agire. Quali sarebbero i vantaggi di una maggiore aggregazione? Innanzitutto, si creerebbe “una maggiore potenza di fuoco per finanziare nuove infrastrutture e la crescita delle imprese”, sottolinea il top management. Inoltre, “con una maggiore portata paneuropea arrivano economie di scala e competenza a livello UE”. Ciò implica “un maggiore impiego di capitale per le imprese che hanno bisogno di finanziamenti per crescere e più opzioni per raccogliere fondi, anche attraverso i mercati dei capitali”. Significa inoltre che “imprese più ambiziose e in crescita possono connettersi ai flussi commerciali e accedere a nuovi mercati, soprattutto all’interno dell’UE”. Comporta anche “maggiori investimenti in prodotti e servizi a sostegno dei risparmiatori”. E significa infine “banche più forti, resilienti e affidabili”.

Se tutto questo non avviene, la conseguenza è che continuerà un “rallentamento degli investimenti, una creazione di ricchezza ostacolata e un divario sempre più ampio tra noi e altri blocchi”. Giocoforza, “i giovani lasceranno il nostro continente in cerca di opportunità altrove. Rischiamo la nostra prosperità a lungo termine e, con essa, la forza di sostenere i nostri ideali europei”. In questo modo si perderanno talenti e, come ha avvertito Draghi, si consumerà un “lenta agonia per l’Europa”, ha concluso Orcel.

 

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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