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Petrolio: prezzi in rialzo in attesa della riunione dell’OPEC+

Petrolio: prezzi in rialzo in attesa della riunione dell'OPEC+

Nel mercato delle materie prim  il petrolio prova a ripartire dopo il crollo del 5% subito nella giornata di ieri. A metà mattinata il Brent sale dello 0,85% a 78 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate è in aumento dell’1% a 73,60 dollari. Tutto ciò mentre sale l’attesa per la prossima riunione dell’OPEC+ del 26 novembre, in cui l’organizzazione dei Paesi produttori ed esportatori di petrolio dovrà decidere se estendere e incrementare i tagli all’offerta attuati fino alla fine dell’anno.

Per gran parte del 2023 i prezzi del greggio sono rimasti sotto pressione, dopo il rally dello scorso anno che li aveva condotti fino a 140 dollari al barile. Le preoccupazioni sull’economia cinese, che stenta a riprendersi allo shock del Covid, hanno fatto sorgere dubbi sull’andamento della domanda di petrolio.

Le quotazioni hanno ripreso a crescere quando Arabia Saudita e Russia hanno annunciato tagli volontari alla produzione in estate procrastinandoli fino al termine del 2023. Ora questo calo recente dei prezzi mette i due pesi massimi dell’OPEC+ di fronte al dilemma se rispondere in maniera energica o meno con l’estensione delle strette all’output.

 

Petrolio: ecco cosa farà l’OPEC+

Il rullo di tamburi in attesa della riunione di Vienna si fa più accelerato, con gli analisti che ritengono che alla fine ci sarà un prolungamento dei tagli, nonostante le previsioni sulla domanda da parte di alcune istituzioni internazionali come l’AIE siano di un aumento.

“È diventato più chiaro che il bilancio petrolifero per il resto di quest’anno non è così stretto come inizialmente previsto. Allo stato attuale, si prevede che il mercato tornerà ancora in surplus nel primo trimestre 2024. Un rinnovo di ulteriori tagli all’offerta saudita all’inizio del prossimo anno dovrebbe contribuire a cancellare il surplus previsto e fornire un po’ di supporto al mercato”, hanno affermato gli analisti di ING in una nota.

Secondo Goldman Sachs, “l’OPEC garantirà che i prezzi del petrolio Brent finiscano in un intervallo compreso tra 80 e 100 dollari nel 2024, assicurando un deficit moderato e sfruttando il suo potere di determinazione dei prezzi”. Gli analisti della banca americana sono convinti che l’ultimo sell-off sia stato guidato “dall’offerta non-OPEC che ha superato le aspettative”.

Dello stesso avviso è Edward Gardner, economista delle materie prime presso Capital Economics, che sottolinea come “l’offerta non sembra essere così limitata per come ci si aspettava”. Questa infatti ha continuato a crescere al di fuori delle nazioni dell’OPEC+, grazie a un aumento della produzione da parte di Stati Uniti e Brasile su tutti. I dati sulle scorte americane rilasciati recentemente hanno mostrato un incremento notevole, mentre il governo brasiliano ha fissato l’obiettivo di diventare il quarto produttore mondiale di greggio entro il 2029. I tagli “hanno semplicemente portato a una minore quota di mercato da parte dell’OPEC+”, ha osservato Gardner.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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