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Oro: 4 fattori lo spingeranno ancora al rialzo nel 2024

Monete e gioielli d'oro

Da inizio anno l’oro sta vivendo un momento di appannamento sui mercati delle materie prime. Le quotazioni sono scese di circa 2,5 punti percentuali (fonte Bloomberg), verso la soglia dei 2.000 dollari l’oncia. Il vuoto d’aria dopo due mesi di permanenza sopra quota 2.000, si spiega con il riposizionamento dei mercati finanziari su nuove aspettative riguardo la politica monetaria delle Banche centrali.

Tassi elevati rendono meno conveniente detenere il metallo prezioso che non paga né cedole né dividendi. Il prolungamento dell’attesa per il primo taglio dei tassi di interesse – il FedWatch Tool del CME per la Federal Reserve sconta al 53% la prima riduzione a giugno – ha favorito il reddito fisso e il dollaro. Le previsioni sull’oro per il 2024 rimangono tuttavia positive, con diversi fattori di sostegno per le quotazioni. Tra questi:

 

  1. Discesa dei tassi di interesse e del dollaro;
  2. Domanda di oro dalle Banche centrali;
  3. Fattori geopolitici (guerre ed elezioni);
  4. Massimi apparenti.

 

Il grafico lineare mostra l'andamento delle quotazioni dell'oro. Da inizio anno è passato da 2062 a 2007 dollari l'oncia
Quotazioni dell’oro – Fonte: Bloomberg

La discesa dei tassi di interesse

Gli investitori sono rimasti finora a bocca asciutta. Niente tagli dei tassi di interesse almeno fino a giugno, né da parte della Fed, né dalla BCE. Inoltre, se i dati economici dovessero confermarsi forti – in particolare negli Stati Uniti dove non si è ancora registrato il calo nel mercato del lavoro desiderato dalla Banca centrale USA – , probabilmente nemmeno giugno sarà il mese giusto per la prima riduzione. Attualmente il FedWatch della CME stima una probabilità del 53%, in calo, per un taglio a giugno.

Tuttavia i tagli arriveranno, anche se in ritardo rispetto alle attese. E quando le Banche centrali inizieranno a dare indicazioni più nette in tal senso l’oro ne beneficerà. È la convinzione di Nitesh Shah, responsabile delle commodity e della ricerca macro di WisdomTree, il quale afferma che “quando i tagli ai tassi cominceranno a essere comunicati, il metallo probabilmente si risolleverà e, se gli stessi saranno effettivamente attuati, l’oro potrebbe raggiungere un nuovo massimo storico di 2.210 dollari l’oncia entro la fine dell’anno”.

Mostra meno sicurezza sul comportamento delle Banche centrali Benjamin Louvet, responsabile delle commodity per Ofi Invest AM, secondo cui “attualmente non è possibile determinare quale strada sceglieranno, se essere più accomodanti appena raggiunto l’obiettivo di inflazione o perseverare”. Anche in questo secondo caso, tuttavia, lo scenario rimarrà favorevole all’oro, in quanto “in caso di recessione, il crollo del mercato azionario potrebbe spingere un numero maggiore di investitori verso un porto sicuro ma in caso contrario si verificherebbe una riduzione dei rendimenti obbligazionari che è lo scenario migliore possibile per il metallo giallo”.

 

La domanda di oro delle Banche centrali

La domanda di oro da parte delle Banche centrali è il fattore più forte tra i quattro che sostengono le quotazioni del metallo prezioso e ha lavorato molto bene già negli anni precedenti al 2024. Spiega Diego Franzin, responsabile delle strategie di portafoglio di Plenisfer Investments SGR: “Dopo lo scoppio della crisi finanziaria del 2008 abbiamo assistito a un fondamentale cambio di regime, con le Banche centrali che hanno progressivamente rivalutato la funzione e rilevanza dell’oro nella gestione degli asset di riserva”.

In particolare sono state le Banche centrali dei Paesi emergenti a incrementare gli acquisti di oro. Un trend che è destinato a proseguire “sostenuto dal processo di de-dollarizzazione in corso”. Nel solo terzo trimestre del 2023 gli Istituti centrali hanno comprato 337.000 tonnellate di oro, il terzo ammontare più elevato mai registrato, raggiungendo sull’intero anno 800.000 tonnellate di acquisti (fonte: Bloomberg).

