Oro, solo Wall Street può fermarlo

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L’oro è inarrestabile e viene spinto da differenti fattori. Gli analisti di Vontobel hanno analizzano lo scenario per il metallo prezioso e che cosa potrebbe mettere i bastoni tra le ruote alla sua corsa nella newsletter settimanale Weekly Note (Clicca QUI per iscriverti). 

 

Quando Donald Trump si è insediato a gennaio alla Casa Bianca ha annunciato una nuova età dell’oro. Guardando indietro di qualche mese, effettivamente è stato così: da inizio 2025 il metallo prezioso ha più che doppiato le performance fatte registrare da importanti indici di Borsa quali S&P 500 e Nasdaq 100. Il presidente Usa non faceva riferimento alla materia prima quando pronunciò quelle parole. È tuttavia un’evidenza che le scelte di politica economica adottate dalla sua amministrazione abbiano contribuito a spingere al rialzo le quotazioni del bene prezioso.

Un dollaro più debole, un debito pubblico americano guardato con maggior diffidenza da molti investitori, le tensioni geopolitiche e i timori su un’inflazione più difficile da combattere del previsto sono stati solo alcuni degli elementi che hanno contribuito a spingere i prezzi. Il recente allungo è stato guidato da un’altra voce non trascurabile: i timori di una Federal Reserve meno indipendente dalla Casa Bianca. 

L’allungo sostenuto poi dalla domanda proveniente dagli ETF e da una generale euforia verso questa asset class. Ma cosa potrebbe interrompere l’ascesa? Al di là di aspetti prettamente tecnico/grafici, al momento all’orizzonte non si intravedono segnali di debolezza. Se a metà degli anni ‘90 furono le vendite delle Banche centrali a portare a un calo del 25% del prezzo dell’oro, la contrapposizione in essere a livello globale tra i vari Paesi non spinge in questa direzione. Anche perché, rispetto ad allora, il Central Bank Gold Agreement del 1999 limita le vendite collettive di lingotti da parte del settore ufficiale. Il vero freno potrebbe così venire esclusivamente da Wall Street. Una brusca frenata o un cambio di trend potrebbero spingere gli investitori istituzionali, specie quelli più esposti al rischio, a capitalizzare i guadagni sull’oro. Un movimento simile a quanto accaduto sul finire del febbraio 2020 con lo scoppio della pandemia e le violente vendite di quelle settimane.

Immagine di Redazione

Redazione

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