Nello Stretto di Hormuz è il silenzio a fare da padrone. Domenica una sola petroliera ha attraversato il Golfo e i mercati hanno aperto la settimana di conseguenza: i futures sul petrolio Brent hanno toccato i 108 dollari al barile nelle contrattazioni asiatiche, massimo delle ultime tre settimane, poi ha ritracciato a 106,68 dollari, con un rialzo dell’1,3%. Un rimbalzo che arriva dopo una settimana di oscillazioni estreme: giovedì e venerdì scorsi il Brent aveva toccato 105 dollari, per poi cedere bruscamente sotto quota 100 prima di tornare a salire. Il Wti statunitense avanzava dell’1% a 95,35 dollari.
I negoziati di pace restano per il momento in una fase di stallo, anche se l’Iran ha presentato agli Stati Uniti, tramite mediatori pakistani, una nuova proposta per riaprire lo stretto e porre fine alla guerra, rinviando a una fase distinta i negoziati sul nucleare. Goldman Sachs e Citi hanno nel frattempo rivisto al rialzo le previsioni sul greggio, con scenari estremi che proiettano il Brent fino a 150 dollari.
In questo articolo:
- Stretto di Hormuz, l’Iran prova a rompere lo stallo
- Petrolio Brent, le banche rivedono al rialzo le stime
- Mercati azionari, l’ottimismo sull’AI supera la crisi energetica
Stretto di Hormuz, l’Iran prova a rompere lo stallo
La cancellazione della missione degli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner a Islamabad, dove il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi era atteso per colloqui, ha rappresentato il punto di rottura più recente in una trattativa già fragile. Teheran ha risposto con una proposta trasmessa a Washington tramite mediatori pakistani, che scinde nettamente la questione dello stretto da quella nucleare: l‘accordo prevederebbe in una prima fase la riapertura delle vie di transito nel Golfo e la revoca del blocco statunitense ai porti iraniani, rinviando a un momento successivo i negoziati sul programma atomico. Secondo quanto riportato da Axios, la leadership iraniana sarebbe internamente divisa sulle concessioni nucleari da mettere sul tavolo, e la proposta servirebbe ad aggirare questo nodo. Il presidente Trump, intanto, ha convocato per lunedì un incontro con i principali collaboratori per la sicurezza nazionale e la politica estera per esaminare lo stallo e i possibili passi successivi.
Intanto, la situazione a Hormuz è sempre più delicata. Secondo i dati Kpler, domenica una sola petroliera è entrata nel Golfo, confermando il blocco quasi totale del traffico attraverso lo stretto. Il carburante per aerei trattava a 185 dollari al barile a Singapore, mentre il prezzo medio del GNL per le consegne di giugno nell’Asia nord-orientale si è attestato la scorsa settimana a 16,70 dollari per milione di BTU, in crescita di circa il 61% rispetto ai livelli prebellici. A complicare ulteriormente le cose c’è poi l’incognita Trump. Un post del presidente su Truth Social, in cui invitava ad aprire il fuoco su qualsiasi imbarcazione iraniana impegnata nel posizionamento di mine, ha contribuito, secondo Priyanka Sachdeva di Phillip Nova, ad alimentare l’aumento dei premi di rischio geopolitico incorporati nei prezzi del greggio.
Petrolio Brent, le banche rivedono al rialzo le stime
Goldman Sachs ha aggiornato le previsioni sul Brent per il quarto trimestre 2026 a 90 dollari al barile, dai precedenti 80, e quelle sul Wti a 83 dollari, adducendo il calo della produzione nell’area del Golfo e una ripresa più lenta del previsto delle esportazioni regionali. La stima per la normalizzazione dei flussi attraverso Hormuz è stata spostata dalla metà di maggio alla fine di giugno. In una nota di domenica firmata dal team guidato dall’analista Daan Struyven, la banca ha avvertito che i rischi economici complessivi eccedono quelli impliciti nello scenario base costruito sul solo greggio, richiamando i prezzi insolitamente elevati dei prodotti raffinati, i rischi di carenza di prodotti a valle e la portata senza precedenti dello shock sull’offerta. Gli analisti hanno segnalato in particolare la possibilità di rialzi non lineari dei prezzi qualora le scorte scendessero a livelli criticamente bassi, una condizione che non si verificava da diversi decenni.
Citi ha a sua volta rivisto al rialzo le previsioni sul Brent per il resto del 2026: 110 dollari al barile nel secondo trimestre, 95 nel terzo, 80 nel quarto, come scenario base. In uno scenario più avverso, con l’interruzione dei flussi attraverso lo stretto protratta fino a fine giugno, la banca prevede che il Brent possa raggiungere i 150 dollari al barile. Morgan Stanley ha invece confermato le sue previsioni sul Brent, stimando un prezzo medio di 110 dollari al barile nel trimestre in corso, 100 dollari nel terzo trimestre e 90 dollari nel quarto. L’escalation dei prezzi energetici spinge gli operatori a escludere tagli ai tassi di interesse nei principali mercati sviluppati nel corso dell’anno, ridisegnando le aspettative macroeconomiche globali in una settimana già densa di appuntamenti con le banche centrali.
Mercati azionari, l’ottimismo sull’AI supera la crisi energetica
Nonostante la pressione esercitata dai prezzi petroliferi, i mercati azionari asiatici hanno chiuso la seduta in territorio positivo: Taiwan, Tokyo e Seul hanno aggiornato i rispettivi massimi storici sulla scia di Wall Street, spinti da una nuova ondata di ottimismo sul settore dell’intelligenza artificiale. Il catalizzatore immediato è stato Intel, le cui previsioni sui ricavi del secondo trimestre hanno superato le aspettative degli analisti, riaccendendo l’interesse degli investitori verso i produttori di semiconduttori. L’effetto è stato tale da portare la capitalizzazione complessiva dei mercati azionari di Taiwan e Corea del Sud, entrambi fortemente concentrati sui produttori di chip, al di sopra di quella del mercato tedesco. I future sull’S&P 500 hanno oscillato nella sessione asiatica, chiudendo in sostanziale parità.
Nelle prossime sedute saranno attesi i risultati trimestrali di società che rappresentano il 44% della capitalizzazione dell’S&P 500, tra cui Microsoft, Alphabet, Amazon e Meta — che pubblicherà mercoledì — e Apple, attesa il giorno successivo. I piani di spesa in conto capitale nel comparto dell’intelligenza artificiale costituiranno il principale elemento di valutazione per gli investitori. Sul fronte valutario, l’euro si attestava a 1,1725 dollari e lo yen a 159,26 rispetto al biglietto verde, con oscillazioni contenute. Sul fronte delle banche centrali, le riunioni di Federal Reserve, Bank of Japan, Bank of England, BCE e Banca del Canada non dovrebbero produrre variazioni dei tassi; gli operatori monitoreranno il tono dei comunicati per aggiornare le aspettative sui prossimi movimenti, con le scommesse su futuri rialzi in Gran Bretagna e in Europa potenzialmente messe alla prova da un orientamento più prudente dei rispettivi istituti.