“Sebbene sia difficile da battere, la domanda per il 2024 potrebbe essere della stessa portata. I Paesi non appartenenti al G7 stanno acquistando oro a un ritmo record per diversificare le loro riserve in valuta estera” aggiunge Shah, mentre Louvet di Ofi Invest fa notare come “secondo i dati del World Gold Council, su 57 Banche centrali, 14 di mercati sviluppati e 43 di economie emergenti, il 24% ha dichiarato di voler aumentare le riserve di oro e solo il 3% di volerle ridurre”.

Peraltro, nonostante gli ingenti acquisti realizzati negli ultimi anni, la quota di riserve in oro delle Banche centrali dei Paesi emergenti è ancora molto lontana da quella detenuta dai Paesi sviluppati. Sempre secondo Bloomberg il livello si attesta al 34% in Nord America, al 5% in Sud America, al 2% in Cina.

 

I fattori geopolitici: guerre ed elezioni

Lo scenario geopolitico e politico globale è diventato più caotico negli ultimi anni, con un aumento delle tensioni tra Stati Uniti e Cina, lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina e il conflitto tra Hamas e Israele che rischia di coinvolgere altri Paesi dell’area mediorientale. Ad aggiungere incertezza sullo scenario ci sono poi le numerose elezioni che impegneranno, nel corso dell’anno, 76 Paesi (tra i quali gli Stati Uniti) e circa 4 miliardi di persone, oltre la metà della popolazione mondiale. Il fattore elezioni agisce sulle decisioni di acquisto di oro e potrebbe perdere di intensità una volta chiuse le urne e stabilizzatosi l’esito del voto.

“L’oro potrebbe essere ulteriormente rafforzato dalle scelte di quegli investitori che vogliono evitare brutte sorprese alle urne” commenta Louvet. “Nelle fasi di incertezza, l’oro assolve tradizionalmente alla sua funzione di bene rifugio e i conseguenti acquisti ne sostengono il prezzo” aggiunge Franzin.

 

I massimi “apparenti” dell’oro

Un dubbio potrebbe assalire gli investitori in oro. Si riuscirà ad andare oltre i massimi storici in area 2.075 dollari l’oncia segnati nel 2020? E di quanto? Diego Franzin precisa che in realtà prendere a riferimento il massimo storico del 2020 può essere fuorviante. “Se si adegua il prezzo dell’oro all’inflazione per renderlo comparabile con i valori del passato, emerge che il record è solo apparente e ancora lontano dai valori normalizzati rispetto all’inflazione toccati in occasione di precedenti picchi, ovvero circa 2.500 dollari alla fine degli anni 70 – in occasione della crisi petrolifera – e più recentemente, tra il 2011 e il 2014, durante le crisi dei debiti sovrani, e circa 2.350 dollari durante la fase pandemica”. Anche facendo riferimento al massimo più recente, quello del 2020, Nitesh Shah fa notare che “ci troviamo distanti di oltre il 15% da quei valori in termini reali”.

Nel grafico elaborato da Plenisfer su dati Bloomberg si vedono le quotazioni dell'oro normalizzate per l'inflazione
Le quotazioni dell’oro normalizzate per l’inflazione – Fonte: elaborazione Plenisfer su dati Bloomberg

I target 2024 per l’oro

Alla luce di quanto evidenziato, l’oro dovrebbe proseguire al rialzo anche nel 2024 e raggiungere un nuovo massimo storico (nominale) a 2.210 dollari l’oncia entro la fine dell’anno. È questo il target proposto da Nitesh Shah di WisdomTree che sottolinea come la quotazione in termini reali sia inferiore del 36% rispetto al massimo storico normalizzato per l’inflazione.

Secondo Shah l’oro potrebbe spingersi fino a 2.455 dollari l’oncia se il taglio dei tassi di interesse da parte della Fed iniziasse nel primo trimestre dell’anno, un evento che al momento attuale è già possibile escludere. La prospettiva opposta, ovvero di una discesa delle quotazioni a 1.830 dollari, si avrebbe nel caso la Fed dovesse essere riluttante a tagliare i tassi di interesse giustificando la scelta con la tenuta dell’inflazione.

Sostanzialmente in linea con lo scenario positivo di Shah è anche Louvet di Ofi Invest, secondo il quale un approdo tra 2.300 e 2.400 dollari l’oncia sarebbe possibile anche in caso di una riduzione dei tassi di interesse di soli 50 punti base.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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