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Oro: nel 2022 acquisti Banche centrali ai massimi di 11 anni

Oro: nel 2022 acquisti Banche centrali ai massimi di 11 anni

Il rally dei prezzi dell’oro a partire dall’inizio del quarto trimestre 2022 ha una matrice: una montagna di acquisti da parte delle Banche centrali. Secondo i dati forniti dal World Gold Council (WGC), la domanda proveniente dalle autorità monetarie di tutto il mondo nell’ultimo quarto dello scorso anno è stata di 1.337 tonnellate di oro, il che ha condotto alla più grande domanda annuale dal 2011 a 4.741 tonnellate (escludendo il trading over the counter). Su base annua la crescita è stata del 18%, mentre rispetto a 11 anni fa l’incremento è arrivato al 152%.

“Questo ha segnato un anno eccezionale per gli acquisti delle Banche centrali: il 2022 non è stato solo il tredicesimo anno consecutivo di acquisti netti, ma anche il secondo più alto livello di domanda annuale mai registrato dal 1950, spinto da +400 tonnellate di domanda sia nel Q3 che nel Q4”, ha affermato il WGC. La maggiore quantità acquistata è provenuta dalla Banca Centrale turca con un record di 542 tonnellate, mentre gli istituti monetari di Cina, India, Egitto, Qatar, Iraq, Emirati Arabi Uniti e Oman hanno aumentato significativamente le loro riserve auree nel corso dell’anno, osserva il WGC.
Quanto all’offerta, vi è stato un incremento del 2% a 4.755 tonnellate lo scorso anno, mentre la produzione mineraria ha segnato il top degli ultimi quattro anni a 3.612 tonnellate.

Oro: i motivi degli acquisti delle Banche centrali

Le ragioni che stanno dietro la detenzione di oro da parte delle Banche centrali sono da ricondurre all’elevata inflazione e al ruolo di bene rifugio che conserva il metallo giallo durante i periodi di crisi. “Non sorprende quindi che in un anno segnato dall’incertezza geopolitica e dall’inflazione dilagante, le Banche centrali abbiano scelto di continuare ad aggiungere oro alle loro casse e a un ritmo accelerato”, ha sottolineato il WGC. Eppure nei primi tre trimestri del 2022 gli investitori si sono allontanati dal metallo prezioso, in quanto i tassi d’interesse elevati avevano spostato l’attenzione verso altri assets rifugio come i Treasury Bond a lunga scadenza e il dollaro USA, che rispetto all’oro erano più redditizi.

Il ritorno di fiamma nell’ultima parte dell’anno ha fatto sì che al 31 dicembre 2022 le quotazioni della materia prima chiudessero in sostanziale parità. Il 2023 è iniziato a spron battuto, con un rialzo finora del 6,5%. Le prospettive sono decisamente migliorate giorno per giorno, via via che l’inflazione è calata e le Banche centrali si apprestano a ridurre la loro aggressività nell’aumento dei tassi d’interesse. Inoltre il dollaro continua a perdere terreno, rendendo più conveniente l’acquisto di oro per gli investitori non americani. Tra il metallo giallo e il biglietto verde, infatti, c’è normalmente un rapporto inverso: quando il dollaro si indebolisce, l’oro tende a salire, e viceversa.

 

Dove andranno le quotazioni del metallo giallo nel 2023?

Adesso le quotazioni del prezioso viaggiano intorno a 1.950 dollari l’oncia, ancora lontane dal massimo storico di marzo dello scorso anno a 2.078 dollari. Tuttavia, gli analisti suggeriscono una certa cautela riguardo al rally in corso. John LaForge, strategist di Wells Fargo, che ha un obiettivo di prezzo tra 1.900 e 2.000 dollari l’oncia, evidenzia come l’oro sia un asset non fruttifero e quindi diventa meno attraente per gli investitori istituzionali quando i tassi aumentano. L’esperto però osserva che l’obiettivo di prezzo di fine 2023 potrebbe essere elevato se “il dollaro USA rimane vincolato al range e aumenta la fiducia che i rialzi dei tassi siano vicini alla fine”.

Secondo James Steel, capo analista dei metalli preziosi di HSBC, “l’aumento dei prezzi dell’oro potrebbe alla fine iniziare a comprimere la domanda nel 2023, poiché il metallo diventa molto costoso per i consumatori”. Ciò avviene in particolare in quanto “il 70% degli acquisti è concentrato nei mercati emergenti”, sottolinea Steel. Le prospettive dell’analista sono che la Federal Reserve manterrà i tassi e non li taglierà nella seconda parte dell’anno, il che potrebbe “togliere un po’ di ossigeno al mercato dell’oro”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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