La Riunione Fed di mercoledì 17 giugno 2026, la prima condotta dal neo-presidente Kevin Warsh, è uno degli appuntamenti più attesi dell’anno per i mercati finanziari. Dopo mesi caratterizzati da inflazione persistente, un mercato del lavoro sorprendentemente resiliente e tensioni in Medio Oriente, la Federal Reserve è chiamata a definire il proprio orientamento in un contesto ancora complesso. Gli operatori non si attendono modifiche immediate ai tassi d’interesse, ma guardano con estrema attenzione alle indicazioni che emergeranno dal comunicato finale e dalle proiezioni economiche del Federal Open Market Committee (Fomc). Sullo sfondo, l’accordo raggiunto tra Stati Uniti e Iran per fermare l’escalation militare nel Golfo Persico ha contribuito a ridurre alcune delle pressioni sui prezzi energetici che avevano alimentato le preoccupazioni inflazionistiche nelle ultime settimane. Che cosa aspettarsi dalla riunione e quale sarà l’impostazione per i prosimi meeting?
Riunione Fed: mercato del lavoro forte e tagli più lontani
Uno dei principali elementi che saranno al centro dell’attenzione nella riunione della Fed è la tenuta dell’economia americana. Negli ultimi mesi il mercato del lavoro ha mostrato una solidità superiore alle attese, inducendo diversi economisti a rivedere le proprie previsioni sui tassi. Secondo gli analisti di Goldman Sachs, la disoccupazione dovrebbe salire solo marginalmente fino al 4,4%, un livello considerato insufficiente per creare l’urgenza necessaria a giustificare un nuovo ciclo di allentamento monetario. In questo scenario, la Fed potrebbe decidere di rinviare i tagli dei tassi previsti in precedenza, attendendo che gli effetti dei dazi commerciali, delle tensioni geopolitiche e della forte domanda legata all’intelligenza artificiale si attenuino e che l’inflazione core Pce si avvicini in modo più convincente all’obiettivo del 2%.
Le aspettative del mercato si stanno quindi spostando verso un periodo più lungo di tassi elevati. Pur non essendo completamente esclusa l’ipotesi di rialzi, questa rimane considerata meno probabile. I dati sull’occupazione e sull’attività economica continuano a evidenziare una crescita robusta, ma non mostrano ancora quei segnali di surriscaldamento che renderebbero necessaria una stretta monetaria aggiuntiva. La Fed si trova così in una posizione delicata: da un lato evitare di allentare troppo presto le condizioni finanziarie, dall’altro non compromettere la crescita con un eccesso di restrizione.
Inflazione, petrolio e l’effetto dell’accordo tra Stati Uniti e Iran
Un altro tema centrale della riunione Fed riguarda l’evoluzione dell’inflazione. Negli ultimi mesi la componente headline è stata sostenuta dal rialzo dei prezzi energetici legato alle tensioni nel Golfo Persico. Tuttavia, il recente accordo tra Stati Uniti e Iran per fermare il conflitto ha contribuito a raffreddare le preoccupazioni sui mercati delle materie prime. Secondo Christian Scherrmann, capoeconomista Usa di Dws, i dati più recenti indicano che le pressioni sui prezzi derivanti dai dazi stanno probabilmente raggiungendo il loro picco. L’economista osserva inoltre che i dazi non hanno generato una nuova ondata inflazionistica, ma hanno piuttosto rallentato il processo di disinflazione già in corso. Particolarmente rilevante appare il comportamento delle imprese. Il Beige Book della Federal Reserve evidenzia infatti una certa riluttanza ad aumentare i prezzi finali per timore di danneggiare la domanda. Molte aziende stanno preferendo assorbire una parte dei costi aggiuntivi piuttosto che trasferirli integralmente ai consumatori.
In questo contesto, una stabilizzazione del petrolio rappresenterebbe un elemento importante. Come sottolinea Scherrmann, un aumento dei tassi non sarebbe in grado di incrementare l’offerta di greggio né di risolvere le tensioni geopolitiche. Per questo motivo, una risposta eccessivamente aggressiva della banca centrale rischierebbe di trasformarsi in un errore di politica monetaria.
L’intesa diplomatica raggiunta tra Washington e Teheran riduce quindi uno dei principali rischi che avevano alimentato le aspettative inflazionistiche nel corso della primavera, offrendo alla Fed maggiore spazio per mantenere un atteggiamento attendista.
Kevin Warsh e la nuova fase della politica monetaria americana
La riunione di giugno rappresenta anche un importante banco di prova per il nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh. I mercati stanno ancora cercando di comprendere quale sarà il suo approccio alla politica monetaria e come evolverà il processo decisionale all’interno del Fomc. Scherrmann ritiene che la Fed adotterà una postura restrittiva, ma senza procedere a nuovi rialzi dei tassi. Secondo l’economista, è sufficiente una ricalibrazione della funzione di reazione della banca centrale verso un’impostazione più simmetrica, mantenendo elevata l’attenzione sui rischi inflazionistici senza intervenire immediatamente sul costo del denaro.
“L’attenzione non è tanto sui tassi ufficiali — che nessuno si aspetta vengano modificati — quanto sulla prima conferenza stampa di Kevin Warsh e su come riuscirà a conciliare le richieste del presidente Trump con quelle del mercato obbligazionario. L’inflazione è in aumento e l’economia resta resiliente, in particolare perché il mercato del lavoro non mostra segnali di raffreddamento. Il possibile accordo con l’Iran potrebbe, per il momento, rendere più semplice questo equilibrio” commenta Alessia Berardi, responsabile Global Macroeconomics di Amundi Investment Institute.
Un elemento particolarmente osservato riguarda le aspettative di inflazione. Sebbene quelle di lungo termine rimangano sostanzialmente ancorate, alcuni indicatori mostrano un lieve deterioramento rispetto ai mesi precedenti. I consumatori americani continuano a percepire una pressione significativa sul costo della vita, mentre nel settore manifatturiero emergono segnali di anticipazione della produzione per fronteggiare possibili aumenti dei prezzi. Al contrario, i mercati finanziari appaiono relativamente tranquilli. Gli inflation swap a cinque anni suggeriscono che gli investitori confidano nella capacità della Fed di intervenire qualora le aspettative dovessero disancorarsi.
Cosa aspettarsi dopo la Riunione Fed
L’orientamento prevalente tra gli analisti è che la riunione della Fed del 17 giugno si concluderà con tassi invariati e con un messaggio improntato alla prudenza. La combinazione di crescita economica ancora sostenuta, mercato del lavoro solido e inflazione non completamente rientrata rende difficile giustificare un allentamento immediato della politica monetaria.
Allo stesso tempo, la riduzione delle tensioni geopolitiche grazie all’accordo tra Stati Uniti e Iran, il progressivo raffreddamento delle pressioni derivanti dai dazi e l’assenza di significative accelerazioni salariali allontanano l’ipotesi di nuovi rialzi. Per i mercati, il vero focus sarà quindi sulle indicazioni prospettiche. Gli investitori cercheranno di capire se la Fed considera ancora possibile una riduzione dei tassi nel 2027 oppure se, come ipotizzano alcune case di investimento, il livello attuale possa rappresentare il nuovo equilibrio della politica monetaria americana.
In un contesto caratterizzato da elevata incertezza geopolitica, trasformazioni tecnologiche legate all’intelligenza artificiale e persistenti interrogativi sull’inflazione, l’incontro di giugno potrebbe non portare novità immediate sui tassi, ma offrirà indicazioni decisive sulla traiettoria futura della banca centrale più importante del mondo.









