Russia-Ucraina: come le sanzioni impattano sull'economia globale
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Russia-Ucraina: come le sanzioni impattano sull’economia globale

Russia-Ucraina: come le sanzioni impattano sull'economia globale

Gli Stati Uniti e l’Europa hanno reagito energicamente con sanzioni importanti alla mossa di Vladmir Putin di riconoscere le Repubbliche separatiste nel Donbass, rendendo così la situazione Russia-Ucraina sul filo del rasoio. Adesso sembra che si aspetti soltanto che Mosca faccia ancora un passo falso perché entrino in azione misure più pesanti facendo degenerare la situazione. Sinora da Washington sono arrivati provvedimenti che mirano tra l’altro a colpire 2 banche chiave per il Cremlino, VEB.RF e Promsvyazbank, perché finanziano il settore della difesa e lo sviluppo economico della Russia.

L’Unione Europea e la Gran Bretagna hanno imposto il divieto di acquistare titoli del debito pubblico russo. Mentre la Germania ha posto il blocco del processo di certificazione del Nord Stream 2, il gasdotto che dalla Russia arriva alla Repubblica tedesca attraverso il Mar Baltico. Buona parte degli osservatori ritiene che queste sanzioni siano insufficienti per mettere Putin con le spalle al muro, ma in realtà andrebbero interpretate come un mezzo di dissuasione per il Premier russo, con la minaccia latente che altri mezzi molto più potenti sarebbero utilizzati in caso di invasione su tutto il territorio ucraino.

 

Russia-Ucraina: le opinioni degli economisti sulle sanzioni

Le preoccupazioni però riguardano i contraccolpi che potrebbe subire l’economia globale da un aggravarsi della crisi Russia-Ucraina. L’effetto più immediato a cui si pensa è quello di un ulteriore aumento dei prezzi di gas e petrolio, inasprendo l’energy crunch e rallentando la ripresa economica. Ciò varrebbe soprattutto per l’Europa, che importa dalla Russia il 40% del gas naturale necessario per il proprio fabbisogno energetico. Il timore è che se Putin dovesse chiudere i rubinetti come reazione alle sanzioni, l’impatto sul mondo reale sarebbe pesante.

La stessa Banca Centrale Europea ha evidenziato come l’aumento dei prezzi dell’energia alla fine del 2021 ridurrà la produzione europea dello 0,2% entro la chiusura del 2022, ma se ci dovesse essere una carenza di gas gli effetti sarebbero dolorosi. Al riguardo l’Eurotower ha stimato che una minore fornitura del 10% del combustibile potrebbe abbassare il PIL dell’eurozona dello 0,7%.

Gli economisti nel complesso tuttavia sostengono che le economie avanzate abbiano tutti i mezzi per poter resistere a una tempesta di tale portata e per riuscire alla fine ad emergere. Anche perché da quando Mosca aveva occupato la Crimea nel 2014, le importazioni complessive dalla Russia sono diminuite, nonostante alcuni settori delle materie prime siano fortemente dipendenti dal Paese.

Holger Schmieding, capo economista presso la Berenberg Bank, ritiene che se la crisi Russia-Ucraina non si amplificasse in modo significativo, le sanzioni indebolirebbero l’economia russa nel tempo, ma avrebbero un impatto molto limitato sul mondo avanzato. Elina Ribakova, vice capo economista presso l’Institute of International Finance, ha affermato che la decisione della Germania di interrompere l’approvazione Nord Stream 2 abbia un forte valore simbolico ma scarse implicazioni pratiche, in quanto l’oleodotto non è ancora entrato in funzione. Meno positivo è il commento da parte di Bethany Beckett, economista di Capital Economics, il quale sostiene che un conflitto Russia-Ucraina aumenti il rischio che l’inflazione rimanga alta più a lungo, colpendo i consumatori di energia sia tra le aziende che tra le famiglie e allungando il percorso che porta alla normalità post-Omicron.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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