Il 2024 è stato un anno stellare per l’oro, che ha raggiunto un record storico di 2.787 dollari l’oncia. È la migliore performance da oltre un decennio. Sono state diverse le cause che hanno spinto il rally della materia prima fin qui.
Innanzitutto, gli investitori hanno trovato nell’oro il tradizionale bene rifugio in un contesto di grande incertezza a livello economico e geopolitico. Le guerre in corso in Ucraina e Medio Oriente, nonché le tensioni commerciali tra USA e Cina hanno tenuto sulla corda gli investitori, anche per gli effetti sull’economia di molte nazioni. L’Europa, ad esempio, non è ancora riuscita ad assorbire completamente gli effetti dell’interruzione delle forniture del gas da Mosca. La Germania è una dimostrazione plastica di tale situazione, dal momento che la forte industria tedesca è particolarmente energivora e ha potuto sfruttare negli anni il gas russo a basso costo. Di fronte a un quadro così complesso, gli investitori hanno preferito un porto sicuro come l’oro, che viene utilizzato come riserva di valore a livello mondiale.
Proprio quest’ultimo aspetto ha spinto le Banche centrali ad accumulare una quantità record di lingotti nei propri caveau. In particolare, le Banche centrali russe e cinesi hanno intensificato gli acquisti dopo che Mosca si è vista congelare centinaia di miliardi di dollari nell’ambito delle sanzioni occidentali per avere iniziato la guerra contro l’Ucraina.
Un’altra ragione che ha portato il mercato a puntare sull’oro è stata l’inizio del ciclo dei tagli ai tassi di interesse da parte delle Banche centrali. Il metallo prezioso si trova più a suo agio quando i tassi sono bassi perché si riduce il costo opportunità di detenere oro. In sostanza, questo asset non produce interessi, quindi non è redditizio. Se altri beni rifugio come dollaro e titoli di Stato USA hanno rendimenti elevati, a parità di condizioni, gli investitori preferiscono quelle attività piuttosto che l’oro. Quindi diminuisce la domanda del metallo. Processo opposto invece quando i rendimenti sul mercato sono più bassi.
Oro: ecco cosa succederà nel 2025
Cosa aspettarsi per il 2025 dopo un anno record? Secondo il rapporto di dicembre del World Gold Council (WGC), il prossimo anno sarà caratterizzato da grosse incertezze che potrebbero impattare sui prezzi dell’oro.
Nell’outlook 2025, il WGC ha affermato che gli investitori saranno concentrati sul secondo mandato presidenziale negli Stati Uniti di Donald Trump e su cosa ciò potrà significare per l’economia globale. Inizialmente potrebbe determinarsi una certa propensione al rischio che allontanerebbero i trader dall’oro, ma a lungo andare subentrerebbero guerre commerciali e forze inflazionistiche che potrebbero impattare sulla crescita economica. “Il consenso del mercato su variabili macro chiave come il PIL, i rendimenti e l’inflazione, se prese al valore nominale, suggeriscono una crescita ma molto più modesta per l’oro nel 2025“, scrive l’associazione delle principali aziende minerarie aurifere globali. A determinare il rialzo dei prezzi del metallo sarebbero “una domanda delle Banche centrali più forte del previsto o un rapido deterioramento delle condizioni finanziarie”.
Tuttavia, un vento contrario per l’oro potrebbe rivelarsi “un’inversione di tendenza della politica monetaria, che porti a un aumento dei tassi di interesse”, sottolinea il WGC. Infine, sarà fondamentale il ruolo della Cina. “I consumatori sono rimasti in disparte mentre gli investitori hanno fornito supporto. Ma queste dinamiche dipendono dagli effetti diretti (e indiretti) del commercio, dagli stimoli e dalla percezione del rischio”, si legge nel rapporto.
Cosa attendersi quindi il prossimo anno in merito ai prezzi dell’oro? Secondo gli analisti di Goldman Sachs, entro la fine del 2025 vedremo le quotazioni giungere alla soglia di 3.000 dollari l’oncia. Anche UBS prevede la continuazione del rally, ma il percorso della materia prima si arresterà a 2.900 dollari.









