Il settore automotive europeo sta attraversando una fase difficile. Da un lato la concorrenza cinese, dall’altro il calo dei volumi di vendita e lo scarso interesse dei consumatori verso le auto elettriche. Cosa succederà ora? Ecco l’analisi degli esperti di Vontobel nell’Idea d’investimento di questa settimana (Clicca QUI per iscriverti).
Il settore automotive da diversi mesi è in crisi, con il calo delle vendite e lo scarso appeal delle auto elettriche che sta mettendo in discussione le strategie delle case automobilistiche e parallelamente le quotazioni borsistiche. Sul mercato le vendite traballano, tanto in Europa quanto in America. Non lo scenario migliore per affrontare le sfide strutturali poste dall’avanzata della Cina da un lato e dal Green Deal europeo dall’altro. Il profit warning di lunedì scorso di Stellantis ha posto l’accento proprio su queste tematiche.
Quella legata all’automotive appare così sempre più una partita politica, non solo industriale. Negli ultimi mesi le case automobilistiche hanno iniziato a rivedere i loro piani di investimento sul fronte elettrico. La road map che dovrebbe portare allo stop alle vendite di veicoli alimentati a benzina o a diesel appare in discussione, tanto in Europa che in America. Nei giorni scorsi nel pieno della campagna elettorale, il candidato repubblicano Donald Trump ha dichiarato che in caso di elezione alla Casa Bianca nessuno Stato potrà vietare le auto o i camion a benzina.
In Europa a settembre l’ACEA, l’Associazione delle case automobilistiche europee, ha esortato la Commissione ad anticipare gli obiettivi di revisione del piano 2035 previsti per il 2026. Un invito colto dal Governo italiano ma per ora rigettato da quello tedesco. Lo stato attuale delle case automobilistiche europee, con il rischio di chiusure di impianti e numerosi licenziamenti per far fronte al calo delle vendite, potrebbe tuttavia portare a una convergenza di interessi. Il rischio è che l’industria subisca multe miliardarie dal 2025. Uno scenario che non avrebbe vincitori e distoglierebbe ulteriori risorse alla sfida concorrenziale posta dalla Cina. Meglio frenare ora, per accelerare in futuro.









