Petrolio: il fattore tempo per capire l’impatto del rialzo dei prezzi

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Con la guerra in Medio Oriene e il blocco dello Stretto di Hormuz il petrolio ha raggiunto livelli che non si vedevano dal 2022. Gli esperti di Vontobel ne hanno analizzato le conseguenze nella newsletter settimanale Weekly Note (Clicca QUI per iscriverti). 

 

L’escalation bellica tra Stati Uniti e Iran ha scompaginato il sentiment degli operatori di mercato, proiettandoli verso uno scenario di avversione al rischio. La volatilità del mercato azionario è stata accompagnata da una contestuale crescita dei prezzi delle materie prime energetiche. I timori degli operatori sono legati a un possibile ritorno di quell’inflazione che sembrava debellata con le politiche monetarie delle Banche centrali portate avanti dal 2022 in poi. I banchieri centrali Usa e i colleghi europei, in questo momento provano a gettare acqua sul fuoco, evidenziando come la traduzione in inflazione dell’attuale crescita dei prezzi di petrolio e gas dipenda dalla durata stessa della guerra in Medio Oriente. Più si allungherà, maggiori saranno le ricadute e i rischi. Rischi che verrebbero amplificati anche dalle prospettive di prezzo del petrolio greggio fissate dalle diverse banche d’affari.

Lo scenario più accomodante, quello di uno scontro di breve durata, sembra già essere stato oltrepassato dai prezzi raggiunti dal petrolio nell’ultima settimana. Per breve durata viene individuato un armistizio da raggiungere nel giro di 4-5 settimane e nei target price si tradurrebbe in un prezzo del petrolio nell’intervallo degli 80-84 dollari al barile. Uno scenario intermedio, con uno scontro che si protrae fino a 3 mesi in una guerra di logoramento, potrebbe invece portare il Brent verso i 100 dollari.

Un contesto in cui il surplus di offerta previsto per il 2026 verrebbe annullato dalla necessità di attingere alle scorte strategiche. Il cigno nero per mercati ed economia sarebbe invece quello di un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz, il cuore della crisi e collo di bottiglia vitale per l’economia mondiale. Nel caso di una chiusura totale e duratura dello Stretto, i target delle principali banche e broker prevedono picchi estremi tra i 120 e i 150 dollari. Valori che inevitabilmente si tradurrebbero in fiammate di inflazione e politiche monetarie restrittive non ipotizzate fino a pochi giorni fa.

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Redazione

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