Russia-Ucraina: chi vince e chi perde in Borsa con guerra e de-escalation
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Russia-Ucraina: chi vince e chi perde in Borsa con guerra e de-escalation

Russia-Ucraina: chi vince e chi perde in Borsa con guerra e de-escalation

Uno dei principali dubbi degli investitori in questo periodo storico è quello riguardante la misura di quanto la possibile guerra tra Russia-Ucraina sia stata scontata nei prezzi delle azioni in Borsa e viceversa di quanto sia stata prezzata una possibile de-escalation. In questo un report di Goldman Sachs aiuta a fare maggiore chiarezza. La banca d’affari americana innanzitutto esamina il premio al rischio del Rublo e come potrebbe aumentare in uno scenario in cui la situazione degeneri. Poi prende a riferimento altri asset come le azioni USA, europee, giapponesi e il cambio EUR/USD, effettuando delle stime su quanto potrà essere il calo nello scenario peggiore e il guadagno nel caso in cui vi dovesse essere un ammorbidimento delle tensioni in Ucraina.

 

Rublo: ecco qual è il premio al rischio

In un clima in cui lo scontro Russia-Ucraina tiene sul chi va la gli investitori, Goldman Sachs ritiene che sia difficile essere precisi nel quantificare il premio potenziale al verificarsi dei vari scenari. L’istituto finanziario sottolinea come l’USD/RUB si trovi leggermente al di sopra dei livelli di inizio gennaio, quando le tensioni al confine dell’Ucraina hanno cominciato a crescere in maniera rapida. Il modo migliore per effettuare una stima deriva dal confronto della valuta russa con altre divise di Paesi esportatori di materie prime ad alto rendimento e che hanno registrato guadagni significativi rispetto al Dollaro USA nel 2022. In base a questo, Goldman colloca il premio per il rischio della recente escalation al 9%, prendendo a riferimento i prezzi di chiusura dello scorso venerdì.

Ovviamente tale premio aumenterebbe nel caso dovesse scoppiare una guerra su larga scala. Una metrica per uno scenario del genere potrebbe essere il livello più basso di sottovalutazione dal 2000. Su questo riferimento, il Rublo si trova oltre il 10% dal livello massimo di sottovalutazione degli ultimi 2 decenni. Tuttavia, sottolinea la banca, il parametro di riferimento potrebbe essere prudente, dal momento che quel livello è arrivato nel biennio 2014/15, quando vi fu un crollo dei prezzi del petrolio e un saldo debole della Russia con l’estero.

 

Mercati: cosa succede in caso di guerra o de-escalation

Le ricadute dello scontro Russia-Ucraina non interessano solo la parte valutaria. La banca americana traccia uno scenario peggiore e uno migliore per quanto riguarda le altre classi di attività. Nel primo caso si va a configurare una guerra vera e propria, dove la Russia invade tutto il territorio ucraino. Nel secondo invece le tensioni rientrano e la situazione torna gradualmente alla normalità.

Se dovesse scoppiare un conflitto gli indici azionari americani finirebbero in profondo rosso, con un crollo dell’S&P 500 del 5,6%, del NASDAQ del 9,6% e del Russell 2000 del 10,2%. Nella migliore delle eventualità il risultato si ribalterebbe ovviamente, con guadagni dei 3 indici citati rispettivamente 5,6%, 8,6% e 9,2%. In Europa e in Giappone la situazione non sarebbe migliore, perché nello scenario worst l’Eurostoxx600 crollerebbe del 9,3%, mentre il Nikkei 225 dell’8,6%. In una situazione di de-escalation gli indici salirebbero rispettivamente dell’8,4% e del 7,7%.

Con una guerra, gli investitori correrebbero in massa ad acquistare beni rifugio, pertanto secondo Goldman asset come l’oro e il Franco svizzero si rafforzerebbero. Il metallo giallo aumenterebbe di valore del 5,7%, mentre il cross EUR/CHF scenderebbe dell’1,9%. Nello scenario opposto invece il gold scenderebbe del 5,1% e l’Euro si irrobustirebbe sulla moneta elvetica dell’1,7%. Riguardo il petrolio, la corsa forsennata del greggio proseguirebbe con un rialzo del 13,4% nell’ipotesi che tutti vorrebbero, ossia quella di scongiurare un conflitto. Mentre vi sarebbe un calo del 12,1% nella circostanza opposta. Quanto al cambio EUR/USD, il biglietto verde prenderebbe forza nello scenario peggiore, con il cross che scenderebbe del 2%. La moneta unica guadagnerebbe l’1,8% se il rischio guerra rientrasse.

 

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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