Le banche italiane da quasi un anno sono protagoniste di un risiko che vede il coinvolgimento di interessi che vanno oltre i singoli istituti di credito e abbracciano la politica e le lotte di potere tra i soci. Alcune operazioni hanno acceso i fari di Palazzo Chigi, che da un lato spinge per il consolidamento ma dall’altro presta molta attenzione affinché sia preservato l’interesse nazionale su asset strategici. Ci sono poi le autorità di regolamentazione, vigili affinché non si creino condizioni che ledano la sana e libera concorrenza. In questo testo verrà fatto il punto della situazione.
In questo articolo:
- Banche italiane: le nozze tra Banco Bpm e Anima Holding
- Banche italiane: tra Unicredit e Banco Bpm c’è il governo di mezzo
- Banche italiane: Mps cerca di superare le restistenze di Mediobanca
- Mediobanca: salta l’assemblea per Banca Generali
Banche italiane: le nozze tra Banco Bpm e Anima Holding
Finora l’accordo tra Banco Bpm e Anima Holding è l’unica transazione a essere stata completata. Il 6 novembre la banca milanese ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto per la totalità delle azioni dell’asset manager a un prezzo di 6,2 euro ciascuna, per un esborso complessivo di 1,58 miliardi di dollari. Il corrispettivo incorporava un premio dell’8,5% rispetto al prezzo ufficiale delle azioni rilevato alla chiusura del 5 novembre 2024 (ultimo giorno di Borsa aperta prima della comunicazione). Nel frattempo, però, il valore delle azioni Anima Holding è balzato fino a oltre 7 euro, costringendo di fatto il Banco a migliorare l’offerta con l’adeguamento al nuovo prezzo. All’inizio di aprile sono stati comunicati i risultati definitivi dell’opa. Le adesioni hanno coperto il 67,98% del capitale di Anima, che unitamente alla quota già detenuta da Banco Bpm del 21,97%, ha portato l’istituto guidato da Giuseppe Castagna alle soglie del 90%.
Banche italiane: tra Unicredit e Banco Bpm c’è il governo di mezzo
La situazione Unicredit-Banco Bpm è forse la più ingarbugliata. La seconda banca italiana ha lanciato l’assalto il 25 novembre attraverso un’offerta pubblica di scambio che comporta un rapporto di concambio di 17,5 azioni del Banco per ogni azione Unicredit. L’affare valuta il titolo di Piazza Meda 6,657 euro, con un premio di circa lo 0,5% rispetto ai prezzi ufficiali del 22 novembre 2024, ultimo giorno di quotazione alla Borsa di Milano prima dell’offerta. Il Consiglio di amministrazione di Banco Bpm ha respinto la proposta di piazza Gae Aulenti, definendola inadeguata per il valore della banca. Così Unicredit ha dovuto percorrere la strada della scalata ostile. Sulla partita ha interferito il governo italiano, dichiarando che acconsentirà a una fusione solo se questa soddisferà alcune condizioni che Unicredit considera onerose e potenzialmente illegali. Il contenzioso si è spostato in tribunale, mentre l’istituto condotto da Andrea Orcel ha minacciato di ritirare l’offerta. Quest’ultima, iniziata il 28 aprile, è stata sospesa per 30 giorni. Nel frattempo, il più grande azionista del Banco – la banca francese Crédit Agricole – ha aumentato la sua partecipazione, contando di acquisire maggiore forza contrattuale per rinnovare un importante accordo di distribuzione con Unicredit.
Banche italiane: Mps cerca di superare le resistenze di Mediobanca
Banca Mps ha messo sul piatto 13 miliardi di euro per acquisire Mediobanca. Lo ha fatto attraverso un’ops lanciata il 24 gennaio che comporta un corrispettivo di 2,3 azioni di nuova emissione per ogni azione di Piazzetta Cuccia portata in adesione. Il concambio valuta le azioni Mediobanca 15,992 euro, con un premio del 5% rispetto al prezzo ufficiale del 23 gennaio 2025. Il Cda della banca milanese però si è opposto, reputando l’offerta contraria agli interessi dell’istituto guidato da Alberto Nagel in quanto “distruttiva e senza una logica industriale”. La proposta però ha il sostegno del governo italiano il quale, avendo ormai abbandonato il sogno del terzo polo che vedeva insieme Banco Bpm e Mps, spera almeno in questa forma di consolidamento. Il Ministero dell’economia e delle finanze ha collocato il 15% delle azioni di Rocca Salimbeni a novembre scorso e sull’operazione ha avviato un’indagine la Procura di Milano. Il sospetto dei giudici è che l’azione dell’esecutivo sia stata condotta con un’offerta di concerto dei pochi partecipanti, tra cui i capisaldi del capitalismo italiano come la famiglia Del Vecchio e l’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone. Al momento, comunque, si attende l’approvazione della combinazione Mps-Mediobanca da parte della Banca centrale europea, che dovrebbe arrivare già la prossima settimana. Ciò significa che l’ops potrebbe partire all’inizio del mese di luglio.
Mediobanca: salta l’assemblea per Banca Generali
Verso la fine di aprile, Mediobanca ha lanciato un’opa per acquisire il 50% delle azioni di Banca Generali possedute da Assicurazioni Generali, pagandole con il 13% che Piazzetta Cuccia detiene presso il Leone di Trieste. Dal momento che Mediobanca era in passivity rule per l’ops di Mps, si rendeva necessaria l’approvazione dell’assemblea, programmata per il 16 giugno. Il colpo di scena è arrivato però il giorno prima, allorché il board in seduta straordinaria ha deciso per il rinvio dell’assise al 25 settembre. “Alcuni soci, titolari di un investimento sia in Mediobanca sia in Generali, hanno sottolineato l’esigenza di conoscere le valutazioni e l’orientamento del Leone rispetto alla proposta di Mediobanca al fine di potersi esprimere nell’assemblea della stessa Piazzetta Cuccia, anche considerando che l’adesione di Generali è essenziale per il perfezionamento dell’operazione (vista la soglia minima irrinunciabile del 50+1% apposta da Mediobanca all’offerta)”, si legge nel comunicato di Mediobanca. In sostanza, la battuta d’arresto indica come l’amministratore delegato Alberto Nagel abbia dovuto affrontare una potenziale sconfitta, con una parte degli azionisti che si opponevano all’acquisizione.









