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Recessione globale? Per gli economisti non nell’immediato

Recessione globale? per gli economisti non nell'immediato

In questo periodo si sta dibattendo molto sull’eventualità che l’economia a livello globale possa andare incontro a una recessione. I campanelli d’allarme non sono pochi. Il principale probabilmente è quello che riconduce alla politica monetaria da parte della Federal Reserve, che con l’aumento dei tassi d’interesse per combattere l’inflazione USA più alta da 40 anni potrebbe colpire al cuore il tessuto produttivo del Paese. Questo si rifletterebbe a livello generale, sia perché gli Stati Uniti sono la principale potenza mondiale, sia perché tutte le principali Banche centrali sono indirizzate a seguire la stessa strada della Fed.

La guerra Russia-Ucraina, e tutto ciò che comporta in termini di costi delle materie prime e delle interruzioni nella catena di approvvigionamento, sono l’altro grande fattore debilitante. In attesa di soluzioni alternative per sganciarsi da Mosca sotto il profilo delle forniture di gas, petrolio e dei prodotti alimentari, lo status quo rischia di impattare in maniera molto pericolosa in particolare sulla crescita europea, più direttamente coinvolta nelle vicende conflittuali.

Infine vi è l’altro grande driver che può condurre a una recessione, ossia il rallentamento economico della Cina. La politica zero Covid attuata dalle Autorità di Pechino si sta facendo sentire già in molti dati macroeconomici nel Paese e difficilmente il Dragone riuscirà a raggiungere l’obiettivo dichiarato della crescita del PIL del 5,5%. Adesso alcune grandi città come Pechino e Shanghai stanno iniziando a riaprire le attività dopo il blocco, grazie al calo dei contagi, ma i riflessi negativi sulla domanda di quanto successo sono ancora molto forti.

 

Recessione: cosa pensano gli economisti

Tutti questi fattori farebbero propendere per una recessione imminente, ma gli economisti non sono del tutto d’accordo, sebbene avvertano che un aumento dell’inflazione e un rallentamento della crescita saranno da attenderseli.

Secondo Simon Baptist, capo economista globale presso l’Economist Intelligence Unit, una recessione è abbastanza improbabile per quasi tutte le economie dell’Asia, se si allude ai periodi successivi di PIL negativo. L’esperto sottolinea come molti consumatori abbiano risparmiato molto e fatto una scorta di beni durevoli, quindi la situazione non è così male rispetto a quanto stanno suggerendo i numeri immediati. Tuttavia, a suo giudizio ci può essere un periodo di stagflazione che durerà almeno 12 mesi, con i prezzi delle materie prime che dal prossimo trimestre inizieranno a diminuire, anche se rimarranno più alti rispetto a prima dell’invasione russa dell’Ucraina.

Shane Oliver, capo economista di AMP Capital, concorda sul fatto che una recessione non arrivi nel breve termine. Anzi, secondo il suo punto di vista, non si vedrà un arretramento dell’economia globale prima di 18 mesi. La ragione sta nella curva dei tassi, che ancora non si è invertita. Inoltre, quando ciò avviene, di solito passa un anno e mezzo prima che si configuri una vera e propria recessione.

Neanche Vicky Redwood, consulente economica senior di Capital Economics, vede il peggiore degli scenari. L’economista ritiene che le Banche centrali alla fine riusciranno a ridurre l’inflazione verso i propri obiettivi senza provocare una recessione. Ma anche se ciò dovesse accadere, Redowood sostiene che l’opera degli istituti monetari sarebbe ampiamente giustificata.

 

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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