L’oro, tradizionalmente considerato un rifugio sicuro nei periodi di incertezza, ha recentemente dimostrato ancora una volta la sua resilienza, confermando la sua funzione difensiva nel contesto economico globale. Dall’11 luglio, quando il cambio USD/JPY è sceso sotto la soglia di 160, il metallo giallo ha registrato un aumento di circa l’1,5%. Tuttavia, le oscillazioni di mercato osservate durante i giorni di venerdì 2 e lunedì 5 hanno messo in evidenza la vulnerabilità a repentini scossoni.
Nonostante i future sui tassi Fed scontino 50 punti base di tagli in vista del Fomc del 18 settembre, il prezzo dell’oro ha subito una drastica caduta, avvicinandosi a un calo del 5% dal massimo al minimo. Questo movimento non è stato isolato. I mercati, sotto pressione a causa di un posizionamento long, quotazioni tirate e di una bassa liquidità tipica del mese di agosto, sono crollati pesantemente.
Le dinamiche dell’oro: la recessione arriverà davvero?
“Sebbene i posizionamenti long sull’oro non fossero straordinari in termini di lotti netti non commerciali detenuti (252k lotti, 65% del massimo degli ultimi 15 anni), l’esposizione nominale in dollari USA degli investitori ha raggiunto un nuovo massimo sopra i 70 miliardi di dollari” spiegano in un report gli analisti di Macquarie.
Il COT report (Commitment of traders) dell’oro – il documento pubblicato settimanalmente dalla Commodity Futures Trading Commission (CFTC) degli Stati Uniti che fornisce informazioni sulle posizioni aperte nel mercato dei futures e delle opzioni – mostra un alleggerimento delle posizioni net long dei non commercial, ovvero i trader che non utilizzano la materia prima a fini produttivi o per altre attività commerciali. Di solito i net long dei non commercial si muovono nella direzione dei prezzi del mercato.

“Esiste un potenziale evidente affinché le dinamiche di risk-off estendano la recente forza dell’oro, se ciò dovesse portare a un allentamento della politica più rapido e/o ampio del previsto, ma qualsiasi ulteriore stabilizzazione dei dati macroeconomici probabilmente comporterebbe una riduzione ulteriore della valutazione attuale dei futures” prosegue il report.
Il riferimento è al dato sull’ISM servizi che si è attestato a 51,4 nell’ultima rilevazione. Considerando che il 70% dell’economia statunitense è fatta dai servizi, non è così immediato pensare a una prossima recessione, anche se l’allarme è stato lanciato da più parti.
“Da una prospettiva di crescita, il rallentamento delle sorprese nei dati macroeconomici è notevole – riprendono gli analisti di Macquarie – ma gran parte di questo sembra ancora una delusione per la mancanza di accelerazione della crescita piuttosto che per una vera e propria contrazione”.
Se così fosse, ovvero se quella manifestata dall’economia degli Stati Uniti non fosse una vera e propria contrazione, l’oro potrebbe incontrare difficoltà a salire ancora nel breve termine, trovando comunque un sostegno nel suo ruolo tradizionale di rifugio sicuro.
L’analisi della stagionalità del metallo prezioso effettuata con la piattaforma Forecaster conferma che il periodo potrebbe non essere favorevole. In particolare il mese di settembre è statisticamente impegnativo. Il comportamento negli ultimi cinque e dieci anni è uniforme. Nel primo caso l’oro ha perso terreno in media del 4,5% in tutti cinque gli anni. Nel secondo caso la statistica offre un 90% di affidabilità, per un calo medio del 3,6%.
Argento e platinoidi, il peso della debolezza del manifatturiero
Il discorso è diverso quando si parla di argento e metalli PGM, i cosiddetti platinoidi. Sono sei metalli del gruppo del platino presenti oggi in molti prodotti tecnologici: platino, palladio, rodio, rutenio, iridio e osmio.
A causa del loro utilizzo nell’industria, l’andamento di questi metalli è molto più legato alle condizioni del manifatturiero. A differenza dei servizi, tuttavia, l’industria ha manifestato dei segnali di rallentamento.
Spiegano da Macquarie: “I metalli PGM hanno mostrato segni di debolezza, probabilmente a causa della loro relativa illiquidità. Infatti, l’aumento dell’interesse aperto indica una crescita delle posizioni short, con il rapporto sui commitment of traders (che evidenzia un nuovo massimo di 23mila lotti short sul palladio”.
Anche per l’argento, il cui andamento ricalca quello dell’oro, c’è un impatto proveniente dal settore industriale, dove il metallo è molto utilizzato: “Il fatto che la debolezza sia stata concentrata nel settore manifatturiero – con il PMI globale di S&P per luglio in calo a 49,7 rispetto al suo equivalente nei servizi a 53,3 – rappresenta evidentemente un ostacolo per l’argento e i PGM” spiegano gli analisti di Macquarie.









