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Petrolio: Russia e India si staccano dal Brent per fissare i prezzi

Petrolio: Russia e India si staccano dal Brent per fissare i prezzi

La Russia si stacca ancora di più dall’Europa, con il gigante petrolifero russo Rosneft che ha stabilito con la più grande raffineria dell’India, Indian Oil Corp, l’uso del benchmark di Dubai per definire il prezzo del petrolio. Quindi, verrà abbandonato il Brent come punto di riferimento utilizzato finora. Ciò fa parte dell’ultimo accordo tra le due compagnie per consegnare greggio russo all’India, che è diventata il più grande acquirente a marzo scavalcando la Cina, secondo i dati Refinitiv. Ora, Nuova Dehli rappresenta oltre il 50% di tutte le esportazioni marittime degli Urali.

La decisione delle due società controllate dallo Stato di sganciarsi dal Brent si inquadra in uno spostamento delle vendite di petrolio dalla Russia verso l’Asia, come reazione al fatto che l’Europa ha evitato il greggio di Mosca dopo lo scoppio della guerra Russia-Ucraina. Ricordiamo che l’Unione Europea ha stabilito l’embargo sul petrolio russo a partire dal 5 dicembre 2022 e ha imposto un price cap di 60 dollari al barile per le compagnie che usufruiscono dei servizi finanziari, assicurativi e di trasporto nel Vecchio Continente. L’obiettivo era quello di limitare la principale fonte di entrata, insieme a quella del gas, per finanziare il sanguinoso conflitto con l’Ucraina.

Questa nuova scelta di Russia e India era comunque da aspettarsela, stando alle dichiarazioni rilasciate a febbraio da Igor Sechin, amministratore delegato di Rosneft. All’epoca, il CEO aveva affermato che il prezzo del petrolio russo sarebbe stato determinato al di fuori dall’Europa, dal momento che l’Asia si è rivelata il più grande acquirente da quando l’Occidente ha imposto sanzioni sempre più severe sugli acquisti della Regione.

 

Petrolio: ecco il nuovo accordo tra Russia e India

Il nuovo accordo tra Rosneft e Indian Oil sulle forniture russe è stato annunciato il 29 marzo e consiste nel raddoppio delle vendite fino a 1,5 milioni di tonnellate di greggio al mese, pari a 11 milioni di barili, a partire dal 1° aprile. In corso vi era comunque un contratto per l’acquisto di 3 milioni di barili dagli Urali con un’opzione per raddoppiare la quantità ogni mese al prezzo differenziale rispetto al Brent. Il nuovo contratto fa riferimento al petrolio degli Urali trasportato dai porti di Primorsk, Ust-Luga e Novorossiysk, e al greggio Sokol spedito da Sakhalin. Il prezzo di vendita sarà basato sulle quotazioni di Dubai alla consegna, con uno sconto di 8-10 dollari al barile.

L’india quindi rappresenta un destinatario fondamentale per le consegne russe. Il vice primo ministro russo Alexander Novak ha affermato la scorsa settimana che nel Paese guidato da Narendra Modi le vendite dalla Russia sono aumentate di 22 volte nel 2022. Ciò è accaduto dopo che i prezzi del greggio degli Urali sono crollati ai minimi storici. Adesso Mosca ha in pratica rimpiazzato l’Iraq come il principale fornitore di petrolio in India negli ultimi mesi.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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