I prezzi del petrolio sono in calo oggi nel mercato delle materie prime. I future sul Brent scendono di oltre 1 punto percentuale a sotto 71 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (Wti) scivola dell’1% circa a 68 dollari. Le vendite arrivano a causa delle preoccupazioni per l’economia globale, con le tensioni generate dai dazi commerciali imposti dagli Stati Uniti.
Il presidente USA Donald Trump ha confermato le tariffe generalizzate del 25% su Messico e Canada, dopo il congelamento per un mese a partire dal 3 febbraio. L’inquilino della Casa Bianca aveva dato tempo ai due Paesi nordamericani per risolvere i problemi legati all’immigrazione e all’ingresso del fentanyl negli Stati Uniti. Tuttavia, secondo quanto affermato da Trump in un post sulla sua piattaforma Truth Social, la situazione non è cambiata. Messico e Canada sono anche esportatori di petrolio negli Stati Uniti, quindi i dazi dovrebbero far salire i prezzi del greggio. Evidentemente il mercato è più preoccupato per i riflessi sull’economia che può avere la mossa di Trump, considerando anche le eventuali rappresaglie commerciali.
Petrolio: cosa aspettarsi ora?
Il petrolio da tempo è sotto pressione per effetto di una domanda debole dovuta al rallentamento dell’economia cinese e a un’offerta rafforzatasi dopo che nel 2022 la guerra Russia-Ucraina aveva spinto le quotazioni a circa 140 dollari al barile. Gli ultimi due anni sono stati problematici per le grandi compagnie energetiche a causa del calo delle quotazioni. Oggi il gigante petrolifero Saudi Aramco ha presentato i conti finanziari del 2024, riportando una drastica riduzione dell’utile dovuta a prezzi più bassi dell’oro nero durante lo scorso anno.
Le prospettive per il futuro non sono entusiasmanti. Goldman Sachs in una nota ha avvertito sui rischi al ribasso a causa di “un’offerta di greggio superiore alle attese e un probabile calo della domanda come conseguenza dell’attività più debole di Stati Uniti e Cina nonché all’escalation dei dazi”. Sul fronte delle tariffe, la banca d’investimento ritiene che i prelievi “non influenzeranno in modo significativo i prezzi del Brent o del Wti, ma ridurranno sensibilmente il prezzo alla produzione”.
Alla luce di tutto ciò, l’istituto finanziario guidato da David Solomon prevede quotazioni del Brent in media tra 73 e 78 dollari per il 2025/26, ma in discesa a 60 dollari entro la fine del prossimo anno se l’Opec+ dovesse aumentare l’offerta per 18 mesi. Nei giorni scorsi, otto Paesi dell’alleanza – Arabia Saudita, Russia, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman -, hanno ribadito di voler procedere a un ritorno graduale e flessibile dell’offerta a 2,2 milioni di barili giornalieri a partire dal 1° aprile 2025. Tale decisione, concordata il 5 dicembre 2024, è stata presa “tenendo conto dei sani fondamentali del mercato e delle prospettive di mercato positive”, spiega una nota. Quanto al Wti, Goldman Sachs vede i prezzi in media intorno a 68/74 dollari al barile nello stesso periodo.









