Forse nulla sta andando per il verso giusto. Con l’escalation in atto in Medio Oriente, il conseguente crollo dei mercati e prospettive cupe per la crescita globale – dovesse proseguire la tensione sul prezzo delle materie prime energetiche – aumentano i rischi di crisi finanziaria. L’innesco non arriverebbe però dalle Borse ma dal settore del private credit. A confessare i suoi timori sulla possibilità di una crisi finanziaria come quella del 2008 è stato Lloyd Blankfein, ex amministratore delegato di Goldman Sachs proprio negli anni dello scoppio della bolla dei mutui subprime. “Sento di nuovo quell’odore nell’aria” ha dichiarato nel corso di un’intervista con Pablo Salame, condirettore degli investimenti di Citadel. “Non vedo ancora la tempesta, ma i cavalli si stanno agitando” ha aggiunto.
Il fondo imbizzarrito di Blackstone
Tra i cavalli che si stanno agitando c’è il Blackstone Private Credit Fund di Blackstone. Secondo Bloomberg, il fondo è stato oggetto di riscatti per quasi l’8% delle quote nell’ultimo trimestre per una fuoriuscita di circa 3,8 miliardi, ben oltre il limite prescritto di rimborso trimestrale (circa 5%). Blackstone avrebbe tamponato le richieste con un’offerta pubblica di acquisto al 7% e assorbendo insieme ai propri dipendenti la restante parte. Sempre secondo quanto riportato da Bloomberg, i flussi in uscita non riguarderebbero solo Blacksone ma interesserebbero tutto l’universo del private credit, che vale circa 1.800 miliardi di dollari.
Anche la vicenda Blue Owl getta delle ombre sul comparto. Il fondo Blue Owl Capital Corporation II, dedicato proprio al retail, ha dovuto fondersi con un’entità più grande, della stessa casa di gestione, per fare fronte alle richieste di riscatto, sul finire dell’anno passato. Stando ai dati di Aifi e Cdp, nel primo semestre del 2025 la raccolta di nuovi capitali nel comparto è scesa del 21% mentre le operazioni di exit hanno registrato difficoltà a essere realizzate, concretizzando i problemi di liquidabilità che sono uno dei rischi del settore. Pitchbook.
Blankfein e la democratizzazione sbagliata del private credit
Ciò che Blankfein ha evidenziato nella sua intervista è che i numerosi investitori retail che sono stati fatti avvicinare al private credit, prima riservato a investitori istituzionali e professionali, si potrebbero infine trovare nel posto sbagliato al momento sbagliato. In altre parole l’ex numero uno di Goldman Sachs ritiene pericolosa la democratizzazione del private credit fatta in un momento di rallentamento del ciclo del private credit. “Nel 2008 tutti dicevano che il mondo non era indebitato fino a quando venne fuori la situazione dei mutui in Islanda” ha sottolineato Blankfein.
A generare la nuova bolla, peraltro, potrebbero essere proprio le regolamentazioni pervasive adottate dopo la crisi finanziaria del 2008. Rendendo i controlli sempre più stringenti, quasi asfissianti, hanno ridotto la disponibilità di credito tutelando la stabilità del settore bancario. La domanda di credito in eccesso si è così rivolta altrove, allo shadow banking, al private credit. Qui si troverebbe, secondo Blankfein, la “leva finanziaria nascosta” che nessuno è in grado di vedere fino a quando non viene improvvisamente alla luce.
Gli scarafaggi di Dimon e l’allarme di Solomon
Non c’è solo Blankfein a osservare con preoccupazione le dinamiche del mercato del credito. Alcuni mesi fa ha fatto rumore la dichiarazione dell’amministratore delegato di JP Morgan, Jamie Dimon, se non altro per il termine di paragone utilizzato: “Quando vedi uno scarafaggio, probabilmente ce ne sono altri”. Dimon si riferiva alle tensioni emerse lo scorso autunno su alcune banche regionali Usa proprio riguardo al credito, con la caduta di Silicon Valley Bank e Signature Bank in estate e i problemi di Tricolor Holdings, First Republic Bank, PacWest Bancorp e Western Alliance, tutte attive in ambito private credit. La crisi delle banche regionali Usa aveva spinto l’a.d. di Goldman Sachs, David Solomon, a esortare gli operatori del mercato del credito a rivedere le pratiche di gestione del rischio, pur non riscontrando, in quel momento, rischi di un contagio della crisi.









