Quali sono i 10 paesi che vogliono entrare nell’Ue

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L’allargamento dell’Unione europea è uno dei temi caldi al centro del dibattito politico. Ma quali sono i paesi che vogliono entrare a far parte dell’Ue? L’argomento è tornato d’interesse in vista dell’Enlargement Package 2025, il documento annuale che valuta i progressi dei candidati. Nel dossier la Commissione europea fornisce una valutazione dettagliata sull’avanzamento nel percorso di adesione e un insieme di raccomandazioni sulle priorità di riforma.

Con l’uscita del Regno Unito nel 2020, l’Unione europea conta 27 Stati membri. L’ingresso più recente, risalente al 2013, è stato quello della Croazia, che dieci anni dopo ha anche adottato l’euro come valuta ed è entrata a pieno titolo nell’area Schengen. Da vent’anni a oggi, si contano invece 10 nazioni che aspirano a diventare parte dell’Unione e che sono in fasi differenti del loro iter di adesione.

 

In questo articolo:

 

  • Quali sono i paesi che vogliono entrare nell’Ue
  • Balcani occidentali, Ucraina, Moldova, Georgia e Turchia
  • Allargamento, chi lo vuole e perché

 

Quali sono i paesi che vogliono entrare nell’Ue

Attualmente ci sono 10 candidati ad entrare nell’Unione europea: si tratta di nazioni dei Balcani occidentali e dell’ex Unione Sovietica, alle quali si aggiunge la Turchia. La maggior parte dei paesi ex comunisti sono entrati nel 2004 (Estonia, Lituania, Lettonia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria), mentre la Bulgaria e la Romania sono diventati Stati membri nel 2007. Ecco i 10 paesi che al momento sono impegnati per entrare nel club a dodici stelle:

 

  • Albania;
  • Bosnia ed Erzegovina;
  • Georgia;
  • Kosovo;
  • Macedonia del Nord;
  • Moldova;
  • Montenegro;
  • Serbia;
  • Turchia;
  • Ucraina.

 

L’adesione prevede 35 capitoli negoziali organizzati in 6 cluster tematici, che indicano i macro-ambiti rispetto ai quali i candidati devono allinearsi all’acquis comunitario per diventare Stati membri dell’Ue. I settori specifici sono le questioni fondamentali (la base della democrazia e dell’economia europea), il mercato interno (libera circolazione di beni, servizi, persone e capitali e libera concorrenza), la competitività e la crescita inclusiva, l’agenda verde e la connettività sostenibile, le risorse, l’agricoltura e la coesione e la relazioni esterne.

Nell’Enlargement Package 2025, dovrebbero essere incluse nuove regole per l’adesione. Potrebbero essere aggiunti una sorta di classificazione tra Stati di serie A e Stati di serie B e un periodo d’integrazione: una fase in cui i paesi neo-entrati rinunciano al diritto di veto e vengono estromessi in caso di arretramento sui valori fondamentali. L’obiettivo è quello di salvaguardare l’Unione europea da possibili derive anti‑comunitarie. È il caso della Bosnia ed Erzegovina e soprattutto della Georgia, l’adesione più delicata tra tutti i candidati all’ingresso nell’Ue.

 

Balcani occidentali, Ucraina, Moldova, Georgia e Turchia

I due paesi nella fase più avanzata del processo di adesione sono Montenegro e Serbia. All’avanguardia lungo il sentiero dei negoziati, il Montenegro ha ottenuto lo status di candidato nel dicembre 2010 e ha aperto i negoziati di adesione nel giugno 2012. L’ok dovrebbe arrivare nel 2026 con l’ingresso nel blocco entro la fine del 2028. La Serbia ha presentato domanda di adesione nel 2009 e ha avviato i negoziati nel 2014, ma il processo è rallentato dalle dure proteste di studentesse e studenti contro il presidente Vučić e dalle tensioni con il Kosovo.

