Rame: chiude 2025 sui massimi a 16 anni, cosa aspettarsi nel 2026

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Il rame sta per chiudere il 2025 in bellezza, con quotazioni in aumento di circa il 40% sia al London Metal Exchange sia alla Borsa di New York. Dopo aver sfiorato quota 13.000 dollari per tonnellata nelle ultime sedute, il metallo rosso ha perso qualche posizione, ma qualora dovesse terminare l’anno su questi livelli metterebbe a segno il rialzo più consistente dal 2009.

In questo articolo:

  • Rame: i fattori che hanno determinato il rally del 2025
  • Cosa attendersi nel 2026

Rame: i fattori che hanno determinato il rally del 2025

Il rally del rame nel 2025 è nato dalla convergenza di più forze. In primo luogo, si sono verificate interruzioni dell’offerta a causa di scioperi, problemi operativi e ritardi nei nuovi progetti minerari. A fronte di una domanda in costante accelerazione, la disponibilità del metallo si è quindi ridotta. In secondo luogo, il dollaro più debole ha reso il rame meno costoso per gli acquirenti internazionali, incentivando gli investimenti nelle materie prime anche come copertura valutaria. Un ulteriore fattore è stato il miglioramento del sentiment sulla Cina, dove stimoli economici e segnali di stabilizzazione hanno riacceso le aspettative sulla domanda industriale.

Il rame è infatti considerato un indicatore dello stato di salute dell’economia, viste le numerose applicazioni in settori chiave come auto elettriche, turbine eoliche e reti energetiche. Il vero cambio di passo, però, è arrivato dall’intelligenza artificiale: data center sempre più grandi ed energivori richiedono enormi quantità di rame per cablaggi, raffreddamento e trasmissione elettrica. La corsa globale all’AI si somma così alla transizione energetica, creando una domanda strutturale nuova e difficilmente reversibile. In un mercato già teso, questo mix ha acceso la miccia dei prezzi.

Cosa attendersi nel 2026

In generale, gli osservatori finanziari sono fiduciosi che l’ascesa delle quotazioni del rame possa proseguire anche nel 2026, soprattutto alla luce della rapida espansione globale dei data center, che alimenta il timore di un’offerta insufficiente. Secondo Ian Roper, strategist delle materie prime presso Astris Advisory Japan KK, il boom della domanda legata all’intelligenza artificiale sarà uno dei principali fattori di sostegno per il metallo rosso. “I mercati molto tesi potrebbero spingere il rame ancora più in alto nel 2026”, ha sottolineato Roper. “Negli ultimi anni la storia del rame è stata legata all’energia verde. Anche se la Cina ha attraversato una forte crisi immobiliare che ha colpito la domanda di acciaio e i prezzi del minerale di ferro, il rame ne ha risentito molto meno. Il metallo ha beneficiato enormemente dello sviluppo delle rinnovabili, dei veicoli elettrici e ora, naturalmente, dei data center, che rappresentano il principale motore di crescita”, ha aggiunto.

In precedenza, anche gli strategist di JPMorgan si erano espressi in modo positivo sull’andamento del rame nel prossimo anno, individuando ulteriore spazio di crescita. Secondo la banca statunitense, il principale fattore rialzista è rappresentato dalla domanda dei data center. “Nel complesso, riteniamo che queste dinamiche uniche — caratterizzate da scorte disallineate e forti interruzioni dell’offerta — stiano restringendo il mercato del rame e creando un contesto rialzista sufficiente a spingere i prezzi”, ha scritto Gregory Shearer, responsabile della strategia sui metalli di base e preziosi di JPMorgan.

Non tutti, tuttavia, condividono questo ottimismo. Gli analisti di Goldman Sachs si aspettano una correzione dai massimi storici, pur riconoscendo che la domanda sosterrà il rame nel lungo periodo. La banca prevede un range di prezzo compreso tra 10.000 e 11.000 dollari, con la domanda globale per reti e infrastrutture energetiche in crescita grazie agli “investimenti nei settori strategici come l’intelligenza artificiale e la difesa”. Nel lungo termine, però, gli esperti vedono il rame a 15.000 dollari nel 2035, una stima superiore al consenso di mercato.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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