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Potere d’acquisto e risparmio, per gli italiani un 2024 migliore

Persone viste di spalle in controluce sventolano delle bandierine italiane

Si è conclusa con un auspicio la presentazione dell’Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani elaborata da Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi. “Credo che ci siano le condizioni per un aumento dei salari che sarebbe un volano per i consumi delle famiglie e contribuirebbe a trattenere in Italia i cervelli e le competenze che si trasferiscono a lavorare all’estero” ha dichiarato il capoeconomista e responsabile della Ricerca del gruppo bancario. La premessa dell’affermazione di Gregorio De Felice si trova nella classifica OCSE sui redditi a parità di potere d’acquisto.

Nel corso degli ultimi 30 anni, dal 1992 al 2022, l’Italia è scesa dalla 9° alla 22° posizione. Nell’arco temporale indicato i salari sono saliti del 32,5% in media OCSE, in Italia solo dell’1%, in parte anche a causa del fallimento della flessibilità introdotta nel 2015. “Spesso si dà la colpa alla produttività – ha commentato De Felice -. È sicuramente in Italia ci sono dei problemi strutturali su questo fronte, ma tra il 2019 e il 2022 la produttività per addetto è salita, i redditi delle imprese sono rimasti elevati e in alcuni casi sono aumentati, i salari in termini reali hanno continuato a scendere”.

 

Il legame tra potere d’acquisto e risparmio

“Per avere un risparmio bisogna avere un reddito” ha semplificato De Felice citando i dati dell’OCSE sui redditi a parità di potere d’acquisto. Un’affermazione sostenuta dall’analisi del risparmio degli italiani per fasce di reddito. Alla domanda, sottoposta tra il 20 marzo e il 4 aprile 2023 a un campione di 1.306 interviste a decisori sulle scelte di investimento in famiglie bancarizzate, se si considerassero non risparmiatori, le risposte sono state:

 

  • 64,6% degli aventi reddito fino a 1.600 euro;
  • 56,1% degli aventi reddito tra 1.601 e 2.000 euro;
  • 52,9% degli aventi reddito tra 2.001 e 2.500 euro;
  • 24,9% degli aventi reddito oltre 2.501 euro.

 

Il legame è evidente e si ritrova anche in altre misurazioni effettuate dalla ricerca, come l’adeguatezza del reddito corrente, rispettivamente a (18,9%; 61%; 69%; 84,2%), la capacità di far fronte a una spesa imprevista di 5.000 euro e le motivazioni del risparmio.

 

Risparmio in aumento tra gli italiani, ancora forte il legame con i Btp

In media nel 2023 sono aumentate le famiglie italiane che sono riuscite a risparmiare, così come la percentuale media di reddito risparmiata. In particolare, la quota di famiglie che dichiarano di riuscire a risparmiare è salita al 54,7% nel 2023 dal 53,5% del 2022 tornando ai livelli precedenti la pandemia. La percentuale media di reddito risparmiato è salita dall’11,5% al 12,6%. Il tutto in un contesto in cui 95 famiglie su 100 si dicono finanziariamente indipendenti, in crescita dal 93% dell’anno scorso.

Di questo risparmio il 32,9% è precauzionale, quindi senza un obiettivo, il 29,9% è rivolto all’acquisto o alla ristrutturazione di una casa, il 16,1% è destinato ai figli, l’11% alla pensione e alla vecchiaia, il 5% serve per contrastare l’inflazione e il 4,9% per investire. Anche in questo caso si ripropongono notevoli differenze tra i percettori di redditi elevati e bassi. In particolare ricorrono al risparmio precauzionale il 25,3% di chi ha un reddito superiore a 2.501 euro contro il 44,9% di chi ha un reddito fino a 1.600 euro. Un trend simile si riscontra anche nella segmentazione del campione effettuata in base al titolo di studio (50,5% di risparmio precauzionale per i livelli più bassi contro il 20,5% di quelli più alti) e in base all’età, con gli over-65 che raggiungono il 53,2% di risparmio precauzionale.

