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Outlook investimenti 2023: torna il sereno ma non subito

Arcobaleno sul mare con nuvole

Una sola cosa è certa per il prossimo anno: sarà migliore di quello che si avvia alla conclusione. L’outlook 2023 di Amundi Asset Management disegna un “barlume di sereno” dopo la tempesta, ma prima la tempesta deve finire ed è probabile che si protrarrà anche nella prima parte del nuovo anno. Tuttavia, a differenza di quanto accaduto nel 2022 “il peggiore degli ultimi 100” secondo Matteo Germano deputy group Cio di Amundi, ci sarà modo di mettersi al riparo. Come? Utilizzando l’ombrello difensivo del mercato obbligazionario. Quello stesso ombrello che non ha funzionato per molto tempo e che lo scorso anno ha attirato sugli investitori i fulmini, sotto forma di rialzi dei tassi di interesse, scagliati contro l’inflazione dai banchieri centrali.

 

Torna in auge il portafoglio 60-40

In molti si domandavano lo scorso anno se il portafoglio più classico e semplice, composto dal 60% di azioni e dal 40% di obbligazioni, fosse morto. Sicuramente non ha passato dei bei momenti con la correlazione positiva tra le asset class generata dalle incertezze sull’inflazione. “Solo componenti non centrali dei portafogli, come il petrolio, le materie prime, le azioni giapponesi, hanno resistito nel 2022” ha evidenziato durante la presentazione dell’outlook di Amundi AM Matteo Germano che ha proseguito: “Oggi tuttavia le obbligazioni sono tornate a offrire rendimenti interessanti e sono da preferire nella prima parte dell’anno, quando ci sarà ancora da superare una recessione”.

 

Outlook 2023: verso la recessione

L’outlook 2023 di Amundi prevede per la prima parte del 2023 un forte rallentamento della crescita globale, con diversi paesi sia sviluppati che emergenti che andranno incontro a una stagnazione o perlomeno di rallentamento. Il gruppo del risparmio gestito ha ridotto le stime di crescita globale al 2,2% rispetto al 3,4% per l’intero 2023. I paesi sviluppati dovrebbero fermarsi allo 0,3% da 2,6% mentre gli emergenti dovrebbero ripiegare al 3,5% dal 4%. “La situazione potrebbe essere migliore – ha commentato Monica Defend, responsabile dell’Amundi Institute – se i governi riusciranno a metter insieme un pacchetto fiscale volto a stimolare i consumi”. Anche in questo caso, tuttavia, dovranno vedersela con le Banche centrali che preferiscono non vedere messa a rischio la lotta all’inflazione da politiche troppo espansive dei governi. Lo ha ribadito questa notte a Bangkok in occasione dell’ottantesimo anniversario della nascita della Bank of Thailand dalla presidente della Bce Christine Lagarde. Per Monica Defend “la possibilità che non ci sia coerenza tra politiche monetarie e fiscali è un rischio di cui tenere conto”. L’esempio di quanto accaduto in Gran Bretagna con la proposta di bilancio super espansiva del governo Truss è ancora fresco nella memoria.

Sul fronte dell’inflazione, anche se il picco è stato già superato negli Stati Uniti e si è vicini a raggiungerlo in Europa, rimangono dei pericoli e le Banche centrali continueranno a fare buona guardia. L’inasprimento delle politiche monetarie avverrà però a un ritmo più blando e questo già emerge dalle dichiarazioni dei governatori di Fed e Bce. La situazione sulle due sponde dell’Atlantico è tuttavia differente. Per questa ragione Amundi si attende un livello dei tassi di interesse finale al 5,25% negli Usa, contro le attese attuali che si attestano tra il 4,75% e il 5%, mentre in Europa il rialzo potrebbe arrestarsi al 2,5% contro il 2,75% scontato dal mercato.

 

I grafici con le previsioni di inflazione e crescita 2023 di Amundi Institute

 

L’asset allocation dell’outlook di Amundi: la difesa prima dell’attacco

Le prospettive di rallentamento economico e un’inflazione ancora ostica renderanno lo scenario difficile nella prima parte del 2023 per i mercati azionari. Secondo Matteo Germano “dobbiamo aspettarci un calo dei profitti aziendali tra il 15% e il 20% e questo ci fa propendere per un posizionamento difensivo”. La riflessione di Germano implica che il rally che i mercati azionari hanno messo a segno nel corso dell’ultimo mese ha il fiato corto e dovrebbe esaurirsi a breve. Per rivedere gli indici azionari performare bene si dovrà attendere la seconda parte del 2023 “quando si saranno riprezzate, con una preferenza per gli Stati Uniti e un orientamento ai segmenti di qualità, value, ad alto dividendo”. Secondo l’outlook di Amundi gli investitori dovrebbero aumentare gradualmente l’esposizione alle aziende europee e cinesi cicliche. “Ci aspettiamo di passare – è il commento di Germano – nel corso dell’anno a un portafoglio più adatto al late cycle dell’economia”.

Nella prima parte, invece, spazio alle obbligazioni “che hanno di nuovo un ruolo importante nella costruzione del portafoglio di investimento”. In particolare i segmenti del mercato preferiti da Amundi in questo momento sono il credito corporate di alta qualità soprattutto Us, i titoli di Stato e le obbligazioni in valuta forte di alcuni paesi emergenti più avanti nel ciclo di rialzo dei tassi di interesse. Su quest’ultimo punto il consiglio è di essere molto selettivi. Man mano che si procede nel corso del 2023 Amundi è pronta ad aumentare gradualmente il grado di rischio nei suoi portafogli aumenando l’esposizione ai mercati emergenti sull’obbligazionario e sull’azionario. Per la parte finale dell’anno vengono ritenute possibili selezioni attente nell’ambito dell’obbligazionario high yield (superata la recessione) mentre sull’azionario potrà essere aumentato il peso di ciclici e si aprirebbe lo spazio per l’ingresso di azioni small cap.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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