La Bosnia ed Erzegovina ha presentato domanda nel febbraio 2016 e ottenuto lo status nel dicembre 2022: i negoziati di adesione si sono aperti nel marzo 2024, ma i vertici dell’Ue hanno preoccupazioni per le forti tensioni interne con la minoranza serba. Milorad Dodik, leader dell’Snsd, ha nei piani un progetto di secessione per trasformare la Republika Srpska in una sorta di Ossezia del Sud balcanica. Albania e Macedonia del Nord, invece, hanno aperto i negoziati soltanto negli ultimi anni. Tirana si è impegnata a chiuderli entro il 2027 e sta spingendo sugli investimenti; Skopje li ha avviati nel luglio 2022, ma è sostenuta nel suo percorso dall’alta rappresentante per gli affari esteri Kaja Kallas.

Il Kosovo ha presentato domanda di adesione nel dicembre 2022, ma non ha ancora raggiunto lo status di candidato ufficiale perché Cipro, Grecia, Romania, Slovacchia e Spagna non ne riconoscono l’indipendenza proclamata nel febbraio 2008. La commissaria all’allargamento Marta Kos ha chiesto con urgenza la chiusura dei negoziati con Ucraina e Moldova, possibilmente entro la fine del 2025: Kiev e Chișinău hanno presentato domanda di adesione nel febbraio e nel marzo 2022 e nel mese di giugno hanno ottenuto lo status di candidate. Entrambe hanno poi aperto i negoziati in tempi record: nel giugno 2024.

La Turchia ha presentato domanda di adesione nel lontano 1987: all’epoca c’era la Cee, la Comunità economica europea. I negoziati, cominciati nel 2005, sono fermi dal 2018, complici le politiche di Erdoğan e i conflitti ancora aperti con Cipro. La Georgia ha ottenuto la candidatura nel dicembre 2023, ma l’iter di adesione è fermo dal luglio 2024, quando il governo ha adottato una legge sulla trasparenza dell’influenza degli agenti stranieri (impone obblighi di registrazione a Ong e media con finanziamenti esteri) ed è entrato in rotta di collisione con la Commissione.

 

Allargamento, chi lo vuole e perché

L’unificazione del continente europeo è una scelta strategica, in vista della costituzione di un’Unione europea della difesa: il Parlamento e il Consiglio hanno raggiunto un accordo sull’Edip, il piano industriale a cui saranno destinati 1,5 miliardi di euro nei prossimi due anni sotto forma di sovvenzioni, con la possibilità di contributi finanziari aggiuntivi dal fondo Safe. Un sondaggio di Eurobarometro, tuttavia, rivela che cittadine e cittadini europei, in particolare italiani e francesi, sono poco convinti dall’allargamento.

La società civile è contraria ad aumentare il numero di Stati membri, o quanto meno molto dubbiosa. Il 44% del campione consultato non reputa una buona idea includere i 10 candidati. Sul 56% di favorevoli, invece, soltanto il 10% si dichiara “molto favorevole”. Sono soprattutto le persone nella fascia d’età compresa tra i 15 e i 24 anni (il 66%) ad appoggiare ciò che vuole fortemente la politica. I principali benefici riconosciuti dal 56% di entusiasti sono una maggiore influenza dell’Ue nel mondo (37%), un mercato più ampio per le imprese (37%), maggiori opportunità di lavoro (31%) e una maggiore solidarietà tra i paesi (30%).

Le preoccupazioni legate al potenziale futuro allargamento dell’Unione sono l’immigrazione incontrollata (40%), la corruzione e la criminalità (39%) e il costo finanziario delle operazioni per i contribuenti europei (37%). “Ci impegneremo a interagire direttamente con i cittadini, a rispondere alle loro preoccupazioni e a dimostrare come l’allargamento porti pace, prosperità e un’Europa più unita”, ha dichiarato in merito la commissaria Kos.

 

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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