Recessione USA: per Goldman Sachs 30% di probabilità che arrivi

Recessione USA: per Goldman Sachs 30% di probabilità che arrivi

Recessione USA: per Goldman Sachs una probabilità del 30% che arrivi

Il pericolo di una recessione si fa sempre più imminente negli Stati Uniti. L’inflazione troppo elevata con ogni probabilità non farà fare alcun passo indietro alla Federal Reserve nella sua politica monetaria estremamente aggressiva. La Banca Centrale americana quest’anno ha già aumentato per tre volte i tassi d’interesse, con una percentuale sempre maggiore. Nelle prossime riunioni ha già fatto capire che il ritmo sarà lo stesso, almeno fino a quando l’indice dei prezzi al consumo non darà un chiaro segno di discesa.

Tutto questo renderà inevitabile una flessione dell’economia, secondo gran parte degli economisti. In base a un sondaggio condotto dal Wall Street Journal, il 44% degli esperti interpellati si aspetta nel prossimo anno che il Paese cada in recessione, mentre lo stesso studio riportava una cifra del 28% nel mese di aprile.

 

Goldman Sachs: recessione USA superficiale

Tra i soggetti che hanno aumentato le previsioni che nei prossimi 12 mesi gli Stati Uniti saranno colpiti da una recessione vi sono gli economisti di Goldman Sachs, che ora vedono una probabilità del 30% di un rallentamento, rispetto al 15% di aprile. La banca d’affari americana si aspetta che l’economia a stelle e strisce cresca appena dello 0,9% su base annua nel quarto trimestre 2022. Il calo del PIL viene attribuito al fatto che la Fed continuerà ad alzare il costo del denaro, anche se i consumi dovessero indebolirsi. Secondo gli esperti, l’istituto monetario ha alzato l’asticella dell’inflazione e si sentirà in dovere di reagire con forza se i prezzi dell’energia aumenteranno ulteriormente, pur nelle condizioni in cui l’economia dovesse rallentare bruscamente.

Goldman comunque sottolinea che, anche con rischi recessivi in aumento, qualsiasi recessione probabilmente sarà relativamente superficiale. Questo significa che l’impatto su crescita e disoccupazione potrebbe essere meno doloroso. La banca specifica come le recessioni più acute si hanno quando avvengono due precursori molto pericolosi: le crisi finanziarie e il surriscaldamento economico. Nessuna di queste circostanze desta preoccupazioni perché i bilanci delle aziende private rimangono molto forti, scrivono gli economisti.

L’aspetto negativo invece è che quando le recessioni sono ancora meno gravi potrebbero arrecare parecchio dolore. Ad esempio durante le recessioni molto superficiali del 1960, 1990 e 2001 il PIL è cresciuto del 3,75% in meno rispetto al potenziale e la disoccupazione è aumentata di circa il 2,5%. Se così dovesse essere questa volta, il prossimo anno ci sarebbero altri milioni di americani senza lavoro. Tuttavia, occorre dire, che il mercato del lavoro è molto tirato in USA, con una crisi di manodopera che rischia di spingere in alto i salari alimentando ulteriore inflazione. Questo per dire che il mercato è alla ricerca in questo momento di un equilibrio che colmi il deficit di offerta.

Per quel che riguarda invece l’andamento della Borsa americana, sia nelle recessioni superficiali che in quelle profonde si è visto un calo medio dell’S&P 500 del 30%, sottolineano gli esperti di Goldman. Da poco il principale indice americano è entrato in territorio ribassista, avendo superato il calo del 20% dai massimi storici. Qualora si dovesse attenere alla media storica, ci sarebbero ancora da aspettarsi ulteriori vendite a Wall Street.

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