Recessione USA: 3 motivi per cui sarà inevitabile

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Gli ultimi dati sull’occupazione statunitense hanno rinnovato i timori che l’economia USA possa finire in recessione. I nuovi posti di lavoro creati nel mese di agosto sono stati appena 142 mila, a fronte di attese per 164 mila; mentre il tasso di disoccupazione si è attestato al 4,2%, in linea con il consensus. La reazione a Wall Street è stata furiosa, con i principali indici americani che hanno chiuso l’ultima ottava con forti vendite (S&P 500 -1,73%, Nasdaq -2,55%, Dow Jones -1,01%).

Nel fine settimana, il segretario al Tesoro, Janet Yellen, ha cercato di rasserenare gli animi parlando di un’economia statunitense forte, nonostante gli ultimi due rapporti deboli sul mercato del lavoro. “Stiamo assistendo a una minore frenesia in termini di assunzioni e offerte di lavoro, ma non stiamo assistendo a licenziamenti significativi”, ha affermato durante un tour presso l’IRS Processing Facility ad Austin, in Texas. L’ex governatore della Federal Reserve ha precisato che l’economia USA è in “piena ripresa e opera sostanzialmente in un regime di piena occupazione”.

 

Recessione USA inevitabile?

C’è molta attesa oggi per vedere quale impatto avranno le parole di Yellen sulla Borsa americana, mentre il nervosismo dei mercati è evidente. Secondo Peter Berezin, chief global strategist di BCA Research, gli investitori devono prepararsi a una recessione USA e i motivi sono almeno tre.

In primo luogo, il mercato del lavoro in calo finirà per colpire la spesa dei consumatori, considerando che il tasso di risparmio personale al 2,9% di oggi risulta essere meno della metà di quello pre-pandemico. Dopo la crisi da Covid-19, la spesa dei consumatori è stata mantenuta alta proprio dai risparmi, che ora però “si sono esauriti”, precisa l’esperto. In questo contesto, i depositi bancari del 20% più povero dei percettori di reddito si sono ridotti negli ultimi 5 anni, mentre sono saliti i tassi di insolvenza sui prestiti al consumo a livelli visti nel 2010, quando però il tasso di disoccupazione era il doppio rispetto a quello attuale.

Un secondo motivo che fa pensare all’arrivo della recessione è dato dal mercato immobiliare. Ultimamente, il settore delle case sta mostrando nuovi segnali di stress, con la fiducia dei costruttori scivolata ad agosto al livello più basso del 2024. Ciò si unisce a una vendita di immobili debole, con le unità abitative in costruzione diminuite da inizio anno di oltre l’8%. Tra l’altro, il tasso di immobili sfitti risulta ai massimi storici ed è in continua crescita, mentre i default sono in aumento proprio nei segmenti uffici, appartamenti, negozi e hotel. Giocoforza, le banche regionali – che hanno in pancia la maggior parte dei prestiti sugli immobili commerciali – subiranno perdite maggiori.

Infine, pesa l’attività manifatturiera in rallentamento. Ad agosto, l’indice ISM manifatturiero è crollato al livello più basso da maggio 2023 e negli ultimi due anni la tendenza al ribasso degli ordini di beni strumentali core è evidente.

 

Le conseguenze

In uno scenario recessivo, la Fed non potrebbe fare molto, secondo Berenzin. Il mercato si aspetta nei prossimi 12 mesi un taglio dei tassi almeno di 2 punti percentuali, ma anche se la Banca centrale dovesse agire con più forza rispetto alle aspettative in caso di allarme, la sua azione si manifesterebbe con un certo ritardo. Questo non impedirebbe l’arrivo di una recessione, sottolinea lo strategist.

Ne consegue che, “ci aspettiamo che il rapporto prezzo/utili forward dell’S&P 500 cali da 21 a 16 volte e che le stime degli utili scendano del 10% rispetto ai livelli attuali”, ha osservato. Questo “porterebbe l’S&P 500 a 3.800, che rappresenta un calo di quasi un terzo rispetto ai livelli attuali”. Al contrario, il mercato obbligazionario ne trarrebbe vantaggio. “Prevediamo che il rendimento dei Treasury a 10 anni scenderà al 3% nel 2025. Negli ultimi due anni, gli investitori hanno fatto bene a preferire le azioni alle obbligazioni. Ora è il momento di capovolgere il copione”, ha concluso.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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