Petrolio: Goldman Sachs vede un rischio al ribasso nel 2025/26

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I prezzi del petrolio sono in calo oggi nel mercato delle materie prime. I future sul Brent scendono di oltre 1 punto percentuale a sotto 71 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (Wti) scivola dell’1% circa a 68 dollari. Le vendite arrivano a causa delle preoccupazioni per l’economia globale, con le tensioni generate dai dazi commerciali imposti dagli Stati Uniti.

Il presidente USA Donald Trump ha confermato le tariffe generalizzate del 25% su Messico e Canada, dopo il congelamento per un mese a partire dal 3 febbraio. L’inquilino della Casa Bianca aveva dato tempo ai due Paesi nordamericani per risolvere i problemi legati all’immigrazione e all’ingresso del fentanyl negli Stati Uniti. Tuttavia, secondo quanto affermato da Trump in un post sulla sua piattaforma Truth Social, la situazione non è cambiata. Messico e Canada sono anche esportatori di petrolio negli Stati Uniti, quindi i dazi dovrebbero far salire i prezzi del greggio. Evidentemente il mercato è più preoccupato per i riflessi sull’economia che può avere la mossa di Trump, considerando anche le eventuali rappresaglie commerciali.

 

Petrolio: cosa aspettarsi ora?

Il petrolio da tempo è sotto pressione per effetto di una domanda debole dovuta al rallentamento dell’economia cinese e a un’offerta rafforzatasi dopo che nel 2022 la guerra Russia-Ucraina aveva spinto le quotazioni a circa 140 dollari al barile. Gli ultimi due anni sono stati problematici per le grandi compagnie energetiche a causa del calo delle quotazioni. Oggi il gigante petrolifero Saudi Aramco ha presentato i conti finanziari del 2024, riportando una drastica riduzione dell’utile dovuta a prezzi più bassi dell’oro nero durante lo scorso anno.

Le prospettive per il futuro non sono entusiasmanti. Goldman Sachs in una nota ha avvertito sui rischi al ribasso a causa di “un’offerta di greggio superiore alle attese e un probabile calo della domanda come conseguenza dell’attività più debole di Stati Uniti e Cina nonché all’escalation dei dazi”. Sul fronte delle tariffe, la banca d’investimento ritiene che i prelievi “non influenzeranno in modo significativo i prezzi del Brent o del Wti, ma ridurranno sensibilmente il prezzo alla produzione”.

Alla luce di tutto ciò, l’istituto finanziario guidato da David Solomon prevede quotazioni del Brent in media tra 73 e 78 dollari per il 2025/26, ma in discesa a 60 dollari entro la fine del prossimo anno se l’Opec+ dovesse aumentare l’offerta per 18 mesi. Nei giorni scorsi, otto Paesi dell’alleanza – Arabia Saudita, Russia, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman -, hanno ribadito di voler procedere a un ritorno graduale e flessibile dell’offerta a 2,2 milioni di barili giornalieri a partire dal 1° aprile 2025. Tale decisione, concordata il 5 dicembre 2024, è stata presa “tenendo conto dei sani fondamentali del mercato e delle prospettive di mercato positive”, spiega una nota. Quanto al Wti, Goldman Sachs vede i prezzi in media intorno a 68/74 dollari al barile nello stesso periodo.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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