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Petrolio: ecco chi compra dalla Russia e rivende al mondo

Petrolio: ecco chi compra dalla Russia e rivende al mondo

Le sanzioni occidentali alla Russia sulle esportazioni di petrolio hanno lasciato un segno profondo negli equilibri mondiali sulla materia prima. Dal 5 dicembre è scattato l’embargo da parte dell’Unione europea, del G7 e dell’Australia sul greggio proveniente da Mosca. Contestualmente, il blocco occidentale ha fissato un price cap a 60 dollari per chi intende rifornirsi di petrolio russo. In sostanza, le compagnie che acquistano ancora il greggio di Putin, non dovranno pagare più di questa cifra se vogliono ricevere servizi assicurativi, bancari e di trasporto.

Tra l’altro, un grande esportatore mondiale come il Venezuela, è stato riabilitato da Europa, Canada, Gran Bretagna e Stati Uniti. Il blocco ha concesso al paese sudamericano la licenza di esportare petrolio a seguito dell’accordo raggiunto a fine novembre tra il governo di Caracas e l’opposizione per trovare una via d’uscita dalla grave crisi politica del paese scoppiata nel 2019 e ristabilire la democrazia. Come conseguenza il Venezuela ha triplicato i volumi di vendita.

Tutto ciò ha messo all’angolo la Russia, che sta pagando a caro a prezzo la guerra scatenata contro l’Ucraina. Con questo stato di cose la domanda che sorge spontanea è: chi sta comprando in questo il petrolio russo? Qualcuno lo sta facendo per rivenderlo?

 

Petrolio: India e Cina ancora di salvezza per Mosca

Con il mercato occidentale chiuso, la Russia si è rivolta verso est per trovare sbocco alle proprie forniture di petrolio. I principali paesi che hanno raccolto l’offerta di Mosca sono la Cina e l’India, che non hanno imposto alcun price cap. Pechino sta comprando a un ritmo mai visto prima, approfittando degli sconti allettanti per soddisfare una popolazione di 1,3 miliardi di persone. Gli Stati Uniti non hanno tentato più di tanto di convincere Xi Jinping a staccarsi dall’abbraccio con Vladmir Putin. I legami sono stati suggellati da un accordo con cui Mosca ha concesso uno sconto di 6 dollari al barile, includendo i costi di trasporto. Il Dragone si troverà a pagare circa 70 dollari al barile, oltre quindi al tetto di 60 dollari imposto dall’Europa.

In teoria l’approccio americano con l’India sarebbe meno complicato, per effetto dei rapporti meno difficili tra Washington e Nuova Delhi. Il presidente Joe Biden ha cercato per lungo tempo di far presa sul governo indiano per dissuaderlo dal rifornirsi da Mosca; tuttavia, ogni tentativo è caduto nel vuoto in quanto il paese guidato da Narendra Modi sta seguendo un processo di industrializzazione che mira entro il 2030 a diventare la seconda economia asiatica. Pertanto l’Indi aha una grande necessità di approvvigionarsi di petrolio russo. Tra l’altro non esistono oleodotti che collegano la Russia all’India per far fluire il petrolio ma il trasporto avviene via mare, con i carichi che partono dal porto di Murmansk, al confine con la Finlandia, per arrivare a Cochin attraversando il Mediterraneo.

 

Ecco chi compra il greggio russo per rivenderlo 

Il problema fondamentale che riduce l’efficacia le sanzioni occidentali riguarda il fatto che ci sono Stati che comprano dalla Russia e rivendono al resto del mondo. Uno di questi è la Malesia, il secondo produttore asiatico di petrolio. Secondo i dati rilasciati da Bloomberg, da inizio 2022 la Cina ha incrementato l’utilizzo di petrolio malese da poco più di 500 mila barili di petrolio a oltre 1 milione di barili giornalieri, circa il doppio rispetto a quanto la Malesia è in grado di produrre. La spiegazione è data dal fatto che la Malesia acquista greggio da Russia, Venezuela e Iran e poi rivende a tutto il mondo, soprattutto alla Cina. Ciò consente a Putin di aggirare per vie traverse le misure restrittive impostegli. Su questo aspetto l’Occidente deve rivedere alcuni aspetti e trovare delle soluzioni, sebbene la lotta per rendere inoffensiva la Russia si stia facendo sempre più estenuante.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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