Nel grafico a barre verticali le motivazioni per cui gli italiani risparmiano. Nel 2023 aumenta il risparmio per la casa e scende quello precauzionale
Le motivazioni del risparmio degli italiani. Dati in percentuale. I dati 2023 considerano insieme il risparmio a scopo precauzionale e contro l’inflazione. – Fonte: Indagine sul risparmio e le scelte finanziarie degli italiani –

Tra gli investimenti finanziari il ruolo principale è ancora svolto dalle obbligazioni che meglio di altri investimenti sembrano rispondere alla propensione degli italiani per investimenti sicuri e liquidi. Il 28% le detiene in portafoglio (in crescita del 23% del 2022) contro il 18,1% di azioni, in calo dal 21,1 del 2022. Nel 2023, tuttavia, il 9,7% del campione ha dichiarato di aver operato in obbligazioni contro appena il 4,8% in azioni. Perde terreno il risparmio gestito che nel 2023 ha raggiunto asset in gestione per 2.277 miliardi di euro, in calo sia rispetto al 2022 (2.486 miliardi) che rispetto al 2021 (2.519).

Secondo gli autori dell’Indagine la contrazione è stata una conseguenza dell’effetto mercato 2022 (negativo sia per le azioni che per le obbligazioni). “Restiamo convinti – recita il documento – che il giudizio di maturità del risparmio gestito espresso negli anni passati possa essere confermato”. Due le ragioni di questa convinzione: il modesto ricorso ai riscatti in occasione della crisi del 2022 e la differenziazione tra segmenti. “Molti sono cresciuti. Per esempio sono aumentati i possessori di ETF (dal 3,3% al 4,1%) a fronte del calo di Sicav e gestioni patrimoniali”. Ancora bassa l’attenzione ai prodotti assicurativi: l’86% non ha un’assicurazione per le spese mediche, il 68% non l’ha sulla vita.

Nel grafico a linee orizzontali, le ragioni che spingono gli italiani verso l'investimento in obbligazioni. Sicurezza e cedola netta sono fattori decisivi.
Cosa cercano gli italiani nelle obbligazioni – Fonte: Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani

2024: l’inflazione è vinta, le previsioni di Intesa Sanpaolo sui tassi di interesse

“Il punto centrale del 2024 sarà l’inflazione sotto controllo e l’inversione del ciclo restrittivo di politica monetaria da parte delle Banche centrali” ha dichiarato Gregorio De Felice presentando le previsioni su economia e tassi di interesse. Secondo il capoeconomista di Intesa Sanpaolo i banchieri centrali sono riusciti a evitare effetti di seconda battuta dell’inflazione contribuendo al raffreddamento della domanda globale. “Probabilmente avremo- ha proseguito – un ritorno dell’inflazione nell’intorno del 2% seppure con qualche momento di volatilità”. Secondo le stime di Intesa Sanpaolo l tasso di inflazione si dovrebbe attestare al 5,4% a fine anno per poi scendere al 2,3% a fine 2024 e stabilizzarsi intorno alla soglia del 2% nel 2025.

De Felice ha ricordato poi come la deflazione non sia ormai più possibile in considerazione della nuova normalità dell’economia globale, fatta di deglobalizzazione, catene di fornitura corte, maggiore domanda per i servizi di assistenza alla popolazione anziana e cure mediche i cui prezzi sono difficilmente comprimibili, transizione energetica che richiede elevati investimenti”.

Questa evoluzione permetterà di ridurre i tassi di interesse anche se non nella misura che attualmente il mercato sta scontando. “Powell non è stato così dovish come il mercato ha voluto intendere – è la precisazione di De Felice -. In particolare il mercato sconta un primo taglio già in marzo. Noi ci attendiamo 2 o 3 tagli complessivi nel 2024 per poi arrivare a 100 punti base complessivi di tagli nel corso del 2025. Per la BCE, invece, 150 punti base di tagli ci sembrano troppi. Boi prevediamo un tasso di neutralità al 2,5% e nel 2025, non nel 2024”.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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