La riunione BCE di domani, 17 aprile, arriva in un clima di alta tensione internazionale, con i rapporti commerciali tra gli Stati Uniti e il resto del mondo che appaiono sempre più tesi. Donald Trump ha concesso una tregua di 90 giorni la scorsa settimana sui dazi reciproci del 20% (è sempre in vigore la tariffa base del 10%).
In questi tre mesi si spera che le due sponde dell’Atlantico trovino un accordo per evitare il una guerra commerciale disastrosa. La proposta di Bruxelles di azzerare le tariffe da entrambi i fronti finora ha trovato un muro nell’amministrazione americana e la sensazione dei mercati è che quanto succederà dopo la sospensione di 90 giorni non sarà qualcosa di positivo. In questo contesto si muoverà la BCE, che dovrà attuare una politica monetaria equilibrata per evitare di far sprofondare l’economia del Vecchio continente in recessione e allo stesso tempo per scongiurare il riaffacciarsi dell’inflazione.
Riunione BCE: cosa aspettarsi giovedì
Giovedì 17 aprile la Banca centrale europea comunicherà le sue scelte sui tassi di interesse e delineerà il percorso sulle decisioni future. Il meeting arriva lo stesso giorno in cui il premier italiano Giorgia Meloni volerà a Washington per incontrare Trump nella speranza di raggiungere una qualche forma di compromesso sulla politica commerciale. In particolare gli investitori presteranno attenzione ad alcuni aspetti della riunione della BCE.
Il primo sarà il taglio dei tassi. I trader sul mercato monetario scontano una sforbiciata di 25 punti base, con il tasso sui depositi che dovrebbe scndere al 2,25% e il tasso sulle operazioni di rifinanziamento primario al 2,40%. C’è però chi, come gli analisti di Société Générale, mette in gioco la possibilità di un taglio addirittura di 50 punti base per dare un segnale più forte.
Il secondo aspetto riguarda la crescita e l’inflazione in eurozona e il modo in cui la BCE pensa che i dazi di Trump impatteranno sulle queste due grandezze macroeconomiche. Anche se è in atto una tregua generale sulle tariffe reciproche, è sempre attiva la tariffa base del 10% e i prelievi del 25% su acciaio, alluminio e automobili imposti a tutti i Paesi del mondo.
L’Eurotower aveva stimato inizialmente una riduzione del Pil dello 0,5% per poi spostare la previsione, secondo alcune fonti, su un impatto di oltre l’1%. Ciò significherebbe cancellare tutta la crescita prevista il 2025. Tuttavia, queste previsioni sono arrivate prima dell’ultima inversione di Trump. Quanto all’inflazione, molto dipenderà dalla reazione dell’Europa ai dazi statunitensi. Il fatto che l’euro sia salito, i prezzi del petrolio siano crollati e la Cina stia subendo l’impatto maggiore dai dazi potrebbe favorire un contenimento dell’inflazione. Secondo Seema Shah, chief global strategist di Principal AM, “c’è una revisione generalizzata al ribasso delle previsioni di crescita, mentre l’euro forte aiuta a frenare l’inflazione”. Quindi, la BCE “potrebbe concentrarsi a breve termine sulla crescita”.
In terzo luogo, sarà massima l’attenzione sul percorso che la BCE intende intraprendere sui tassi. Dopo il taglio di giovedì, se mai ci sarà, i trader si aspettano altre due riduzioni corso del 2025. Il cambio è notevole, se si considera che nell’ultima riunione di marzo le aspettative erano solo di un ulteriore taglio quest’anno. Gli economisti sono più cauti e stimano ancora una riduzione dopo quella di giovedì, con i tassi sui depositi che si attesterebbero al 2% nella seconda parte del 2025.
Gli osservatori di mercato vorranno poi sapere dalla BCE se la storica riforma costituzionale della Germania per aumentare la spesa su infrastrutture e difesa aiuterà la crescita dell’economia europea e in quanto tempo.
Infine, l’attenzione sarà massima in merito alle preoccupazioni dell’istituto monetario per la stabilità finanziaria. I responsabili politici della BCE hanno intensificato il monitoraggio di banche e mercati negli ultimi tempi, benché non ci siano ancora segnali di allarme. Inoltre, Francoforte teme che le tensioni finanziarie possano estendersi ai prestatori non bancari come hedge fund e private equity.
La governatrice Christine Lagarde ha affermato la settimana scorsa che la Banca centrale è pronta a mettere in campo gli strumenti necessari per mantenere la stabilità finanziaria, nonché a crearne di nuovi se ciò si rendesse opportuno. Il concetto potrebbe essere ribadito giovedì. “Mi aspetto che la BCE dica di essere pronta ad agire se la volatilità del mercato non è giustificata dai fondamentali”, ha detto Gregoire Pesques, direttore degli investimenti del reddito fisso presso Amundi.









