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Rame: l’M&A sarà inutile per colmare il deficit di offerta

Rame: Barrick, l'M&A sarà inutile per colmare il deficit di offerta

Le fusioni e acquisizioni nel mercato del rame non serviranno per aumentare l’offerta. Ad affermarlo è Mark Bristow, amministratore delegato del gigante minerario canadese Barrick Gold, il più grande estrattore di oro al mondo. Per colmare il deficit dell’offerta, le società di mining devono invece investire di più nell’esplorazione e nello sviluppo di nuovi giacimenti, sottolinea Bristow.

Queste dichiarazioni, rilasciate alla carta stampata, arrivano a seguito dell’offerta da 31 miliardi di sterline del principale miner di rame al mondo, BHP Group, per acquisire il rivale più piccolo Anglo American. La proposta è stata respinta dal consiglio di amministrazione della società britannica, al che BHP sta valutando un’offerta migliorativa. Il gruppo australiano ha tempo fino al 22 maggio, secondo le regole britanniche sull’M&A, per avanzare una nuova proposta, mentre il colosso svizzero Glencore potrebbe entrare a far parte della partita scatenando una guerra di offerte. Bristow ritiene che “l’approccio di BHP per Anglo rafforzi la tesi che l’industria ha bisogno di investimenti nel suo futuro, ma il consolidamento potrebbe anche significare una riduzione della produzione”.

 

Barrick: nessun interesse per Anglo

Si è parlato anche del fatto che Barrick potrebbe fare un’incursione nella disputa per acquisire Anglo American, ma la società da 29 miliardi di dollari ha smentito un’ipotesi del genere, in quanto non vi è competizione con BHP. Con una capitalizzazione di 145 miliardi di dollari, “BHP è il gorilla da 800 libbre per eccellenza. È una transazione complessa ed è difficile immaginare come potremmo essere competitivi” ha affermato Bristow. Alcune indiscrezioni riferivano anche di un interesse per First Quantum, proprietaria della gigantesca miniera di rame a Panama su cui sono insorte le proteste degli ambientalisti costringendo il governo a intervenire. Bristow ha confermato un forte interesse iniziale, ma poi ha riferito di un “rischio indefinito” in un’operazione di questo tipo. “Fino a quando non riusciremo a vedere una definizione della questione per noi non c’è alcun interesse in questa opportunità” ha precisato l’a.d. Barrick invece intende fare la sua parte nell’aumento della produzione del rame attraverso lo sviluppo del progetto Reko Diq da 7 miliardi di dollari in Pakistan e l’espansione del “super pozzo” a Lumwana in Zambia.

 

Rame: lo squilibrio di mercato è destinato a durare

Lo squilibrio di mercato del rame si sta facendo sempre più stringente, con i prezzi del metallo che da metà febbraio hanno fatto un balzo di oltre il 20% a circa 10.000 dollari la tonnellata. La situazione è critica perché le aziende trovano poco conveniente investire in questo momento nelle miniere, mentre un recente rapporto della società di consulenza contabile, legale e fiscale PricewaterhouseCoopers LLP (PwC) sostiene che oltre il 50% delle miniere di rame nel mondo sarà esposto al rischio siccità entro il 2050. Tutto ciò al cospetto di una domanda in costante crescita, visto l’ampio utilizzo del rame nelle attività industriali e soprattutto nella transizione energetica. Ne consegue che il prezzo del metallo rosso potrebbe continuare a crescere, con Goldman Sachs che ha stimato quotazioni a 12.000 dollari per tonnellata entro fine anno. Quella soglia è considerata da alcuni analisti come cruciale affinché le grandi aziende minerarie ritengano più redditizio investire in nuove miniere.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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